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Magistero

L’umiltà contro il caos

Questo articolo è un'anticipazione del numero 20 di Oasis. La rivista è disponibile in pdf, su iTunes, su Amazon, sul sito di Marcianum Press.

Quale risposta può dare il pensare cristiano all’irragionevolezza della guerra e della violenza? Ogni volta che ci si confronta con l’assurdità della distruzione messa in atto dall’uomo, parrebbe opportuno tacere, dal momento che ciascuno si scopre implicato nella volontà di annichilimento perseguita in ultima analisi contro sé medesimo.

 

Eppure, nemmeno il silenzio rende ragione, perché tacere sarebbe solo l’estremo sottrarsi al coinvolgimento implicato dal mondo globale e prima ancora dalla comune appartenenza all’umanità. Lo sguardo sapiente invece sa cogliere, nella desolazione, lo spiraglio di luce perché si possa ancora dire, come Francesco in terra d’Albania, che «il Signore sa come portare avanti la storia».

 

L’affermazione non è la delega di chi si riconosce limitato e si arrende al fideismo, ma la salda percezione della propria misura. Per questo motivo si rendono necessarie le precisazioni compiute da Romano Guardini: se dalle conseguenze distruttive del potere l’uomo deducesse la necessità di rinunciarvi non farebbe altro che abdicare alla sua natura, misconoscendo nello stesso istante anche quella del Creatore.

 

 

 

La versione integrale di questo articolo si trova nella rivista numero 20 di Oasis. La rivista è disponibile in pdf, su iTunes, su Amazon, sul sito di Marcianum Press.

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