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Se cede Schengen crolla il progetto Europa

L’Europa unita è l’unica soluzione per affrontare le sfide del futuro, ma Bruxelles deve smettere di ragionare solo sull’emergenza. Colloquio con Emma Bonino

Il flusso di persone che dalla Turchia cerca di raggiungere la Grecia in traversate rischiose e troppo spesso fatali non sembra placarsi. Il numero di migranti che trovano la morte nel Mar Mediterraneo aumenta e cresce la pressione sulle istituzioni europee. Il sistema posto in essere dal trattato di Schengen è messo in discussione dalla scelta di alcuni Paesi, come la Svezia o la Danimarca, di reintrodurre i controlli alle frontiere per impedire ai profughi di confluire sul territorio nazionale.

 

 

“L'Europa è come una bicicletta: se ci stai sopra ma non pedali, inevitabilmente cadrai”, dice a Oasis l'ex ministro degli Esteri italiano ed ex commissario europeo Emma Bonino. Il modo con cui è affrontata la questione dei migranti e della crisi di Schengen in questi mesi rischia seriamente di farci cadere dalla bicicletta, rompendo l'ambizioso progetto di integrazione europea. Eppure, spiega Bonino, il fenomeno migratorio era assolutamente prevedibile: la storia insegna che quando milioni di persone in fuga dalla guerra perdono la speranza di poter rientrare nelle loro case, si mettono in moto fuori dal loro Paese proprio come farebbe ciascuno di noi. “Si tratta di una crisi che una delle aree più ricche del mondo, con il migliore sistema di welfare e con oltre 500 milioni di abitanti potrebbe sicuramente gestire se si considerano le attuali dimensioni del fenomeno stesso”: nel 2015 sono più di un milione i migranti che hanno raggiunto il territorio europeo, di cui circa l’80 per cento tramite la Grecia, mostrano i dati dello European Council on Foreign Relations. Per gestire l’emergenza occorrono una visione e una strategia coerenti. Al contrario, quella verso cui ci avviamo è “una situazione senza ritorno” perché, sottolinea Bonino, “senza una politica di immigrazione comune – non voluta a suo tempo dagli stati membri – abbiamo trasformato un problema pur complesso in una vera e propria catastrofe. In Europa ognuno agisce da sé, ragionando solamente da un’emergenza all’altra”.

 

 

La colpa non sarebbe da imputare soltanto alla complessa burocrazia degli organi comunitari perché secondo Bonino “la Commissione europea ha provato a proporre soluzioni coraggiose”, ma l’andamento intergovernativo delle trattative le ha bloccate. Il problema fondamentale è che “l’Europa si è fermata a metà del guado” sulla strada verso l’integrazione e lì, nel punto in cui la corrente è più forte, è stata colpita prima dalla crisi economica e ora da quella migratoria. La difficile congiuntura economica iniziata nel 2008 è significativa perché ha mostrato come già allora le risposte, salvo quelle prese dal governatore della Banca centrale europea Mario Draghi, furono date a livello nazionale e non comunitario.

 

 

Per questo motivo il sistema che garantisce la libera circolazione all’interno delle frontiere europee è seriamente a rischio. Si può scegliere, avverte l’ex ministro degli Esteri: rivedere il trattato di Dublino che regola le politiche legate alle richieste di asilo oppure, cosa che attualmente sembra essere più probabile, abbandonare Schengen, “minando completamente il progetto europeo”. Un’opinione condivisa dal presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi che, dopo un recente incontro con la cancelliera tedesca Angela Merkel, ha affermato: “Se l’Europa perde Schengen perde se stessa”.

 

 

La fine del sistema Schengen sarebbe un’eventualità “drammatica anche dal punto di vista economico”, secondo Bonino. Lo stesso presidente della commissione europea Jean Claude Junker ha recentemente affermato nel corso di un discorso al Parlamento europeo che un’ora di stop alla frontiera di un carico di merci corrisponderebbe a un costo di circa 55 euro a vettura. Considerando che oltre il 50 per cento delle esportazioni dei principali Stati europei è indirizzato verso altri Paesi dell’Unione, si comprende facilmente quale sarebbe l’impatto di una reintroduzione completa delle frontiere tra gli stati membri. Non sarebbe quindi nemmeno necessario dire che con Schengen crollerebbe “un pilastro culturale del processo di integrazione europea” per rendersi conto di come sia cruciale che l’Unione trovi una via comune per affrontare la crisi migratoria.

 

 

[twitter: @fontana_claudio]

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