Una guida ai fatti della settimana nel Mediterraneo allargato e nel mondo musulmano attraverso la stampa araba

Ultimo aggiornamento: 10/07/2026 10:09:46

I funerali dell’ex Guida suprema iraniana Ali Khamenei, ucciso in un raid israelo-americano lo scorso 28 febbraio, hanno acceso un vivace dibattito sulla stampa araba. Per alcuni commentatori, la grandiosità e lo sfarzo della settimana di commemorazioni sono stati funzionali a mascherare le difficoltà interne del regime e a proiettarne un’immagine di resilienza. Per i giornali più vicini alle posizioni iraniane, invece, la morte violenta di Khamenei e le sue esequie hanno riattivato la simbologia del martirio, centrale nella teologia e nell’immaginario sciita.

In un articolo pubblicato il 9 luglio su al-Quds al-‘Arabi, lo scrittore yemenita Mohammed Jumeh he definito la cerimonia funebre un «funerale sontuoso per celare la debolezza interna», un modo con cui Teheran dice al mondo: «Sono ancora qua, posso ancora guidare l’Asse, posso ancora mescolare le carte, e continuo a maledire il diavolo con cui sto negoziando». La morte diventa propaganda politica, il funerale una finestra sul mondo esterno, la bara «una grande cassetta postale che veicola messaggi dentro e fuori il Paese», i partecipanti al corteo «numeri in borsa» esibiti dal regime per dimostrare la sua crescente popolarità. Perché nei momenti di debolezza, il regime ha bisogno di proiettare un’immagine di coesione, conclude Jumeh.

Su al-Jazeera Abdulla Bandar Al-Etaibi, professore di Relazioni internazionali all’Università del Qatar, fa un parallelo tra le celebrazioni di Teheran e quelle di Washington, dove il 4 luglio si sono commemorati i 250 dell’indipendenza degli Stati Uniti. Pur svolgendosi in contesti e per ricorrenze molto diverse, secondo Al-Etaibi entrambe assolvono alla medesima funzione politica. Sono «rituali di mobilitazione di massa che ricorrono a simboli importanti – la bandiera e il martire continua a leggere

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