Una guida ai fatti della settimana nel Mediterraneo allargato e nel mondo musulmano attraverso la stampa internazionale

Ultimo aggiornamento: 29/12/2025 09:58:48

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L’inizio della seconda amministrazione Trump a Washington porta con sé un intreccio di paure e speranze che probabilmente sarà risolto solo col tempo. Certo, il cessate il fuoco a Gaza e il rilascio di una parte degli ostaggi israeliani va ascritto alla casella dei meriti del nuovo presidente – pur con tutti i dubbi del caso sulla tenuta della tregua, di cui parliamo nel paragrafo successivo. Le aspettative di alcuni, però, sono ben più ampie: non si tratta di far cessare la guerra a Gaza (e in Ucraina) ma di disegnare, come si dice da un po’ di mesi, un nuovo ordine mediorientale.

Aver insistito così tanto sulla necessità che un cessate il fuoco entrasse in vigore a Gaza entro l’inizio del suo mandato ha consentito a Trump di segnare un primo successo, ma lo espone anche ad alcuni rischi. Come ha scritto il New York Times in un editoriale di redazione, indipendentemente di chi siano i meriti, ora spetta al presidente anche far sì che la tregua regga: «se Trump ritiene di aver contribuito al raggiungimento dell’accordo, dovrebbe anche assumersi la responsabilità di sostenere il cessate il fuoco e il suo destino».

Peraltro, ha scritto il quotidiano americano, quanto avviene attorno alla tregua a Gaza mostra anche che gli Stati Uniti hanno ancora un grande potere per indirizzare il corso degli eventi nella regione mediorientale. Tuttavia, a domanda precisa sulla tenuta del cessate il fuoco, il neo-inquilino della Casa Bianca ha risposto con un distaccato «questa non è la nostra guerra, è la loro». Si tratta di comprendere, dunque, che ciò che interessa davvero a Trump è l’estensione degli Accordi continua a leggere

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