Una guida ai fatti della settimana nel Mediterraneo allargato e nel mondo musulmano attraverso la stampa internazionale

Ultimo aggiornamento: 26/06/2026 16:24:51

A una settimana dalla firma dell’accordo tra Stati Uniti e Iran, il dibattito tra analisti e osservatori si si concentra su due aspetti: non solo sul contenuto del memorandum e su chi ne abbia tratto maggior vantaggio, ma soprattutto sulle sue possibili ricadute per i Paesi della regione e oltre. Giovedì, proprio mentre le operazioni di smaltimento del traffico nello Stretto di Hormuz procedevano speditamente – mercoledì erano transitate 70 navi, di cui 29 petroliere – le forze iraniane hanno attaccato una portacontainer che aveva deviato dalla rotta indicata dai Guardiani della Rivoluzione, imboccandone una alternativa, più vicina all’Oman. Una scelta giudicata «inaccettabile ed estremamente pericolosa» dalla marina di Teheran, che per scongiurare ogni rischio… ha attaccato la nave. L’episodio ha provocato la temporanea chiusura dello Stretto e un momentaneo rialzo delle quotazioni del petrolio, nonostante Saudi Aramco avesse nel frattempo annunciato la ripresa delle operazioni di carico a Ras Tanura.

L’accaduto rafforza la convinzione che la Repubblica Islamica non abbia alcuna intenzione di rinunciare al controllo di Hormuz, il quale probabilmente non tornerà mai allo status precedente al conflitto. «La spada di Damocle che l’Iran può ora far incombere su questa via navigabile continuerà a incutere timore nei marinai e nelle compagnie di navigazione», ha dichiarato Brett Erikson di Obsidian Risk Advisors a Politico. D’altro canto, secondo Richard Goldberg, ex consigliere del continua a leggere

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