Chi è la nuova Guida Suprema della Repubblica Islamica d’Iran e che cosa significa la sua elezione

Ultimo aggiornamento: 09/03/2026 17:28:06

Mojtaba è un nome di origine araba che significa il “prescelto”. Nomen omen: il secondogenito di Ali Khamenei è la nuova Guida Suprema della Repubblica Islamica. È stato eletto dall’Assemblea degli Esperti, un organo composto da 88 religiosi sciiti, dopo che per giorni era stato indicato tra i favoriti alla successione e, verosimilmente, dopo un complesso negoziato tra le varie anime del sistema. Descritto da chi lo conosce da vicino come un fanatico più intransigente del padre, oltre che come un affarista corrotto, è il candidato che probabilmente serve a ostentare la continuità o addirittura l’irrigidimento del Nezām (il “sistema”, in persiano) nel momento della sua massima crisi. È d’altronde improbabile che chi ha perso il padre e forse altri familiari stretti nei raid israelo-americani sia disposto al compromesso con il nemico.

 

Sulla scelta ha pesato lo stato di guerra in cui si trova l’Iran. Se la Guida Suprema fosse morta per cause naturali, il suo successore sarebbe forse stato un altro. Ma la designazione di Mojtaba rimane in linea con la traiettoria assunta dalla Repubblica Islamica negli ultimi decenni. Khamenei junior è infatti considerato vicino all’ala più radicale del Corpo dei Guardiani delle Rivoluzione, noti anche come Pasdaran, la forza paramilitare verso la quale si è da tempo spostato il baricentro del sistema. Non gode di grandi credenziali religiose, né ha mai ricoperto incarichi pubblici ufficiali. Sia la sua formazione che la sua carriera sono avvenute nell’ufficio del padre, dove si è mosso lontano dai riflettori, più che nelle grandi istituzioni sciite o negli organi elettivi dello Stato. Soprattutto, la sua nomina sconfessa un cardine della Repubblica Islamica: il rifiuto del principio ereditario, più volte ribadito dallo stesso Khomeini per segnare la massima discontinuità possibile con il regime dinastico dei Pahlavi. L’establishment religioso non mancherà di dotare la nuova Guida Suprema di un’aura sacrale che al momento non sembra avere. Sulla prima pagina del 9 marzo di al-Akhbar, quotidiano libanese vicino a Hezbollah, campeggiava il suo ritratto accompagnato dalla scritta “La legittimità del sangue” (shar‘iyyat al-dam): una formula che allude sì al legame di parentela tra Ali e Mojtaba, ma allo stesso tempo lo salda al “martirio” dell’Ayatollah, ucciso da un bombardamento israelo-americano la mattina del 28 febbraio.

 

Ciò non toglie che l’ascesa di Mojtaba rimanga un sintomo della trasformazione dello Stato iraniano sia nella sua dimensione repubblicana che in quella religiosa. Come hanno scritto su Le Monde tre esperti di Iran, «la Repubblica Islamica ha rotto il legame che aveva voluto stabilire tra lo Stato e il popolo ed è arrivata a commettere, in peggio, gli orrori che la rivoluzione aveva rimproverato alla monarchia». La successione dinastica contribuisce ora a rendere sempre più tenue la differenza con il regime monarchico, in un sistema già peraltro ampiamente caratterizzato da varie forme di nepotismo. Anche la legittimità islamica del Nezām è andata attenuandosi, nonostante l’Iran continui a essere descritto troppo frettolosamente come “il regime degli Ayatollah”. Al momento della redazione della costituzione repubblicana del 1979, già Khomeini aveva dovuto accantonare la sua preferenza per una teocrazia pura per accettare la rappresentanza democratica e il suffragio universale esteso alle donne e ai non musulmani. Nel 1989, alla morte della prima Guida Suprema, era stato necessario un emendamento della Costituzione per consentire a Khamenei, che non era un Grand Ayatollah, cioè un religioso di alto rango, di succedere a Khomeini. Con Mojtaba, che a differenza del padre non è neanche Hojjat al-Islam (il grado inferiore a quello di Ayatollah), l’asticella dei requisiti religiosi si abbassa ulteriormente. Può portare il turbante nero dei discendenti di Maometto, ma la sua elezione consacra in realtà il ruolo delle divise verdi dei Pasdaran, forza pretoriana in cui si concentra allo stesso tempo il potere militare e quello economico del sistema.

 

Delegittimato nella sua componente repubblicana, impossibilitato a mobilitare attraverso l’Islam una popolazione ampiamente secolarizzata, ma deciso a non arrendersi, con la scelta di Mojtaba Khamenei il regime conferma probabilmente di essere pronto a giocarsi il tutto per tutto sul confine sottilissimo tra suicidio e sopravvivenza.