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Rassegna stampa

L'ultima rotta dei migranti a piedi nudi sul ghiaccio

[Shutterstock.com]

Rassegna stampa italiana ed estera del 19 dicembre 2017

Dalla stampa italiana

 

Per alcuni migranti, “le Alpi stanno diventando il secondo Mediterraneo”. È quanto emerge dal racconto di Francesco Battistini che descrive i rischiosi tentativi di raggiungere la Francia passando per i valichi di montagna del Piemonte (Corriere della Sera).

 

È stato pubblicato ieri il rapporto Onu sulle migrazioni internazionali: dai dati, scrive Repubblica, emerge che oltre il 60 percento di tutti i migranti internazionali vive in Asia (80 milioni) ed Europa (78 milioni). Il numero di rifugiati e richiedenti asilo, conteggiato nel 2016, è stato stimato in poco meno di 26 milioni di persone. La Turchia ne ospita la maggior parte (3 milioni), seguita da Giordania, Palestina, Libano e Pakistan.

 

AsiaNews pubblica il racconto del rev. Simon Bashir dell’attentato alla Bethel Memorial Methodist Church di Quetta, Pakistan. Prima gli spari nel compound, poi “le persone colpite alla testa che si accasciavano sui banchi”.

 

Con poche mosse mirate Mohammed bin Salman ha fatto saltare le regole della spartizione del potere nella famiglia regnante saudita. Secondo Eugenio Dacrema (Eastwest) le mosse del principe ereditario hanno “mutato in senso autoritario-populista la gestione del regno, con l’investitura determinante di Trump, in cerca di un cambio di marcia in Arabia Saudita”.

 

Dalla stampa francofona

 

La breve visita del presidente francese Macron del 6 dicembre ad Algeri non è servita a raggiungere un accordo sulla guerra in Mali. Al centro della disputa ci sono le cinque armate del G5 Sahel guidate da Parigi e che Algeri vorrebbe vedere sotto il controlla dell’Unione Africana, di cui la Francia non fa parte (Orient XXI).

 

«La Tunisia non è un modello per il mondo arabo», sostiene Safwan Masri in un’intervista di Le Monde. La transizione democratica tunisina si svolge su delle fratture endogene che difficilmente possono essere riprodotte negli altri paesi arabi.

 

Ora che l’Iraq proclamerà la fine della guerra contro lo Stato Islamico, ci si domanda che cosa ne sarà dell’Islam. Quello che interessa all’Occidente e a gran parte della popolazione musulmana è sapere se il picco di violenze fisiche e sociali è stato superato, scrive Yves Montenay su Contrepoints.

 

Un anno dopo l’attacco al mercatino di Natale di Berlino, la popolazione tedesca è in raccoglimento ma anche in polemica contro lo Stato (La Croix).

 

Dalla stampa anglofona

 

Mentre le coppie siriane dicono “sì, lo voglio”, il Libano dice “non proprio”. Leggi e norme sembrano molto lontane dagli insediamenti informali del Nord della valle della Bekaa, dove i rifugiati siriani vivono nelle tende appoggiate su un terreno roccioso tra i campi di tabacco. I matrimoni celebrati da sheikh non registrati presso lo Stato libanese sono comuni, ma difficili da quantificare perché le autorità statali spesso non ne sono per nulla a conoscenza (Reuters).

 

In realtà, l’Egitto è un terribile alleato. Gli interessi americani ed egiziani sono sempre più divergenti e adesso la loro relazione ha ormai meno propositi comuni rispetto al passato. Il vice presidente americano Pence deve essere chiaro con Abdel Fattah el-Sisi, il leader egiziano: tra i due Paesi occorre un reset che deve cominciare con una forte riduzione dell’assistenza militare americana, sostiene il New York Times.

 

Elezioni in Catalogna: una donna musulmana e la sua missione politica. “È triste accendere la televisione e non vedere mai un volto di colore o una personalità araba”, dice Najat Driouech, che potrebbe diventare la prima deputata donna musulmana della Catalogna (BBC).

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