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Rassegna stampa

Manchester: attacco terroristico al concerto dei teenager

Rassegna Stampa 23/05/2017

Dalla stampa italiana

 

 

Un ordigno è esploso nel foyer della Manchester Arena al termine del concerto di Ariana Grande. Almeno 22 persone sono morte e 59 ferite. In mattinata la polizia ha confermato che si è trattato di un attentatore suicida. Cosa si sa finora dell'attentato su Il Foglio.

 

 

Nonostante non sia confermata la pista del terrorismo di matrice jihadista, Gianluca Di Feo su Repubblica sottolinea come Manchester "è sempre stata una delle piazze di reclutamento jihadista".

 

 

Giordano Stabile su La Stampa sostiene che il messaggio mandato dal Califfato (qualora venisse confermata questa pista per l'attentato di Manchester) è chiarissimo: "potete anche cancellare dalla carta geografica lo Stato islamico, riconquistare in territori che per tre anni in Iraq e Siria sono stati governati secondo le leggi dell’islam (medievale) ma i soldati del Califfato continueranno a colpire".

 

 

Andrea Tornielli su La Stampa (premium) intervista Pierbattista Pizzaballa sul viaggio del presidente americano Donald Trump in Medio Oriente e poi a Roma: "l'aver compreso che il dialogo tra le religioni è un tassello fondamentale del mosaico mediorientale 'è un passaggio importante e positivo'".

 

 

Riccardo Redaelli su Avvenire spiega i motivi della vittoria di Rouhani: ha saputo parlare a quella parte maggioritaria e riformista dell'Iran che non ha rappresentanza politica e i cui leader sono agli arresti domiciliari, intercettando il loro voto contro i candidati più conservatori. Uno dei problemi, però, è che "i toni esagitati del presidente statunitense contro l’Iran sono il miglior assist per la parte peggiore e più pericolosa del regime iraniano e un colpo alla politica di avvicinamento prudente all’Occidente di Rouhani, invisa a Khamenei".

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

Manchester Arena: ci sono bambini tra i 22 morti accertati finora a causa di un attacco terroristico suicida al concerto della pop star Ariana Grande (the Guardian)

 

 

Può una forma dell'Islam prevenire la radicalizzazione violenta in Egitto?, si chiede sul sito australiano The Conversation George Fahmi. Molti studiosi musulmani e funzionari pubblici concordano sul fatto che aprire il dibattito sul rinnovamento dei curricula religiosi è un passo necessario e positivo, altri ritengono che non sia abbastanza per prevenire nuovi attacchi.

 

 

Il reset di Donald Trump sull'Islam, secondo l'Economist. Il presidente americano visita l'Arabia Saudita e non menziona la questione dei diritti umani nel mondo musulmano.

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

Héloïse Fayet racconta su La Croix la difficile situazione delle minoranze religiose nella Repubblica Islamica dell'Iran, ampiamente sciita: queste minoranze oscillano tra un clima di protezione e uno di forte discriminazione.

 

 

Alla prima conferenza stampa dalla rielezione di Hassan Rohani in Iran, il presidente della Repubblica Islamica risponde agli attacchi che il suo omologo statunitense ha lanciato al summit di Riyad e dichiara di voler portare avanti i test missilistici qualora fossero necessari (Le Monde).

 

 

All'indomani del summit di Riyad, la delegazione libanese presenta opinioni contrastanti: il ministro agli Affari esteri Gebran Bassil ha dichiarato in un tweet la sua posizione ostile all'Iran mentre il primo ministro Saad Hariri difende la politica di distacco del Libano dalle crisi estere (L'Orient le Jour).

 

 

Sabato scorso, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Filippo Grandi ha effettuato una visita a sorpresa a Tripoli, in Libia, dove ha incontrato dei migranti in un campo profughi e si è dichiarato scioccato dalle loro condizioni di vita, denunciando dei casi di schiavitù moderna (Géopolis).

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