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Focus attualità

Nuove tensioni tra USA e Iran, in Iraq

Soldati americani e iracheni nel quartiere di Al Doura a Baghdad [The U.S. Army/Flickr Creative Commons]

Una settimana di notizie e analisi dal Medio Oriente e dal mondo musulmano

Ultimo aggiornamento: 20/03/2020 10:50:56

Nelle ultime settimane si sono verificati diversi scontri tra le truppe angloamericane presenti in Iraq e le milizie filo-iraniane. Il primo attacco si è verificato la settimana scorsa contro la base di Taji, a nord di Baghdad: sono morti due soldati americani e uno inglese. Lunedì è stata invece colpita un’altra base che ospita truppe americane, quella di Besmaya. Gli attacchi sono stati entrambi recentemente rivendicati da un gruppo chiamato “Lega Rivoluzionaria”, scrive Middle East Eye. Queste tensioni originano dall’uccisione del generale iraniano Qassem Soilemani, commenta ISPI, ma è difficile prevedere fino a che punto arriverà l’escalation.

 

Il presidente iracheno Barham Salih ha condannato fin da subito gli attacchi alle basi americane e ha subito dopo nominato un nuovo primo ministro, Adnan Zurfi, che avrà 30 giorni per formare un nuovo governo. Ex sindaco della città sacra per gli sciiti Najaf, la sua nomina arriva dopo che Adel Abdel Mahdi aveva rassegnato le dimissioni a dicembre a seguito delle proteste che da sei mesi infiammano le strade irachene, scrive Al Monitor. Tuttavia, anche questa nomina è stata contestata dai manifestanti, che giudicano Zurfi corrotto tanto quanto gli altri politici, di cui chiedono le dimissioni una volta per tutte. Richieste che hanno trovato un loro inno nella musica rap, con la quale manifestano tutto il loro scontento nei confronti dell’attuale situazione politica.

 

 

Il Coronavirus in Iran

 

I casi di Coronavirus in Iran sono quasi 18.000 e i morti confermati più di 1.000, ma le vittime potrebbero diventare “milioni”, scrive AP News. Il Washington Post ha pubblicato delle immagini satellitari della città di Qom, dove pare sia stato necessario scavare delle grandi fosse per seppellire tutte le vittime mietute dal virus finora, ponendo nuovamente dei dubbi sulle reali cifre del contagio. Nonostante ciò, non è stato imposto il blocco alla circolazione e non sembra che il governo abbia intenzione di prendere questa decisione, perché, a detta del presidente Hassan Rouhani, l’economia iraniana non reggerebbe al blocco totale. A causa delle sanzioni americane infatti l’Iran non ha le capacità economiche per far fronte all’emergenza. Foreign Affairs spiega come sia progressivamente emersa questa crisi, che non è solo economica ma anche sociale, e che si è aggravata al punto da costringere la Repubblica islamica a chiedere un prestito di 5 miliardi di dollari al Fondo monetario internazionale. Nonostante le pressioni dei governi cinese e britannico nei confronti di Washington, gli Stati Uniti si sono rifiutati di revocare le sanzioni. Secondo quanto scrive Foreign Policy, l’amministrazione Trump, interpreta la crisi di legittimità del regime iraniano, sottolineata dal record negativo di affluenza alle urne alle ultime elezioni, come conferma della validità della strategia di “massima pressione”. Così facendo, però Washington sta perdendo l’opportunità per allentare una volta per tutte le tensioni con l’Iran e trovare una soluzione diplomatica mutualmente vantaggiosa.

 

Se continua in questa direzione, la crisi sanitaria in Iran potrebbe portare persino a un cambio di regime, scrive The Atlantic, che sottolinea il rischio che il Coronavirus colpisca gli anziani leader della Repubblica Islamica. È in quest’ottica che il giornale americano legge la positività di una figura come Ali Akbar Velayati, tra i principali consiglieri della Guida suprema Ali Khamenei. Le difficoltà nel contenere la pandemia in Iran sono anche collegate ai festeggiamenti per Nowruz, il Capodanno persiano che quest’anno viene celebrato venerdì 20 marzo. Per tutelare la salute dell’ayatollah Khamenei, che è scomparso dalla scena pubblica, il discorso di Capodanno è stato cancellato e il governo ha consigliato di evitare i viaggi e gli assembramenti. Tuttavia, i preparativi per la festività non si sono fermati.

 

 

Israele e la crisi politica

 

Le ultime elezioni israeliane non avevano fatto emergere una netta maggioranza perché al partito di Benjamin Netanyahu mancavano tre seggi per dichiarare vittoria. Così la responsabilità di formare un governo è stata affidata a Benny Gantz, grazie al supporto dei deputati arabi, scrive Le Monde. Tuttavia, dopo aver ottenuto la fiducia lunedì, la Knesset si è trovata ad affrontare un’impasse, come spiega bene Haaretz: l’arena politica è stata paralizzata per affrontare la pandemia di Coronavirus, ma il New York Times si chiede se Netanyahu non stia sfruttando la crisi sanitaria per altri scopi, in particolare quello di evitare il processo nei propri confronti che si sarebbe dovuto tenere questa settimana. Al momento il processo è slittato di due mesi. Inoltre le misure messe in atto per contenere il virus se da una parte sono state lodate per la tempestività e l’efficienza, dall’altra sono state considerate una limitazione alle libertà civili dei cittadini, scrive Foreign Policy. Le misure del governo infatti permettono allo Shin Bet, l’agenzia d’intelligence interna, di tracciare gli smartphone di tutti gli israeliani, contagiati e non. La risposta dei cittadini si è subito fatta sentire con delle proteste contro le misure prese dal governo. Anche secondo il Times of Israel la questione non riguarda solo il nuovo virus, ma è sintomo di una crisi politica che si protrae da troppo tempo e sta mettendo in discussione le basi democratiche di Israele.

 

 

Un cessate il fuoco momentaneo, una tragedia permanente

 

Lo scorso fine settimana sono cominciati i pattugliamenti congiunti tra Russia e Turchia nella provincia di Idlib, come previsto dall’accordo di cessate il fuoco del 5 marzo. Un accordo che però non gode del sostegno delle forze antigovernative rintanate nella zona di Idlib: sono infatti iniziate proteste – scrive Arab News - contro la presenza russa nella zona. Nel frattempo, Mosca ha pianificato l’invio di rinforzi nella zona settentrionale della Siria, scrive Al Masdar News. La Turchia, invece, cerca di muoversi sul piano diplomatico per ottenere il sostegno dei suoi (almeno formalmente) alleati della NATO. Secondo quanto riporta Yeni Safak, l’Alleanza Atlantica rafforzerà la sua presenza navale nel Mediterraneo Orientale e la Spagna, dopo l’invito del Segretario Generale Jens Stoltenberg, invierà degli aiuti ad Ankara per migliorare le sue difese aeree.

 

La popolazione bloccata nella città di Balyoun, vicino a Idlib, ha capito che la tregua sarà solo temporanea, scrive il New York Times. Dopo l’accordo tra Russia e Turchia una parte della popolazione è tornata a salvare qualche oggetto personale, ma la città resta in mano alle forze ribelli e si pone come limite momentaneo all’avanzata delle forze governative siriane. Stando così le cose, la provincia di Idlib rischia di diventare una nuova striscia di Gaza, commenta Le Monde. Le similitudini infatti sono molte: anche la striscia di Gaza si è originata con un conflitto, Idlib è santuario di una forza irriducibile, e i Paesi limitrofi (la Turchia) non hanno intenzione di permettere ai profughi di stanziarsi sul proprio territorio.

 

 

In breve

 

Le aree del mondo che saranno più duramente messe alla prova dal Coronavirus sono quelle in stato di conflitto, molte delle quali sono in Medio Oriente, scrive AP News.

 

La Giordania ha imposto il blocco totale su Amman per contenere l’epidemia di Coronavirus.

 

Continuano gli arresti di persone in Arabia Saudita, scrive il Financial Times. Nell’ultima settimana sono stati arrestati circa 300 funzionari pubblici.

 

Prosegue la guerra in Yemen dove si scontrano la coalizione guidata dall’Arabia saudita e le forze ribelli Houthi. AP News racconta gli ultimi avvenimenti.

 

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis

 

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