close_menu
close-popup
image-popup

Lingue disponibili:
close-popup
Paypal
Carta di credito
dona
Rassegna stampa

Rassegna stampa del 4 maggio 2016

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

Circa una volta alla settimana da Beirut parte un pullman per Raqqa, "capitale" di Isis. Giordano Stabile (La Stampa) ha incontrato alcuni dei "pendolari": fanno avanti e indietro tra il Libano e Raqqa per portare soldi e cibo alle famiglie costrette a rimanere nelle zone controllate da Isis.

 

 

Non si hanno ancora notizie certe di padre Tom Uzhunnalil, il sacerdote salesiano rapito in Yemen: "Le ultime parole, in un certo senso rassicuranti, mi sono giunte in maniera indiretta circa dieci giorni fa. Mi è stato detto che padre Tom è vivo e che il suo ritorno in libertà potrebbe essere imminente. Ma da allora non è successo nulla. Speriamo e preghiamo per lui" riferisce a Fides il Vescovo Paul Hinder OFM Cap, Vicario apostolico per l'Arabia meridionale.

 

 

In Siria ad Aleppo, è stato nuovamente attaccato un ospedale, questa volta da parte dei ribelli. Il bilancio è di 14 morti nell'ospedale Al-Dabbeet. Russia e Usa sembrano in procinto di annunciare un nuovo cessate-il-fuoco (La Repubblica).

 

 

Isis ha attaccato il villaggio cristiano di Teleskuf, vicino ad Alqosh nella zona di Mosul, Iraq. Fonti del patriarcato caldeo manifestano ad AsiaNews profonda preoccupazione “per la presenza dello Stato islamico nel villaggio” e per le distruzioni causate. Il timore è che gli scontri e le violenze si possano estendere ai villaggi vicini, costringendo i cristiani a fuggire di nuovo.

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

Le Nazioni Unite devono prestare attenzione in Libia, poiché l'installazione del governo di unità nazionale potrebbe acuire le divisioni interne, rischiando addirittura la guerra civile. La pensa così Patrick Haimzadeh, Orient XXI, che introduce la questione libica con un detto locale, secondo cui "La Cirenaica è sempre stata all'origine degli eventi politici e militari decisivi nella storia del Paese".

 

 

In Tunisia, il dibattito sulla riconciliazione nazionale sembra aver raggiunto un punto di svolta. La Presse de Tunisie scrive che i diversi partiti hanno trovato un "compromesso storico", approvando la proposta del leader di Ennahda, Rachid Ghannouchi.

 

 

L'Iraqf attraversa una doppia crisi: parte del suo territorio è controllata dallo Stato Islamico e la classe politica di Baghdad ha perso affidabilità. Myriam Benraad, ricercatrice dell'Iremam, intervistata da L'Obs, si interroga su cosa succederà nella città di Mosul una volta liberata da Isis.

 

 

Il deserto del Sahara viene oggi presentato dai media come una linea di demarcazione tra il nord Africa "arabo e Mediterraneo" e l'Africa sub-sahariana "nera". La Jeune Afrique spiega perché non è sempre stato così.

 

 

Dal 21 aprile, un liceo abbandonato di Parigi è stato occupato da dozzine di migranti. Durante l'evacuazione incominciata questa mattina ci sono stati scontri tra manifestanti a favore dei profughi e la polizia (Le Figaro).

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

La maggior parte dei giornalisti imprigionati in Turchia proviene dai media curdi. Nella "nuova Turchia" di Erdogan non c'è spazio per la critica giornalistica, riferisce il rapporto BİA Media Monitoring.

 

 

L'accordo tra Unione europea e Turchia deve essere difeso dai politici europei: è criticato da destra e sinistra, ma secondo Peter Foster (The Telegraph) tutte le alternative all'accordo sono peggiori dell'accordo stesso.

 

 

Sul New York Times un articolo di Osama Abo El Ezz, uno dei pochi dottori rimasti ad Aleppo, racconta la vita nella città teatro di sanguinosi bombardamenti.

 

 

Il sistema politico iracheno è in crisi e l'occupazione del Parlamento da parte dei manifestanti leali allo sciita Muqtada al-Sadr potrebbe essere un "game-changer". Tuttavia, scrive Michael Rubin, l'Iraq deve rifuggire l'ipotesi di un ritorno alla dittatura: l'apparente stabilità di questi regimi potrebbe sembrare attraente se confrontata con lo stallo del parlamento iracheno, ma occorre ricordarsi quali sono le conseguenze provocate dai regimi dittatoriali (Newsweek).

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato

Autorizzo l'uso di dati dopo aver accettato la privacy-policy

Per approfondimenti e analisi abbonati alla nostra rivista semestrale