Questo report di ricerca è stato realizzato con il contributo dell’Unità di Analisi, Programmazione, Statistica e Documentazione Storica del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

Ultimo aggiornamento: 04/06/2024 14:44:10

Introduzione

 

Durante il pontificato di Papa Francesco, il dialogo islamo-cristiano, e in particolare quello cattolico-musulmano, ha ricevuto un nuovo impulso. Come noto, l’interlocutore privilegiato del Pontefice è il Grande Imam di al-Azhar Ahmad al-Tayyeb, con il quale Francesco ha firmato la Dichiarazione sulla Fratellanza per la Pace mondiale nel febbraio del 2019. Il sodalizio tra i due leader religiosi, tuttavia, ha da subito avuto l’ambizione di superare i confini delle rispettive comunità di appartenenza per proporsi come paradigma di “amicizia sociale” e innescare processi virtuosi di convivenza anche al di là dei rapporti tra il Vaticano e la moschea-università di al-Azhar, riaperti nel 2017 dopo una sospensione di alcuni anni. Il frutto politicamente più rilevante di questo impegno per il dialogo è stato, nel marzo del 2021, il viaggio di Papa Francesco in Iraq, e in particolare il suo incontro con l’influente Grande Ayatollah sciita ‘Ali al-Sistani a Najaf. All’indomani della visita del Pontefice, le autorità irachene hanno invitato il Grande Imam di al-Azhar a recarsi in Iraq, aprendo la possibilità di un sorprendente e fino a qualche tempo fa inimmaginabile triangolo del dialogo interreligioso e interconfessionale tra il Vaticano, il Cairo e Baghdad/Najaf. Il viaggio di al-Tayyeb, che avrebbe dovuto incontrare anche lui l’Ayatollah Sistani, sembrava imminente alla fine del 2021, ma per il momento non ha ancora avuto luogo. Nel novembre del 2022, tuttavia, in occasione del Forum per il Dialogo svoltosi in Bahrein, il Grand Imam di al-Azhar si è rivolto agli sciiti dicendosi pronto, insieme agli ulama di al-Azhar e al Consiglio dei Saggi musulmani, a sedersi con loro «allo stesso tavolo» per «voltare pagina».

 

A prescindere dai risultati immediati di queste iniziative, è importante interrogarsi sulle loro potenzialità di lungo periodo e anche sui loro limiti. Il dialogo interreligioso e il dialogo interconfessionale possono infatti svolgere un ruolo significativo per superare le tensioni e i conflitti che lacerano il Medio Oriente. Se fino a un passato recente la religione è stata mobilitata soprattutto per delegittimare l’avversario, oggi vi è la consapevolezza che i tentativi di riconciliazione passano anche per l’adozione di un discorso religioso diverso, fosse anche per mere ragioni strumentali. Il dialogo interreligioso e interconfessionale, inoltre, può contribuire non solo a disinnescare o prevenire le tensioni tra diverse comunità, ma anche a promuovere il superamento dei sistemi fondati sulla politicizzazione delle identità religiose. Al centro del dialogo instauratosi tra Papa Francesco e il Grande Imam al-Tayyeb e poi allargato all’Ayatollah Sistani si trova per esempio il concetto di cittadinanza, inteso come alternativa alle discriminazioni confessionali o alla strumentalizzazione settaria delle appartenenze religiose.

 

Questi sviluppi si scontrano tuttavia con numerosi ostacoli. Il problema non è soltanto la possibile inefficacia di gesti che rischiano di non superare il momento celebrativo per tradursi in processi politici e sociali concreti. Soprattutto nel caso iracheno (ma questa considerazione può essere facilmente estesa ad altri contesti come il Libano) le potenzialità del dialogo interreligioso possono essere compromesse anche dalla competizione tra autorità religiose concorrenti o dall’effettiva influenza che il Grand Imam di al-Azhar esercita al di fuori dei confini egiziani. Qual è dunque la rilevanza politica del processo messo in atto dal dialogo tra la Santa Sede, la moschea-università di al-Azhar e la marja‘iyya (autorità religiosa) di Najaf? Quali sono i fattori che possono facilitarlo o che al contrario lo impediscono? In che modo potenze e attori regionali assecondano o intralciano queste tendenze?

 

Il presente report tenta di rispondere a queste domande attraverso un’analisi in tre parti. La prima si concentra sul contesto iracheno e in particolare sull’ascesa della figura dell’Ayatollah Sistani, sulla visione socio-politica di quest’ultimo e sulla concorrenza tra diverse autorità politico-religiose nel Paese. La seconda analizza il contesto egiziano interrogandosi sul ruolo che la moschea-università di al-Azhar può giocare nel dialogo intra-islamico tra sciiti e sunniti e più in generale nella promozione di una cittadinanza plurale in tutto il Medio Oriente. La terza parte considera invece il modo in cui l’Iran, che negli ultimi anni ha esteso la sua influenza sulle comunità sciite presenti in Medio Oriente, ha percepito e commentato le dinamiche messe in moto dalla visita di Papa Francesco in Iraq. Le conclusioni tentano di delineare un bilancio sintetico e propongono alcune raccomandazioni di policy. Il report è il risultato delle ricerche svolte da una équipe della Fondazione Internazionale Oasis, ma beneficia anche dei contenuti emersi nel corso del seminario intitolato “Dal dialogo alla cittadinanza. Per una convivenza pacifica in Medio Oriente”. Co-organizzato dalla Fondazione Internazionale Oasis e dall’Istituto di Studi Islamo-Cristiani dell’Università Saint-Joseph di Beirut il 21 marzo del 2023, il convegno ha visto la partecipazione di studiosi e personalità religiose libanesi, egiziani e iracheni[1].

 

Tenutosi interamente in arabo per favorire una discussione quanto più ampia e diretta, ha rappresentato un momento di reale approfondimento e scambio culturale a livello sia formale che informale.

 

Sommario

 

Introduzione 

1. Le diverse forme dell’attivismo politico sciita in Iraq 

1.1 La nascita dell’attivismo politico sciita in Iraq 

1.2 Il rovesciamento del regime di Saddam Hussein e l’ascesa dell’Ayatollah Sistani 

1.3 L’autorità multiforme di Muqtada al-Sadr 

1.4 I partiti sciiti, simbolo del degrado del Paese 

1.5 La fragilità dei sunniti iracheni e il dialogo con gli sciiti 

2. La moschea di al-Azhar, il dialogo con gli sciiti e la promozione della cittadinanza 

2.1 Prove di dialogo intra-islamico in Egitto 

2.2 Convivenza e cittadinanza secondo al-Azhar 

2.3 Il progetto di dialogo intra-islamico sulla stampa araba 

3. Le iniziative di Papa Francesco e il dialogo intra-islamico visti da Teheran 

3.1 La figura di Papa Francesco nella stampa iraniana 

3.2 L’Ayatollah al-Sistani, scomodo ma intoccabile 

3.3 Il dialogo sunniti-sciiti, una questione politica 

Conclusioni e raccomandazioni di policy 

Gli autori 

 

 

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Le opinioni contenute nella presente pubblicazione sono espressione degli autori e non rappresentano necessariamente le posizioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.


[1] I partecipanti, in ordine di intervento sono stati i seguenti: ‘Abd al-Bāsit Salāma Haykal, (Università di al-Azhar), Mafhūm al-muwātana fī-l-khitāb al-dīnī bi-Misr, “Il concetto di cittadinanza nel discorso religioso in Egitto); ‘Abd al-Jawād Yāsīn (Intellettuale egiziano), Al-ta‘āyush al-mushtarak wa al-muwātana bayn al-dīn wa al-‘ilmāniyya (Convivenza e cittadinanza tra religione e secolarismo); Zayd Bahr al-‘Ulūm, (Accademia al-Balaghi, Istituto al-Khoei), Al-hiwār al-islāmī-al-islāmī wa binā’ al-muwātana al-mushtaraka fī al-Sharq al-Awsat (Il dialogo intra-islamico e la costruzione della cittadinanza condivisa in Medio Oriente); Amīr Jajī (Accademia di Baghdad per le Scienze umane), Al-masīhiyyūn fī-l-‘Irāq: aqalliyya am muwātinūn? (I cristiani in Iraq: minoranza o cittadini?); Antoine Messarra (Università Saint-Joseph), Al-muwātana fī-l-mujtama‘ al-ta‘addudī, al-manhajiyya wa al-tatbīq intilāqan min al-khibra al-lubnāniyya wa al-turāth al-‘arabī wa al-islāmī (La cittadinanza nella società plurale, metodologia e applicazione a partire dall’esperienza libanese e dall’eredità arabo-islamica); Antoine Courban (Università Saint-Joseph), Al-‘aysh ma‘an min ajl karāma al-fard (La vita comune per la dignità del singolo); Nayla Tabbara (Fondazione Adyan), Ta‘zīz qiyam al-muwātana fī al-Sharq al-Awsat: tajriba mu’assasa Adyān (La promozione dei valori della cittadinanza in Medio Oriente: l’esperienza della Fondazione Adyan); Wajih Kanso (Università Saint-Joseph), Al-hiwār ka-fi‘l mu’assis li-l fadā’ al-‘umūmī (Il dialogo come atto fondativo dello spazio pubblico). Questi contributi saranno raccolti in un volume.

 

 

 

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