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Le nostre letture

Rischi e riduzioni del dialogo islamo-cristiano

Elenco alfabetico delle difficoltà dottrinali nel dialogo interreligioso

Questo articolo è pubblicato in Oasis 22. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 26/04/2019 11:08:19

Mesentente.jpgRecensione di Marie-Thérèse et Dominique Urvoy, La mésentente, Dictionnaire des difficultés doctrinales du dialogue islamo-chrétien, Les éditions du Cerf, Paris 2014

 

 

Il confronto tra Islam e Cristianesimo ha luogo sin dalla nascita dell’Islam, tanto da trovare nel Corano la prima grande testimonianza dell’incontro/scontro tra le due religioni: presentandosi infatti come una Rivelazione volta a completare le Scritture precedenti, il Libro sacro dell’Islam intende da un lato confermarle e proteggerle e dall’altro rettificarle e correggerle. Le somiglianze e le divergenze tra le due fedi alimentarono in epoca classica un ricco dibattito, dai toni spesso fortemente polemici e dominato da intenti sostanzialmente apologetici e difensivi, che tuttavia consentì alle due parti in causa di giungere a una maggiore intelligenza della propria come dell’altrui fede, pur passando attraverso non poche forzature dottrinali e non minori fraintendimenti. La mésentente si concentra proprio sui malintesi, quelli però dell’epoca odierna, in cui la polemica ha ormai lasciato spazio al dialogo. La tesi degli autori, entrambi noti islamologi, è che tale dialogo comporti non meno pericoli. Questi ultimi vengono presentati nell’Introduzione: rischio del relativismo o dell’equiparazione indebita di tutte le religioni; ruolo giocato dall’emotività, che in Occidente dominerebbe l’approccio al dialogo, offuscando «la lucidità sugli aspetti dottrinali» (p. 11); asimmetria nel coinvolgimento degli interlocutori, con i cristiani impegnati in uno sforzo di divulgazione e promotori di iniziative a cui i musulmani parteciperebbero a titolo meramente personale, non godendo generalmente dell’appoggio dei governi o della collettività. Gli autori riconoscono che in tempi recenti non sono mancati gli impulsi anche da parte islamica, in particolare a seguito della controversa “lezione di Ratisbona” di Benedetto XVI, ma il disequilibrio sussisterebbe e per mitigarlo i cristiani sceglierebbero spesso o di minimizzare le differenze o di ignorarle, per «evitare il conflitto» oppure per «ignoranza, ingenuità e paura» (p. 24).

 

 

Sono questi i nodi su cui gli autori intendono riportare l’attenzione, concependo il loro testo come un vero e proprio dizionario delle difficoltà dottrinali del dialogo. Il libro si concentra su 42 temi, antichi e moderni, ma trattati sempre dal punto di vista attuale: dalla figura di Abramo a quella di Cristo, dai temi classici dell’amore, del perdono e della salvezza a quelli emersi solo negli ultimi tempi, quali la modernità o la confusione tra Cristianesimo e Occidente, o gli aspetti legati ai nuovi metodi d’indagine, quali i criteri di oggettività o l’idea di intertestualità. Ne emerge un quadro utile e interessante, anche se il fatto che non siano proposte soluzioni, per quanto coerente con lo scopo dichiarato di volere semplicemente «permettere di riprendere lucidamente alcuni interrogativi» (p. 26), rischia senza dubbio di generare un certo smarrimento nel lettore, lasciando intendere che in molti casi non vi sia alcuna via d’uscita dall’impasse dottrinale. Così, ad esempio, non sarebbe possibile sentirsi accomunati dalla figura di Abramo, a meno di non ridurlo a una funzione puramente simbolica, né dall’amore per il prossimo, pena la «desacralizzazione del comandamento» cristiano (p. 71) e la sua trasformazione in un generico rispetto reciproco dal sapore prettamente laico.

 

 

Nonostante questo, resta valido e importante il presupposto generale che guida il percorso critico degli autori, l’invito cioè a non appiattire le differenze costitutive della propria fede pur di aprirsi all’altro. Questa convinzione sembra tuttavia generare uno sguardo troppo severo nei confronti dei soggetti impegnati nel dialogo. I cristiani sarebbero infatti troppo inclini all’autocritica e al compromesso a scapito della propria dogmatica e i musulmani approfitterebbero di questa posizione per autoassolversi e rilanciare le critiche nel campo altrui. In tal senso, leggere il testo meditandolo attentamente e considerandolo come una sfida a superare le difficoltà e rispondere ai numerosi interrogativi sollevati è certamente il modo migliore per trarne profitto.

 

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis

Per citare questo articolo

 

Riferimento al formato cartaceo:

Ines Peta, Rischi e riduzioni del dialogo islamo-cristiano, «Oasis», anno XI, n. 22, novembre 2015, pp. 132-133.

 

Riferimento al formato digitale:

Ines Peta, Rischi e riduzioni del dialogo islamo-cristiano, «Oasis» [online], pubblicato il 5 novembre 2015, URL: https://www.oasiscenter.eu/it/rischi-e-riduzioni-del-dialogo-islamo-cristiano.

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