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Religione e società

Sbrogliare la matassa secolare

Il reciproco impegno. Affrontare la complessità del rapporto tra autorità civile e spirituale è condizione necessaria per costruire il futuro dei Paesi a maggioranza musulmana. Ma serve anche a promuovere una libertà religiosa effettiva nelle società euro-atlantiche.  

Nel contesto della politica globale, “secolare” è un termine impegnativo. Ha molteplici dimensioni di significato e connotazioni ancora più ampie, basate sull’esperienza diretta e sulla percezione remota. Ciò lo rende suscettibile di incomprensioni, soprattutto nei dibattiti sul futuro delle società musulmane.

 

 

Possiamo pensare a tale complessità del discorso attuale come a una “matassa secolare”: un insieme di nozioni non tutte positive dal punto di vista dei sostenitori della libertà politica, per non parlare poi del pubblico musulmano che essi cercano di coinvolgere. Per esempio, l’idea della separazione tra Chiesa e Stato è strettamente connessa alla concezione che lo Stato in generale non può incoraggiare l’espressione pubblica della religione. Il termine può anche connotare una società religiosamente meno osservante o addirittura una società che diventa ostile alla pratica religiosa. Sbrogliare questo garbuglio di idee è essenziale per promuovere il dialogo sulla riforma politica in Medio Oriente tra i soggetti occidentali e musulmani che attribuiscono alla religione un posto significativo.

 

 

Nel suo vasto studio sull’ascesa della secolarizzazione (e del secolarismo) in Occidente, A Secular Age, il filosofo Charles Taylor analizza l’ambiguo termine “secolare” e ne suggerisce tre caratterizzazioni: 1) le istituzioni, i principi, le norme e le pratiche di una società, a cominciare dallo Stato, non sono più definite in relazione a Dio o alla religione; 2) la credenza e la pratica religiosa in una società sono in declino; 3) il significato ultimo può essere articolato senza alcun riferimento a Dio o al trascendente: Dio è solo un’opzione tra le altre1.

 

 

Taylor naturalmente ha in mente l’Occidente, in contrasto con la maggior parte delle società musulmane. Anche se in alcune zone degli Stati Uniti l’osservanza religiosa potrebbe essere ancora accostata a quella di alcune società musulmane, Taylor conclude che «vi sono grandi differenze tra queste società circa ciò in cui bisogna credere, derivanti in parte dal fatto che, nella società cristiana (o post-cristiana), credere è un’opzione fra le altre, e in un certo senso un’opzione tormentata, mentre non lo è (ancora) in quelle musulmane»2.

 

 

La transizione verso questo stato di cose è stata lunga per l’Occidente e i cambiamenti così numerosi e così interconnessi che è difficile per gli occidentali cogliere le trasformazioni avvenute nel tempo all’interno della loro stessa società. Per sottolineare l’impressionante distanza che l’Occidente ha percorso, Taylor ci chiede di prendere in considerazione una persona del 1500, che quasi non poteva non credere, e un individuo del XXI secolo per il quale credere non solo è facoltativo ma sembra spesso impossibile. I cambiamenti che hanno reso l’incredulità possibile, diffusa, addirittura dominante, formano una narrativa complessa. Essa è legata, tra le altre cose, a mutamenti nelle concezioni della natura dell’individuo, dello sviluppo umano, di Dio e della fede. Per chiunque guardi a questa evoluzione da un punto di vista religioso, le condizioni che ne sono risultate – talvolta ostili alla fede e alla pratica religiosa – non sono certo ideali.

 

 

Eppure i credenti occidentali possono considerare, e di fatto considerano, provvidenziale la separazione istituzionale tra autorità politica e religiosa. Alcuni potrebbero perfino sostenere che essa ha contribuito all’ininterrotta vitalità religiosa che vediamo all’opera in America. Taylor dice che questo genere di organizzazione politica – un sottogruppo del primo tipo di secolarizzazione da lui descritto – può svilupparsi indipendentemente dalle altre due caratterizzazioni della società secolare. Ma nel caso dell’Occidente – sostiene Taylor – anch’esso fa parte di ciò che ha portato alla perdita complessiva della pervasività sociale della fede e delle norme religiose.

 

 

Ciò evidenzia la complessità e le preoccupazioni religiose che circondano la “matassa secolare” di idee nel momento in cui i riformatori tentano di promuovere una maggiore libertà attraverso i diritti umani fondamentali, inclusi quelli delle minoranze religiose e delle donne, e lo Stato di diritto nelle società musulmane. L’attuale sfida del dialogo ha molti aspetti: 1) sbrogliare la “matassa secolare” tenendo fermo un solo concetto centrale, quello della distinzione istituzionale tra l’autorità politica e quella religiosa; 2) per le voci religiose in Occidente, sviluppare il tema della libertà ponendo l’accento sui suoi benefici per la religione nella vita pubblica: è un impegno per la libertà politica che non si situa in uno spazio pubblico vuoto; 3) infine, per i leader musulmani, promuovere l’impegno islamico per la libertà e condannare l’estremismo islamico come una perversione dei principi religiosi.

 

 

Separare la Religione non Vuol Dire Emarginarla

 

 

I sostenitori occidentali della libertà politica devono riconoscere la complessità del nostro stesso sviluppo e gli osservatori delle società musulmane attenti alle insidie anti-religiose potrebbero unirsi alla ricerca di una strada per la separazione istituzionale. Se l’indifferenza o l’ostilità verso la religione è percepita come il risultato inevitabile della separazione tra autorità istituzionale politica e religiosa, ciò creerà una barriera alla riforma.

 

 

Ogni discorso su questo tema è ostacolato da un “garbuglio secolare” che confonde una specifica organizzazione politica di separazione tra autorità civile e religiosa con i concetti di emarginazione della religione e di ostilità nei suoi confronti. Sbrogliare questo garbuglio, ossia definire con attenzione termini e concetti, per chiarire quali elementi dell’esperienza occidentale sono accidentali e quali aspetti abbiano ostacolato un adeguato ruolo pubblico della religione, può restringere la discussione alla questione saliente dell’autorità istituzionale.

 

 

Possiamo facilitare in modo significativo la discussione sulla libertà religiosa nelle comunità musulmane chiarendo che la separazione dell’autorità religiosa da quella politica non significa la separazione della religione dalla vita pubblica o dalla politica. In realtà, essa può creare le condizioni perché la religione influenzi ancora più profondamente la vita pubblica e la politica, poiché ne salvaguarda l’integrità e la libera dal potere coercitivo del controllo statale, assicurandole così una presenza più forte.

 

 

Su questo punto non si può trascurare la lunga e complessa storia politica e religiosa dell’Occidente. Lo sviluppo in Medio Oriente ha le sue complessità, a cominciare dalla natura dell’autorità religiosa musulmana e dalle strutture culturali fino ad arrivare alla storia della “secolarizzazione” nella regione. Osserva Olivier Roy: «In Occidente la secolarizzazione è vista come un prerequisito per la democratizzazione, ma in Medio Oriente è per lo più associata alla dittatura, dall’ex shah d’Iran all’ormai ex presidente Ben Ali in Tunisia. La contraddizione dei laici in molti paesi musulmani è che essi favoriscono il controllo statale della religione e spesso ignorano o addirittura sopprimono le espressioni tradizionali e popolari [...] Più in generale, nella maggior parte dei Paesi musulmani la secolarizzazione si è rivelata essere in contrasto con la democratizzazione»3.

 

 

il Rischio del Laicismo Ostile

 

 

L’affrancamento della religione dal potere coercitivo dello Stato protegge l’integrità della religione e la persona umana. Ogni essere umano ha la propria dignità e tale dignità richiede libertà. La libertà permette agli esseri umani di perseguire i loro fini più elevati, «di ordinare le proprie scelte secondo la verità», come ha detto Papa Benedetto XVI in occasione della Giornata mondiale della Pace nel gennaio 2011. Infatti la ricerca della verità e della virtù esige la libertà quale condizione che impegna la responsabilità morale di ogni persona. Allo stesso tempo Papa Benedetto continua affermando che «una libertà nemica o indifferente verso Dio finisce col negare se stessa e non garantisce il pieno rispetto dell’altro»4. L’Europa è attualmente alle prese con un laicismo ostile alla religione, e gli Stati Uniti, anche se in misura minore, stanno affrontando la medesima sfida.

 

 

Tuttavia, come Joseph Weiler ha affermato nella dichiarazione rilasciata nel 2010 davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per il Caso Lautsi, non si tratta di un fatto insito nel diritto europeo. L’Europa è la patria di una vasta gamma di modelli di rapporto Stato-Chiesa. Da un lato in Paesi come la Francia, la laïcité fa della religione una questione privata. Dall’altro, oltre la metà della popolazione europea vive in paesi che «non possono essere definiti laïques». Il diritto europeo perciò «rappresenta un equilibrio unico tra la libertà individuale della religione e dalla religione e la libertà collettiva di definire lo Stato e la nazione usando simboli religiosi fino al punto di istituire una Chiesa di Stato. [Questo equilibrio] può costituire un faro per il resto del mondo poiché dimostra ai Paesi che ritengono che la democrazia richieda loro di rinnegare l’identità religiosa che le cose non stanno così»5. Analogamente, il modello americano di libertà religiosa è basato su una considerazione positiva della pratica religiosa, sia pubblica che privata. Lungi dal privatizzare o emarginare la religione, esso presuppone che i credenti e le istituzioni svolgano un ruolo attivo nella società, fino all’impegno nel processo politico e alla formulazione di un consenso morale pubblico.

 

 

I credenti occidentali che sostengono la libertà dovrebbero sottolineare che la libertà dalla costrizione è essenziale per una fede e una pratica religiosa autentica. Sia in Occidente che in Medio Oriente i credenti che sono alla ricerca di comunità pacifiche, forti e stabili possono trovare un importante terreno comune nelle rispettive visioni della vita umana, della famiglia e di un ordine della società aperto al trascendente. Condividiamo la medesima preoccupazione per gli sforzi volti a emarginare la pratica religiosa dalla vita pubblica6.

 

 

Segnali di Apertura nel Mondo Musulmano

 

 

Lo sviluppo delle società musulmane in direzione del rispetto dei diritti umani fondamentali – compresi quelli delle minoranze religiose e delle donne – e verso lo Stato di diritto richiede un impegno religioso per la riforma. In particolare, è necessario che i musulmani prendano posizione su due fronti: l’impegno a favore della libertà e l’impegno contro l’estremismo islamico in quanto incompatibile con i principi dell’Islam.

 

 

L’impegno per la libertà dovrebbe giustificare la necessità di possedere

 

un certo grado di autonomia sia per le autorità religiose che per le autorità politiche. A ciascuna di esse interessa essere autonoma nell’ambito delle proprie responsabilità. Un esempio di impegno per la libertà basato sul Corano è stato offerto dal professor Abdullah Saeed, dell’Università di Melbourne, formatosi in Arabia Saudita. «Nell’epoca moderna, in cui la libertà religiosa è garantita dai principali documenti internazionali sui diritti umani ed è considerata uno dei diritti più importanti di un essere umano, i musulmani dovrebbero sottolineare la posizione del Corano sulla libertà di credo, e cioè che non vi è costrizione in materia di fede e di credo. Tutti gli hadîth esistenti su questo tema dovrebbero essere interpretati (o reinterpretati) alla luce delle indicazioni del Corano, che ha un primato su tutti gli altri riferimenti nelle norme e nei valori islamici»7.

 

 

Il professor Saeed si è impegnato in una serie di dibattiti sulla corretta interpretazione del Corano a fronte della sua comprensione politica di matrice islamista. Un suo intervento del febbraio 2011 esamina “la posizione coranica contro l’uccisione degli apostati” nel bel mezzo dei recenti avvenimenti occorsi in Afghanistan, durante i quali alcuni cristiani hanno rischiato la pena di morte con l’accusa di apostasia: «Il Corano non specifica una punizione terrena per il rifiuto dell’Islam. […] Tuttavia, la posizione molto chiara del Corano sulla libertà di credo e religione è stata accantonata dal diritto islamico classico. […] I giuristi musulmani classici hanno interpretato alcuni detti del Profeta

 

per affermare che una semplice conversione dall’Islam dovrebbe essere punita con la morte. […] Mentre molti aderiscono ancora alla posizione classica che limita questa libertà, altri la sfidano apertamente basandosi sul Corano e sulla tradizione del Profeta Muhammad. Secondo questi ultimi, le leggi classiche riguardanti la conversione e la punizione sono interpretazioni umane che dovrebbero essere riesaminate attenendosi fedelmente al Corano e all’esempio di Muhammad»8.

 

 

Il Caso Indonesiano: la Critica dell’Estremismo

 

 

Nel frattempo, i musulmani riformisti dell’Indonesia stanno proponendo una critica teologica degli estremisti e dell’Islam politico, dimostrando che «la retorica impiegata dagli attori estremisti nell’analisi dei problemi che affrontano i musulmani danneggia e distorce l’Islam»9. La fondazione indonesiana LibForAll10 ha condotto uno studio su come gli islamisti radicali si sono infiltrati nelle moschee, nelle scuole, nell’amministrazione del governo e nella politica in Indonesia. Riconoscendo l’ampiezza dell’influenza islamista nel Paese, il Nahdlatul Ulama (NU), una delle maggiori organizzazioni indipendenti musulmane al mondo, ha emanato una fatwa che rifiuta la dichiarazione degli islamisti secondo la quale tutti i musulmani hanno il dovere religioso di contribuire a istituire uno Stato islamico e incoraggia a resistere a tale progetto sulla base di una corretta opinione religiosa.

 

 

La replica del NU è risultata efficace perché non si trattava solo di un’altra voce politica, ma di una spiegazione autorevole delle idee teologiche e filosofiche distorte dagli islamisti. L’educazione religiosa è stata fondamentale perché gli estremisti sfruttano proprio la mancanza di conoscenza religiosa nella popolazione, come ha dimostrato lo studio condotto da LibforAll, il quale ha rivelato che gli attori locali erano spinti ad aderire a movimenti transnazionali islamisti estremisti da una serie di fattori, tra cui la prospettiva di guadagno, il potere e le ingiustizie sociali. Tuttavia, «il più importante fattore che porta a innamorarsi dei movimenti estremisti è una conoscenza superficiale della religione»11. Educando i loro seguaci, i leader religiosi riformisti li “vaccinano” contro l’estremismo, rispondendo ai loro bisogni spirituali e preservandone l’integrità religiosa.

 

 

La confusione in una stessa “matassa secolare” di nozioni diverse ostacola il dialogo sullo sviluppo della libertà nelle società musulmane. Per fare un passo avanti, i sostenitori religiosi della libertà politica dovrebbero sbrogliare questa matassa per poi concentrarsi specificamente sulla centralità della separazione dell’autorità politica da quella religiosa, nell’interesse della libertà e nel rispetto per lo Stato di diritto. Lungi dall’emarginare la religione, questo cambiamento può promuovere l’integrità religiosa e l’impegno pubblico degli individui e delle istituzioni religiose.

 

 

 


 

1Charles Taylor, A Secular Age, Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge (Mass.)-London 2007, 1-3.

 

2Ibi, 3.

 

3Olivier Roy, Globalized Islam: the Search for a New Ummah, Columbia University Press, New York 2004, p. 3.

 

4Benedetto XVI, Libertà religiosa, via per la pace, Messaggio per la Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2011).

 

5Intervento orale del Professor J.H.H. Weiler in rappresentanza di Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, della Federazione Russa e di San Marino – Stati che intervengono come terze parti nel caso Lautsi innanzi alla Grande Camera della Corte Europea dei Diritti, 30 giugno 2010. Il testo è disponibile su: http://www.diritticomparati.it/2010/11/lintervento-di-josep-weiler-alla-corte-di-strasburgo-sul-crocifisso.html [consultato il 10 settembre 2011].

 

6Jennifer Marshall, Religious Liberty in America: An Idea Worth Sharing Through Public Diplomacy, «The Heritage Foundation Backgrounder» 2230 (15 gennaio 2009), disponibile su: http://www.heritage.org/Research/Reports/2009/01/Religious-Liberty-in-America-An-Idea-Worth-Sharing-Through-Public-Diplomacy [consultato il 12 settembre 2011].

 

7Abdullah Saeed, Hadîth and Apostasy, «Public Discourse: Ethics, Law, and the Common Good» (4 aprile 2011), disponibile su: http://www.thepublicdiscourse.com/2011/04/3082 [consultato il 6 giugno 2011].

 

8Abdullah Saeed, The Quranic Case Against Killing Apostates, «The Public Discourse: Ethics, Law, and the Common Good» (25 febbraio 2011), disponibile su: http://www.thepublicdiscourse.com/2011/02/2716 [consultato il 6 giugno 2011].

 

9C. Holland Taylor et alii, The Illusion of an Islamic State: How an Alliance of Moderates Launched a Successful Jihad Against Radicalization and Terrorism in the World's Largest Muslim-Majority Country, LibForAll Foundation 2011.

 

10LibforAll è un’organizzazione di ricerca ed educazione fondata da Holland Taylor per promuovere la libertà civile attraverso la diffusione del pluralismo.

 

11C. Holland Taylor et alii, The Illusion of an Islamic State, xvii-xviii.

 

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