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Religione e società

A proposito di "meticciato di civiltà e culture"

Martino Diez

In questi giorni sono stati pubblicati diversi articoli e commenti in merito alle dichiarazioni del Cardinale Scola sulla presenza di una moschea nel presepio di due scuole del veneziano. Perplessità e critiche decise hanno preso di mira uno dei temi cardini del lavoro del Centro Oasis: il meticciato di civiltà e di culture. Appare, quindi, opportuno ribadire ancora una volta cosa intendiamo ad Oasis quando parliamo di meticciato di civiltà.

 

Con questa parola ci riferiamo prima di tutto all'inedito processo - occorre sottolineare la parola "processo" - di mescolanza di uomini e popoli ormai in atto a livello globale. Si tratta di un fatto che è sotto gli occhi di tutti e negarlo è il modo più certo per subirlo.

 

La domanda è piuttosto quale categoria spieghi meglio l'attuale stato di cose. Nel dibattito pubblico ricorrono alcuni termini: integrazione, identità, multiculturalità, dialogo. Nel lavoro di Oasis è emerso con chiarezza che queste categorie sono non necessariamente sbagliate, ma insufficienti a descrivere la complessità del processo. Quale vantaggio offre invece parlare di meticciato? Rispetto al discorso sull'integrazione sottolinea l'impossibilità di saltare l'autoesposizione personale richiesta dal metodo della testimonianza: nessun Stato farà per noi il lavoro di "integrare". Ai sostenitori dell'identità ricorda che essa è relazionale: se si chiude, muore. Con la interculturalità condivide la sottolineatura di un autentico rispetto della diversità (che il multiculturalismo promette senza poter dare), aggiungendovi una nota sanguigna e concreta: le ragioni relazionali infatti possono essere solo imperfettamente possedute dagli attori in gioco ed esplicitarsi alla fine del processo. Infine, la storia è luogo di incontro e dialogo, ma anche di scontro, e l'esito non è determinato a priori. L'esempio imponente dell'America Latina e in particolare del Messico, che nessuno seriamente potrebbe definire "imbastardimento", indica al tempo stesso potenzialità e contraddizioni del meticciato.

 

Sappiamo bene che nessuna categoria, nemmeno quella di meticciato, può rappresentare "il" paradigma con cui guardare al fenomeno della mescolanza, tanto più che essa è pesantemente connotata sia biologicamente che ideologicamente. Tuttavia, se ben trattenuta nei limiti imposti dalla specificazione "meticciato di civiltà e di culture" essa appare, nonostante tutti i rischi a cui è esposta e per le ragioni accennate, una categoria da privilegiare.

 

I processi storici sono imprevedibili e non dominabili, accadono senza chiedere il permesso. Tuttavia, attraverso lo studio dei fattori che li costituiscono, non solo possono essere sempre meglio conosciuti ma anche, con esiti non determinabili a priori, orientati. Il processo di meticciato di civiltà e di culture, pur nel suo tumultuoso e spesso violento attuarsi, chiede di essere affrontato con questa positiva attitudine critica. Essa poggia ultimamente su un duplice fermo convincimento. Anzitutto l'aspirazione all'universalità e all'unità costitutiva del cuore dell'uomo che è fatto per la verità e, in secondo luogo, la consapevolezza che la storia è guidata da Dio con un preciso disegno che amorevolmente include tutta l'umanità.

 

La necessità di una valutazione critica della categoria di "meticciato di civiltà e di culture" è stata percepita immediatamente da parte di Oasis. Nelle prossime settimane vedrà la luce per i tipi di Marcianum Press un articolato studio in proposito, dal titolo Meticciato: convivenza o confusione?, a cura di Paolo Gomarasca. Il volume potrà fornire un valido contributo alla pubblica discussione, che speriamo vivace.

 

Se si tratta di valutare criticamente i processi storici in atto in modo da poterli giudicare e orientare, allora è più che necessario ascoltare il richiamo al compito educativo presente nelle riflessioni del Patriarca Scola sulla questione dei presepi.

 

Educare, e tutti siamo ben consapevoli del fascino e della complessità dell'impresa, è la strada che accompagnerà la nostra generazione e quelle successive nell'accogliere e vivere da protagonisti il tempo che la Provvidenza ci ha donato.

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