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Religione e società

Ad Assisi 25 anni dopo

Rappresentanti di diverse religioni e un gruppo di non credenti, invitati da Benedetto XVI, si sono incontrati il 27 ottobre scorso ad Assisi per celebrare una giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace nel mondo.

 

 

I “Pellegrini della verità, pellegrini della pace” sono partiti insieme in treno dalla stazione San Pietro di Roma e hanno raggiunto la Basilica Santa Maria degli Angeli di Assisi dove si sono sistemati davanti alla Porziuncola, chiesetta che è diventata ormai il simbolo universale della spiritualità di Francesco e del suo sogno di una pace universale.

 

“Venticinque anni fa, qui, in Assisi, il papa Giovanni Paolo II ci fece iniziare il pellegrinaggio odierno. Adesso pertanto dobbiamo riflettere sul nostro progresso su questa strada. Perché non siamo arrivati più vicini a dove egli voleva essere? Siamo mancanti nella parte interiore del viaggio?”: con queste domande Acharya Shri Shrivatsa Goswami, il rappresentante dell’induismo, ha stimolato un serio esame di coscienza del cammino fatto fino adesso.

 

 

Il mondo dei nostri giorni, ovviamente, non è lo stesso di 25 anni fa. Tante cose sono cambiate anche a proposito del tema concreto della pace.

 

Dopo l’intervento di vari dei capi religiosi e della signora Julia Kristeva, rappresentante del mondo laico e non credente, Benedetto XVI ha preso la parola per domandare: “Che cosa è avvenuto da allora? A che punto è oggi la causa della pace?”

 

“Allora – continua il Santo Padre - la grande minaccia per la pace nel mondo derivava dalla divisione del pianeta in due blocchi contrastanti tra loro. Il simbolo vistoso di questa divisione era il muro di Berlino che, passando in mezzo alla città, tracciava il confine tra due mondi. Nel 1989, tre anni dopo Assisi, il muro cadde – senza spargimento di sangue. All’improvviso, gli enormi arsenali, che stavano dietro al muro, non avevano più alcun significato. Avevano perso la loro capacità di terrorizzare”.

 

 

La caduta del Muro non ha portato come conseguenza naturale un’era di pace; questa è minacciata anche dall’assenza di Dio o da una religione concepita e vissuta in modo erroneo. In qualche caso anche la Chiesa ha sbagliato. Il Papa lo riconosce con molta umiltà affermando: “Come cristiano, vorrei dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è il Creatore e Padre di tutti gli uomini, a partire dal quale tutte le persone sono tra loro fratelli e sorelle e costituiscono un’unica famiglia”.

 

 

Dire no a Dio “ha prodotto crudeltà e una violenza senza misura, che è stata possibile solo perché l’uomo non riconosceva più alcuna norma e alcun giudice al di sopra di sé, ma prendeva come norma soltanto se stesso. Gli orrori dei campi di concentramento mostrano in tutta chiarezza le conseguenze dell’assenza di Dio”. A loro modo lo hanno riconosciuto anche altri capi religiosi che hanno preso la parola.

 

Olav Fykse Tveit, Segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, più volte ha parlato del contributo che i giovani possono dare nel processo della pace. Sono essi, ha detto, “portatori di cambiamento”. Motivo per il quale “abbiamo bisogno della visione e del coraggio dei giovani per i cambiamenti necessari”. Infatti, tutti possiamo renderci conto di “come i giovani guidino oggi i processi di democratizzazione e di pace in molti paesi”. Così succede, “anche quando essi diventano vittime della violenza e del terrore, come è accaduto nel mio paese, la Norvegia, quest’anno”, ha enfatizzato il pastore Fykse Tveit.

 

 

Concluso l’incontro di Santa Maria degli Angeli, i partecipanti si sono trasferiti alla Basilica di San Francesco nella città di Assisi per la seconda parte dell’incontro insieme a tutte le persone che hanno voluto partecipare spontaneamente e che hanno riempito con canti e ritmi contagiosi i piazzali vicini.

 

Il momento più solenne è stato quando, uno ad uno e nelle proprie lingue, i leader religiosi e uno dei rappresentanti dei non credenti hanno proclamato il loro impegno per la pace e la giustizia, una risposta concreta al cammino fatto prima di arrivare ad Assisi e al monito di Julia Kristeva che nel suo intervento aveva detto: “Per la prima volta, l’homo sapiens è in grado di distruggere la terra e se stesso in nome delle proprie credenze, religioni o ideologia, ma anche in nome della scienza e della tecnica”.

 

 

L’Osservatore Romano ha descritto così uno dei momenti più belli della chiusura dell’incontro: dieci, cento, mille fiammelle accese a illuminare il crepuscolo di una giornata memorabile. Erano le fiammelle delle lampade passate ad Assisi dalle mani dei giovani a quelle dei leader religiosi di tutto il mondo; quelle dei lumini consegnati a cardinali e arcivescovi cattolici, ad anglicani, ortodossi, musulmani, ebrei, buddisti, shintoisti, indù e centinaia di fedeli di altre denominazioni mentre, nel tardo pomeriggio, ai piedi della tomba di Francesco, il santo della fratellanza universale, tutti rinnovavano l’impegno a lavorare nel grande cantiere della pace.

 

 

Quello che io stesso ho visto e vissuto mi convince della veridicità delle parole di Julia Kristeva: “L’incontro delle nostre diversità, qui ad Assisi, testimonia che l’ipotesi della distruzione non è l’unica possibile”.

 

 

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