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Classici

Anatomia di una disfatta

Corpo corazzato israeliano durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967 [Fritz Cohen / Flickr]

Nella sua celebre Autocritica dopo la sconfitta, pubblicata dopo la Guerra dei Sei Giorni, il filosofo siriano Sādiq al-‘Azm traccia una diagnosi impietosa dei mali che decretarono il fallimento dei regimi arabi progressisti, condannando i popoli del Nord Africa e del Medio Oriente a una crisi profonda e ancora irrisolta

Questo articolo è pubblicato in Oasis 31. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 20/08/2021 16:52:35

Leggi l'introduzione e questo classico Come fallisce una rivoluzione

 

[Il complottismo]

 

Tra i terribili errori in cui sono caduti gli arabi riguardo la loro propria Causa, il primo è la grande sottovalutazione delle forze del nemico. Il secondo […] è la sopravvalutazione di quelle stesse forze e della loro influenza fino al punto di ascrivere loro capacità mitologiche superiori, che le renderebbero padroni del regime capitalista e comunista e dell’intero corso della storia. Naturalmente ingigantire la forza del nemico e la potenza della sua influenza in questi termini fantastici è uno dei modi per giustificare il nostro fallimento e far ricadere la responsabilità della sconfitta su cause che sfuggono alla nostra volontà, perché collegate a realtà che vogliamo credere così potenti da rendere vano tutto il nostro coraggio. […]

 

La diffusione di questo modo di pensare nel giustificare le sconfitte arabe di fronte al sionismo e alle forze coloniali che lo sostengono dimostra che la ragione araba (o per meglio dire l’immaginazione araba) continua a preferire la spiegazione più semplice e più ingenua degli avvenimenti storici. Il modo più semplice per capire un fenomeno complesso come la politica estera di una realtà quale gli Stati Uniti è di attribuirla a una persona o a un gruppo di persone (i Savi di Sion, per esempio), ritenerli responsabili di ogni suo aspetto, gettare su di loro la colpa e concluderne che se quelle persone scomparissero, il corso degli avvenimenti cambierebbe completamente.

 

In altre parole, cerchiamo sempre una spiegazione degli avvenimenti che li riconduca alla fine a una «potenza volitiva» nascosta dietro di essi o a «intenzioni e finalità» per l’avvenire proprie di persone che controllerebbero lo svolgimento dei fatti come loro piace, avvolti in un segreto totale. Per dire, l’ultimo secolo, secondo questa logica, non sarebbe altro che la messa in atto minuziosa dei piani e della volontà dei Savi di Sion, tramanti nel segreto. La ragione araba non si è ancora abituata a spiegare gli avvenimenti secondo criteri scientifici moderni che non si basano su causalità oscure e non riconducono i fatti a volontà nascoste e forze personali, ma a considerazioni economiche oggettive, ad esempio, o a forze sociali che esercitano pressioni meccaniche o a un’interazione dialettica tra di esse.

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