close_menu
close-popup
image-popup

Lingue disponibili:
close-popup
Paypal
Carta di credito

Privacy policy

Sostienici
Newsletter
Focus attualità

L’attentato di Nizza, tra laïcité e geopolitica

La basilica di Notre Dame a Nizza dopo l'attacco del 29 ottobre [VP Brothers - Shutterstock]

Rassegna stampa ragionata sul Medio Oriente e sul mondo musulmano

Ultimo aggiornamento: 31/10/2020 11:07:58

Il 29 ottobre, nella giornata in cui si celebrava la nascita del Profeta Muhammad e l’ultima di relativa libertà prima di un nuovo confinement, ci sono stati degli attacchi terroristici in Francia, e contro il consolato francese a Gedda, in Arabia Saudita. A Nizza, una signora sessantenne è stata sgozzata nella basilica di Notre Dame e poi altre due persone, il sacrestano e un’altra donna, sono state uccise. L’assalitore è stato colpito dalla polizia e si trova in ospedale. Al momento questi episodi non sembrano essere connessi, ma giungono dopo un periodo già molto teso e contrassegnato da altri fatti violenti: l’attacco a dei passanti davanti all’ex redazione della rivista satirica Charlie Hebdo da parte di un ragazzo pakistano, la decapitazione del professore Samuel Paty il 16 ottobre, la pubblicazione di altre vignette che ridicolizzano il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan, con le conseguenti reazioni di una parte del mondo islamico.

 

La questione si sviluppa quindi su più livelli: da una parte continua la sfida geopolitica tra Macron ed Erdogan, dall’altra si ripresenta la mai risolta questione della libertà di espressione, a sua volta connessa alla mobilitazione del mondo musulmano. Infatti, in concomitanza con le manifestazioni anti-francesi in svariate parti del mondo islamico, è stato invocato un boicottaggio delle merci francesi, mentre Al Azhar ha annunciato che un comitato di giuristi sta preparando una causa a Charlie Hebdo. Piani di scontro che si intrecciano, episodi che fanno eco agli attentati del 2015. Cerchiamo di fare chiarezza mettendo in ordine i vari elementi.

 

Sfida geopolitica dentro e fuori la Francia

 

Secondo Olivier Roy la vera posta in gioco del conflitto non è l’Islam: obiettivo di Erdogan è quello di scalzare l’Arabia Saudita dal piedistallo di Paese guida del mondo sunnita. Certo, un’operazione non facile e per la quale “il Sultano” si è creato molti nemici, ma che continua su tutti i fronti: Libia, Siria, Mediterraneo orientale e ora anche Nagorno-Karabakh. Anche a livello interno «c’entrano poco le vignette. Semmai, il vaso è traboccato con la norma [francese] che chiede di schedare gli Imam. Erdogan vuole cavalcare la rabbia della diaspora turca», ha detto il sociologo francese. Infatti il progetto di legge sul separatismo islamico prevede di privare la Turchia «della sua principale leva sull'Islam in Francia, quella degli imam turchi e degli insegnanti di lingua turca nelle scuole pubbliche».

 

Marco Lombardi sembra essere dello stesso parere di Roy: «Erdogan difende il suo progetto di espansione ottomana semplicemente. Ha in piedi un rilancio della presenza turca in tutta la vecchia area di influenza ottomana. Di conseguenza, usa in maniera strumentale tutte le occasioni che ha».

 

Alla luce di questa considerazioni, è facile intuire perché la Turchia (insieme al Qatar, unico stabile alleato di Ankara) si sia fatta promotrice del boicottaggio contro i prodotti francesi, dopo scambi di accuse reciproche con Macron, cominciate lo scorso weekend: «Nel fine settimana, Erdogan si è indignato per i commenti di Macron sull'Islam. Il presidente francese ha recentemente annunciato una controversa campagna per modificare la pratica della fede [islamica] in Francia, ammonendo che alcuni musulmani nel Paese diffondono credenze che si discostano “dai valori della repubblica e che spesso si traducono nella creazione di una contro-società”», spiega il Washington Post. Erdogan ha detto che Macron ha bisogno di cure mentali, la Francia ha allora ritirato il proprio ambasciatore da Ankara.

 

Secondo Haaretz la minaccia turca è «illusoria», perché a livello economico Ankara è in gravi difficoltà, al punto che potrebbero essere necessari dei finanziamenti da parte del Fondo monetario internazionale per tenere a galla la lira turca, che nelle ultime settimane è in caduta libera. Ovviamente questo è un problema, perché fare la guerra costa moltissimo. Politico lo dice chiaramente: la speranza di Erdogan è che gli attacchi a Macron sviino l’attenzione dal deterioramento della situazione economica interna. Ma continuare su questa linea è un rischio politico per Erdogan, soprattutto se alle elezioni americane dovesse vincere Biden: «è probabile che la sua amministrazione prenda una posizione più dura sulla Turchia di quanto abbia fatto Donald Trump».

 

Erdogan quindi, in un tentativo di indebolire il nemico francese, è sponsor dell’Islam radicale e può essere considerato il mandante ideologico degli attacchi di ieri? Secondo Matteo Colombo è importante tenere a mente l’efficacia del messaggio jihadista, nonostante la sconfitta territoriale dello Stato islamico: «In questo momento, i gruppi terroristi legati a questa ideologia hanno l’occasione di strumentalizzare la tensione tra Francia e una parte del mondo musulmano per portare avanti la loro agenda politica. In particolare, queste organizzazioni possono sfruttare il tema della guerra dell’Occidente nei confronti dell’Islam, che dal loro punto di vista non si giustifica con fattori politici contingenti, ma con un’ostilità profonda e insanabile. Per i gruppi terroristi di matrice jihadista, l’unica risposta possibile a tale ostilità è la violenza». E lo scontro, sempre secondo Roy, è tra laicità e religione, per cui la violenza islamista si impone anche perché l’Islam mainstream non trova spazio.

 

Resta comunque il dubbio che ci sia un’azione di regia e saranno probabilmente le indagini a determinarlo. Sebbene la Turchia abbia «fortemente condannato» l’attacco di Nizza, Lyonmag riporta che mercoledì sera nelle vie del centro di Lione dei membri della comunità turca hanno violato il coprifuoco in vigore a causa della pandemia da coronavirus e hanno scandito slogan pro-Erdogan e messaggi di minaccia contro la comunità armena. Nel conflitto in Nagorno-Karabakh infatti la Turchia sostiene militarmente l’Azerbaijan e questa è l’ennesima dimostrazione di come politica estera e disordini interni siano intrecciati. Sempre a Lione un giovane afgano armato di coltello che «sembrava pronto a passare all’azione» e che era già stato segnalato ai servizi segreti è stato arrestato dalla polizia. L’uomo che è stato abbattuto dalla polizia ad Avignone invece non era collegato al terrorismo di matrice islamica, ma forse apparteneva a un gruppo di estrema destra.

 

L’attentatore di Nizza parrebbee un giovane tunisino di 21 anni di nome Brahim Aouissaoui. Sbarcato sull’isola di Lampedusa a fine settembre, sarebbe arrivato in Francia il 9 ottobre con solo un documento della Croce Rossa italiana e una copia del Corano. La maggior parte dei tunisini che arrivano in Italia vengono rimpatriati, spiega Arianna Poletti, ma, quando i centri di rimpatrio sono pieni, alcuni riescono a ottenere un lascia-passare per varcare i confini. Tuttavia l’identificazione è confusionaria, per cui è facile perdere traccia di chi ottiene il foglio di via. Sembrerebbe quindi un caso quindi ben diverso dai precedenti attentati terroristici in cui gli assalitori erano in prevalenza musulmani di seconda generazione radicalizzatisi in Francia, ma si attendono ulteriori indagini.

 

Prospettive future sul rapporto tra laïcitè e l’Islam

 

Il clima è molto teso ora in Francia, racconta il New York Times. Le affermazioni di Macron e sul «separatismo islamista» e la necessità di creare un «Islam dei Lumi» «hanno causato disorientamento tra i quasi sei milioni di musulmani francesi, la maggior parte dei quali condannano la violenza, ma temono di essere etichettati come terroristi». Alcuni infatti sono già partiti all’attacco, affermando che la vicenda di Samuel Paty abbia mostrato una sostanziale «continuità tra l’islamismo ordinario e il terrore sanguinario».

 

In un articolo collettivo di Le Monde (riproposto in italiano da Avvenire) pubblicato dopo l’assassinio di Samuel Paty, un gruppo di intellettuali mediorientali mette in guardia dal rischio di cedere al puro scontro ideologico rappresentato da nichilismo islamico e razzismo anti-musulmano: «Il mondo di oggi, nella sua diversità e unità, è in crisi. Niente collega più i suoi componenti tra loro. I musulmani e la loro religione ne fanno parte, che gli piaccia o no. E Emmanuel Macron non ha sbagliato a dire che l'islam è in crisi. Molti intellettuali del mondo musulmano, credenti e non, lo ripetono da decenni, e con parole più dure delle sue. Non ha detto nulla, però, dell'altra crisi che colpisce il nostro mondo e che aggrava quella specifica dell'Islam. Né ha menzionato il fatto che la crisi dell'Islam, che si manifesta in particolare con l'ascesa al suo interno del jihadismo nichilista, si sta aggravando con l'intensificarsi, in Occidente e altrove, della xenofobia e del razzismo».

 

Anche secondo Vittorio Emanuele Parsi esiste un rischio per cui «due società crescono l’una dentro l’altra, l’una ostile all’altra, pronte a dilaniarsi e a fare a pezzi ogni idea di spazio comune repubblicano». Per impedire ciò lo Stato francese «non deve essere o anche solo mostrarsi indifferente di fronte ai rischi di discriminazione verso una parte della sua popolazione e alle peggiori condizioni e prospettive economiche sociali che riguardano i musulmani di Francia. Alla responsabilità verso le banlieue e i loro abitanti le istituzioni repubblicane non possono sottrarsi, altrimenti a nulla valgono i pur necessari – quando giustificati – interventi repressivi contro questa o quella organizzazione islamista».

 

Infine Bloomberg ricorda che anche il primo ministro del Pakistan Imran Khan si è unito a Erdogan nel criticare il trattamento dei musulmani di Francia (in maniera anche abbastanza ipocrita, visto il silenzio sul trattamento degli uiguri in Cina, a conferma che la questione riguarda la percezione dei relativi rapporti di forza). Al coro ieri si era unito anche l’ex primo ministro della Malesia, che in un thread delirante su Twitter aveva scritto che «i musulmani hanno il diritto di uccidere milioni di francesi» per il loro passato coloniale. Il tweet che è poi stato rimosso dal social. Aggiunge Bobby Ghosh: «Dopo l'attacco di Nizza, tutti e tre gli uomini hanno ora la possibilità di elevarsi al di sopra di se stessi. Il presidente francese vorrà nuovamente riaffermare il suo impegno per la libertà di espressione, ma dovrebbe anche rivolgersi alla rabbia e alle ansie dei cittadini musulmani francesi. Deve rassicurarli sul fatto che non saranno presa di mira come una comunità per le azioni di alcuni estremisti. [...] A loro volta, Erdogan e Khan dovrebbero condannare con forza le uccisioni di Nizza - le smielate espressioni di "rammarico" non saranno sufficienti - e utilizzare le proprie forze dell'ordine per reprimere coloro che hanno lanciato odio e invocato la violenza contro la Francia. Ora più che mai, quello che questi leader dicono è importante».

 

In una frase

 

Il Dipartimento di Stato americano ha proposto la vendita degli F-35 agli Emirati Arabi Uniti dopo aver ricevuto il beneplacito di Israele (Politico), che ha chiesto di poter comprare degli F-22 per mantenere il dominio militare nella regione (Haaretz).

 

Lunedì in Siria degli attacchi aerei da parte russa hanno colpito i ribelli sostenuti dalla Turchia (Washington Post).

 

L’Afghanistan potrebbe non essere destinato a ripetere il proprio passato (Foreign Policy).

 

Continua la guerra in Nagorno-Karabakh, dove gli armeni devono affrontare «un tentativo di eliminazione» (Le Monde).

 

A Peshawar, in Pakistan, è stata esplosa una bomba in una scuola religiosa islamica. L’attacco non è stato rivendicato (BBC).

 

In Libia Haftar prepara i propri figli alla successione (Jeune Afrique).

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Oasiscenter
Abbiamo bisogno di te

Dal 2004 lavoriamo per favorire la conoscenza reciproca tra cristiani e musulmani e studiamo il modo in cui essi vivono e intrepretano le grandi sfide del mondo contemporaneo.

Chiediamo il contributo di chi, come te, ha a cuore la nostra missione, condivide i nostri valori e cerca approfondimenti seri ma accessibili sul mondo islamico e sui suoi rapporti con l’Occidente.

Il tuo aiuto è prezioso per garantire la continuità, la qualità e l’indipendenza del nostro lavoro. Grazie!

sostienici