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Religione e società

Autorità e libertà nell’Islam. Presentazione dei lavori

Pubblichiamo la presentazione dei lavori del Comitato Scientifico di Oasis che si è riunito a Villa Cagnola il 29 e 30 giugno 2017 sul tema “Oltre ISIS. Autorità e libertà nell’Islam” contemporaneo

Cari amici,

mi associo ai saluti che vi sono stati rivolti dalla direttrice editoriale per dirvi anch’io la gioia di ritrovarsi tutti insieme. È vero, non sono mancate in questi anni le occasioni di vederci, in Italia o all’estero, ma un momento di lavoro plenario permette di percepire meglio, innanzitutto a noi stessi, il soggetto comunitario che noi siamo.

Dato che il Cardinale ha già delineato il tema dell’incontro, a me tocca soltanto dettagliarne brevemente il programma, per permettere di sfruttare al meglio il tempo che trascorreremo insieme. Il documento preparatorio che avete ricevuto ai primi di maggio si apre sotto il segno del jihadismo e non potrebbe essere altrimenti, considerato che esso ha conosciuto una particolare recrudescenza negli ultimi tre anni, a partire dalla presa di Mosul nel giugno 2014 e dalla conseguente proclamazione dello pseudo-califfato di ISIS. Chi era a Sarajevo nel 2014 ricorderà anzi come le prime notizie su quella sigla allora sconosciuta ai più iniziassero a circolare proprio in quei giorni.

Ma il titolo del nostro incontro vorrebbe andare Oltre ISIS. Non dopo – come ha spiegato Sua Eminenza – ma comunque al di là di essa. Siamo infatti convinti di due cose: da un lato, che un’eccessiva focalizzazione sui movimenti jihadisti, fino a seguirne le mosse, come alcuni fanno, giorno per giorno e attentato per attentato, non giovi a un’effettiva comprensione del fenomeno (il logos che è dietro gli avvenimenti infatti non emerge con il mero accumulo d’informazioni); dall’altro, che le efferatezze compiute dai gruppi terroristi, fino ai massacri perpetrati da ISIS in Iraq e Siria, abbiano determinato almeno due cambiamenti strutturali nel mondo musulmano, e quindi nella nostra relazione con esso.

Il primo, a cui dedicheremo la giornata di oggi, tocca l’autorità religiosa e la sua re-istituzionalizzazione. Si può discutere – e anche tra noi vi sono opinioni diverse al riguardo – se un discorso religioso di tipo fondamentalista sia all’origine del jihadismo, come affermano parecchi analisti e politici in specie mediorientali, o se invece esso sia il riflesso di un disagio esistenziale più profondo, in Europa soprattutto. Probabilmente le due cose non si escludono a vicenda, soprattutto se si analizzano separatamente quelle che proporrei di chiamare le fasi dellaproduzione del discorso jihadista e della sua recezione.

Ciò che però è certo è che lo choc di ISIS ha generato per reazione una nuova centralità delle istituzioni religiose dei diversi Paesi islamici, particolarmente evidente in Egitto e Marocco, ma in realtà estesa all’insieme dell’area mediorientale, in cui gli Stati hanno cercato di porre un freno alla polifonia delle interpretazioni, invocando e avocando un ruolo docente, quasi magisteriale. Sembra perciò delinearsi, come effetto imprevisto del jihadismo, un’inversione di tendenza rispetto al trend iniziato negli anni Sessanta e caratterizzato dallo smantellamento, in vari Paesi, delle vecchie moschee-università, per lasciar spazio a un nazionalismo o che certo faceva appello all’Islam, ma in una logica subalterna rispetto al progetto di costruzione statale. Un analogo movimento verso l’istituzionalizzazione si può osservare poi nel contesto europeo, di cui parleremo questo pomeriggio.

Naturalmente il tentativo di risuscitare un Islam degli Stati, da contrapporre a un jihadismo nomade e delocalizzato, non è privo di ambiguità, prima tra tutte la dipendenza dall’agenda politica del momento e la scarsa credibilità degli attori religiosi nel momento in cui si implichino eccessivamente con le istanze di governo. È quindi del tutto lecito, e anzi necessario, domandarsi se questo processo possa riuscire, oltreché se esso sia realmente desiderabile. Resta però il fatto di una nuova centralità del tema dell’autorità religiosa, comunque poi esso evolva.

Proprio mossi da queste considerazioni abbiamo scelto d’intitolare il progetto di ricerca di quest’anno Alla Ricerca di una Guida. Autorità e Leadership nell’Islam contemporaneo. Reso possibile da Fondazione Cariplo, esso coinvolge sei ricercatori, quattro dei quali (Ahmad Wagih, Alessandro Ferrari, Marina Calculli e Bartolomeo Conti) presenteranno oggi una relazione – gli altri due ricercatori, Felice Dassetto e Ines Peta, vi sono impossibilitati per impegni extra-accademici – mentre anche il nuovo numero della rivista, in uscita oggi, sarà dedicato al medesimo tema. Due sono allora le domande che è utile tenere a mente per questa prima giornata, pur nella molteplicità degli stimoli che saranno offerti: stiamo assistendo a un nuovo interventismo degli Stati nella definizione dei contenuti religiosi islamici? E se sì, con quali effetti e con che probabilità di successo? Come si può facilmente capire, la risposta a queste domande ha ricadute immediate sul modo d’impostare il dialogo islamo-cristiano, in cui molti dei presenti sono attivi. Per il momento possiamo forse affermare che Papa Francesco, scegliendo di visitare l’Azhar, ha inteso dare una chance a questo tentativo.

È però certo che, comunque vada il processo d’istituzionalizzazione, la polifonia di voci che proviene oggi dal mondo musulmano non si esaurirà. Anche in questo caso ISIS ha rappresentato una svolta, perché ha posto con inaudita forza una domanda finora rimasta sotto traccia: Che cos’è l’Islam? È una domanda che preme a ogni latitudine, sia all’interno che all’esterno del mondo islamico – basti pensare al dibattito sulla genesi di ISIS. Se quindi la prima giornata sarà nel segno della domanda Con quale autorità? (per citare il titolo di un romanzo di Benson), la seconda avrà come sottofondo l’interrogativo Con quanta libertà? Con quanta libertà per i musulmani, chiamati a riflettere sulla crisi che sta investendo il Medio Oriente, e con quanta libertà per i cristiani orientali, che lottano per assicurarsi un futuro nelle terre in cui sono nati. E posso anticipare che a questo tema sarà dedicato anche il secondo numero di Oasis per quest’anno.

Vi invito però a non separare eccessivamente le due giornate, perché il nesso autorità-libertà è antropologicamente parlando uno dei più fecondi che si possano immaginare, oltre che uno dei più misconosciuti nell’Occidente odierno. Ecco perché l’ultima parte degli interventi, adottando una prospettiva più teologica, affronterà il tema della testimonianza, come forma suprema di consegna – e qui entra il tradere e l’autorità – di una verità autenticamente rispettosa della libertà del proprio interlocutore. Paradigma supremo di questa testimonianza è il martirio, di cui – e così chiudiamo il circolo – il jihadismo costituisce l’oscena caricatura.

Molti sono dunque gli stimoli che ci attendono e non voglio dilungarmi oltre. Concludo però con un’indicazione di metodo. Il nostro non è un convegno. Certo, ci sono i relatori e i panel, i coffee break e le discussioni, ma il tentativo che vogliamo fare è quello di un ascolto reciproco (ascolto di fecondazione direbbe l’Arcivescovo), che favorisca la nostra crescita come soggetto pluriforme. Per questo non abbiamo voluto sessioni parallele, come ormai si usa fare, e per questo vi chiediamo di assistere all’insieme delle relazioni, facendo lo sforzo di adattarsi a una lingua e a uno stile argomentativo che muterà in ragione delle diverse provenienze geografiche, culturali e religiose. Non ci interessa un intervento spot – non varrebbe la fatica di radunarvi tutti qui, avendo presente le agende di ciascuno e anche nostre personali – ma un lavoro comune che ci aiuti a leggere il presente per cercare d’immaginare il futuro. E il posto di Oasis in esso.

Grazie e buon lavoro.

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