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Cristiani nel mondo musulmano

Un percorso culturale e spirituale

Beirut - Moschea Hariri e Cattedrale maronita

Padre Samir ha ampiamente contribuito a un’irradiazione illuminata e rispettosa delle specificità del Medio Oriente

Ultimo aggiornamento: 10/07/2018 17:28:57

L’intervento di Adel Sidarus al Simposio “Patrimonio Arabo-Cristiano e dialogo Islamo-Cristiano”, Atto Accademico in onore di p. Samir Khalil Samir, SJ.

 

 

Siamo qui riuniti da diversi angoli del mondo per rendere omaggio a un grande maestro, che per più di quarant’anni ha formato generazioni di studenti presso questo Pontificio Istituto Orientale (PIO), prima in esclusiva e poi in parallelo con l’Università Saint-Joseph di Beirut (USJ), dove pure ha insegnato per lungo tempo. La sua intensa e feconda attività inizia però alcuni anni prima dell’arrivo a Roma, nella sua stessa patria, l’Egitto, dopo la formazione in Francia, coronata da un diploma superiore in filologia araba con una tesi sull’arabo cristiano.

 

Padre Samir – Samir Khalil Kosseim, secondo la documentazione ufficiale, ma oggi comunemente noto come Samir Khalil Samir – può essere degnamente considerato il terzo fondatore degli studi arabi cristiani, nella scia del pioniere Louis Cheikho (1859-1927) – anch’egli gesuita, nato a Mardin nella Mesopotamia settentrionale e stabilitosi a Beirut – e di Georg Graf (1875-1955), il dotto parroco di Dillingen an der Donau, nel sud della Germania.

 

In tempi recenti, Samir si è distinto internazionalmente come islamologo, privilegiando l’analisi dei fondamenti coranici e della tradizione profetica in materia di alterità religiosa e della loro realizzazione nel corso della storia. Lo si può considerare, in breve, come un altro aspetto della letteratura cristiana araba e degli scambi intellettuali e culturali tra cristiani e musulmani in Medio Oriente – aree in cui Samir ha davvero eccelso e fondato un’intera scuola, della quale ho avuto il privilegio, penso, di essere il primo beneficiario.

 

Oltre a un migliaio di pubblicazioni, in francese, arabo, italiano o inglese (tesi accademiche, libri, edizioni di testi, cataloghi di manoscritti, articoli, saggi, voci di enciclopedie, recensioni critiche), oltre a un migliaio di conferenze e interviste in tante lingue, oltre al suo poliedrico magistero, Samir ha creato a Beirut, nel 1991, il CEDRAC (Centro di Documentazione e di Ricerche Arabe Cristiane), integrato nel 2000 nella nuova Facoltà di scienze religiose della USJ. Come si può leggere nella presentazione ufficiale di questo centro di ricerche, esso comprende una biblioteca specializzata di circa 35.000 volumi – il 75% dei quali in arabo – e riproduzioni di circa 4.000 manoscritti di autori arabi cristiani, provenienti da tutto il mondo, in particolare dal famoso fondo del Monastero di Santa Caterina (di Alessandria, per favore!), dei quali si sta preparando un inventario dettagliato. Possiamo aggiungere inoltre una biblioteca digitale di oltre 300 testi medievali arabi cristiani (completamente vocalizzati, “alla Samir”) e più di mille interventi sul patrimonio letterario arabo dei cristiani.

 

Samir ha avviato e parzialmente diretto una buona mezza dozzina di collane di testi arabi cristiani, redatte in diverse lingue e pubblicate in diversi paesi, fino agli Stati Uniti, passando naturalmente per quest’Italia in cui la collana Patrimonio Culturale Arabo Cristiano ha appena pubblicato il quattordicesimo volume della serie. La prima collana creata da Samir, pubblicata proprio nel Medio Oriente e sempre bilingue, resta però Al-turāth al-‛Arabī al-Masīḥī / Patrimoine Arabe chrétien (PAC), che conta già 34 volumi!

 

Inoltre, Samir è co-editore di alcune riviste sull’Oriente cristiano, pubblicate egualmente in diversi paesi. Ma soprattutto, ha organizzato o avviato una serie di simposi e convegni internazionali sulla letteratura araba cristiana, spesso curando personalmente la pubblicazione degli atti, come avvenuto in particolare per i primi due congressi internazionali in materia, tenutisi rispettivamente in Germania e Olanda nel 1980 e 1984 e pubblicati nella collana del PIO, la Orientalia Christiana Analecta (vol. 218 e 226, rispettivamente del 1982 e 1986).

 

In questo quadro di pubblicazioni, uno dei tratti indelebili dell’eredità scientifica e metodologica di Samir tocca il modo di edizione di testi arabi antichi. Rispetto rigoroso del testo in quanto tale, vocalizzazione intelligente, divisione in paragrafi omogenei, messa in evidenza grafica di brani in rima quando viene adottato lo stile del saj‛ arabo sono alcuni dei suoi cardini metodologici, per non parlare della necessità di approfondite ricerche sulla trasmissione manoscritta e di un’introduzione critica sull’autore e sul contesto.

 

I numerosi testi e studi, così come le tesi accademiche condotte sotto la sua guida, illustrano bene questa dimensione e hanno portato ad elevare gli studi arabi cristiani al livello degli studi classici, promuovendo lo scambio interculturale e interreligioso, e così l’apertura universale, ad maiorem Dei gloriam.

 

Arabista e islamologo di qualità, Samir si è distinto in particolare per la scelta di espandere il campo della letteratura araba cristiana a tutta la produzione scritta (i tedeschi parlerebbero di Schrifttum) dei cristiani arabi o arabi cristiani. Per lui, infatti, non è tanto una questione di letteratura religiosa araba cristiana, ma di letteratura araba dei cristiani, in qualunque genere o campo. Contrariamente al noto manuale di Graf, la prospettiva di Samir abbraccia pertanto la filosofia e le scienze naturali ed esatte, così come le belle lettere, e come tale integra con naturalezza il notevole contributo che i cristiani di tutte le confessioni offrirono al movimento di traduzioni che dall’ottavo al decimo secolo permise l’emergere della civiltà classica dell’Islam. Più tardi, nei tempi moderni, è stato grazie a un analogo movimento di traduzione (questa volta non più dalla produzione greca o irano-indiana, ma dalla letteratura europea), che l’insieme del Risorgimento arabo moderno, la Nahda, ha potuto beneficiare della partecipazione decisiva dei cittadini siro-libanesi ed egiziani cristiani.

 

La presenza di Padre Samir qui a Roma, nel cuore del cattolicesimo e in quest’istituto in particolare, affidato alla Compagnia di Gesù, così come nel PISAI (Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica, per lungo tempo retto dai Padri Bianchi), ha  ampiamente contribuito a un’irradiazione illuminata e rispettosa delle specificità del Medio Oriente, così diverso, ricco e millenario. Pensiamo, tra l’altro, ai numerosi membri del clero o della gerarchia ecclesiastica che si sono formati con Padre Samir. Un’irradiazione illuminata e rispettosa delle specificità di questa terra, in contrapposto a interventi esterni intempestivi e perniciosi che hanno portato alla decadenza, alle divisioni e alle devastazioni che segnano oggi la regione.

 

Grazie Samir e tanti auguri, wa-l-hamdu lillāhi awwalan wa-ākhiran!

 

Testo non rivisto dall’autore

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