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Le nostre letture

Collegare Atene a Gerusalemme

Tradition in the Public Square. A David Novak Reader

Questo articolo è pubblicato in Oasis 10. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 10/06/2019 15:08:34

«Dunque per il resto della mia istruzione universitaria ho tenuto la Torah da una parte e la sapienza mondana dall’altra, mettendo queste due fonti in relazione solo nelle riflessioni e nelle conversazioni private, mai con professori o con rabbini, ma soltanto con gli studenti ebrei tradizionalisti dell’università – davvero pochi – impegnati a studiare materie come la filosofia. È stata una vita molto solitaria, lasciatemelo dire». Sono parole di David Novak pronunciate in occasione della prolusione per l’assunzione della cattedra di studi ebraici all’Università di Toronto. Due suoi allievi, raccogliendo alcuni dei contributi più importanti del maestro, hanno collocato all’inizio del volume queste affermazioni per descrivere la parabola personale e scientifica dello studioso e rabbino tradizionalista, americano d’origine e canadese d’adozione. In effetti, sia dall’introduzione sia dai contenuti del volume emergono con chiarezza il valore e l’intento di Novak. Cresciuto in un ambiente accademico che mirava a distinguere scrupolosamente la religione dalla speculazione filosofica, con la complicità di quella parte del mondo ebraico che tale separazione promuoveva, egli ha contribuito a invertire la tendenza, aprendo il campo a una feconda interazione tra le tradizioni religiose e le scienze filosofiche. Cimentandosi in un lavoro di esegesi e interpretazione delle fonti ebraiche, Novak ha portato a galla il contributo inestimabile che il giudaismo può dare al dibattito filosofico, sia teoretico che pratico. Non a caso il volume parte dallo statuto e dai caratteri del diritto ebraico, per dipanarsi attraverso l’esame della metodologia a esso propria e giungere alle implicazioni concrete: ciò che la tradizione ebraica può dire su argomenti vitali per le società contemporanee come il multiculturalismo, la guerra, l’aborto, la pena capitale, l’assistenza sanitaria. Come anticipa l’introduzione, in definitiva Novak ha impegnato il suo talento nel riconnettere Atene e Gerusalemme, la sapienza umana e quella divina. Due sfere che per lo studioso non sono da ricollegare artificialmente, ma vanno semplicemente lasciate interagire. È evidente come il ricorso alla propria tradizione per Novak sgorghi spontaneamente: quando si pone una questione concreta, la sua identità ebraica lo fa tornare ai classici, per riappropriarsene e persino per svilupparne le potenzialità. Interrompere questa dinamica, che dalle provocazioni della realtà quotidiana conduce alla tradizione, sarebbe artificiale. La cesura tra tradizione e vita è non a caso l’aspetto che Novak sembra rimproverare con maggiore fermezza e decisione al secolarismo moderno. Con la pretesa di semplificare le questioni per arrivare al nocciolo, in realtà il secolarismo finisce per eliminare alcuni fattori in gioco. La modernità rischia di non cogliere né lo spessore degli argomenti che si trova ad affrontare né la ricchezza che ha a disposizione nella tradizione. Per dirla alla Novak, il rasoio di Ockham, anziché spuntare il superfluo, rischia di tagliare alla giugulare il dibattito, condannandoci a una «morte nichilista». Senza dubbio Novak, avvantaggiato dall’assidua frequentazione del suo maestro, il grande pensatore ebraico Abraham J. Heschel, mostra di saper maneggiare abilmente gli strumenti per la battaglia che conduce: una battaglia non di posizione, ma di strenua ricerca del vero e del giusto, che lo porta tanto alla critica di Rawls quanto alla polemica con i leader dello Stato d’Israele, colpevoli, secondo la lettura che Novak ne dà, di aver violato il principio ebraico della responsabilità in occasione del tragico massacro nei campi di Sabra e Shatila. Il talento di Novak consente di mettere in luce l’estrema vitalità e la ragionevolezza dell’impostazione contenuta nel diritto ebraico, ma innanzitutto l’impegno del filosofo e teologo canadese mostra perché una tradizione vecchia di millenni non scompare: perché c’è ancora chi vi si rivolge, alla ricerca di risposte alle domande che si pongono nella vita quotidiana.

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