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Religione e società

Come si traduce “meticciato” in arabo?

Nel mio mondo culturale arabo non riesco a tradurre la parola “meticciato”.

 

Non trovo le parole. Il concetto lo vedo, ma le parole non riescono a contenerlo, se non con valenza negativa: “tahjin” (ibrido) oppure “khalt” (mescolanza)

 

L’idea che esprime la parola “métissage” francese si potrebbe immaginare così: il luogo in cui due identità insieme danno vita a una terza.

 

E qui si annida il rischio: che le due identità nell’unirsi perdano una parte di sé. Ma per me il dialogo interculturale e interreligioso non deve permettere che uno perda neppure una parte della propria identità e della sua fede.

 

Questa prospettiva cambia totalmente se si guarda al tema del meticciato in Occidente, dove ci sono pochi musulmani in un mare di cristiani, o nei paesi a maggioranza musulmana.

 

Io credo che l’islam non sia interessato a un tale “métissage”, specialmente nel mondo a maggioranza musulmana, p. es. in Giordania, in Palestina, in Tunisia.

 

L’islam è una religione e una cultura sicura di sé, serena, che non sente il bisogno di essere arricchita da altri contributi.

 

Per questo paradossalmente forse la chiave di volta potrebbe venire dall’Europa dove l’islam per la prima volta, stimolato da un continuo paragone con una maggioranza non islamica, deve per forza forgiarsi, crearsi un mondo pluralistico, aperto e interculturale. In Europa, a contatto con una società pluralistica, l’islam può liberarsi da tante zavorre che lo appesantiscono. Qui, nell’Europa laica, ci si dovrebbe porre una domanda anche sul tema della formazione degli imam e la loro selezione. Perché il fatto che gli imam arrivino da Oriente, dalle scuole integraliste del Pakistan, dell’Algeria o dell’Indonesia, non può trovarci distratti o disinteressati.

 

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