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Religione e società

Cristiani e Musulmani in dialogo sul tema dell'educazione

Intervista a cura di Mirko Testa (Zenit.org)

 

 

L’educazione tra fede e cultura. Esperienze cristiane e musulmane in dialogo”: è questo il tema al centro dei lavori del Comitato scientifico internazionale della Fondazione Oasis (www.oasiscenter.eu), che si riunirà a Beirut, in Libano, dal 21 al 22 giugno prossimi.

 

 

Il Centro Oasis, con sede nella città lagunare, è nato nel settembre 2004 da un’intuizione del Patriarca di Venezia, il Cardinale Angelo Scola, e riunisce personalità del mondo ecclesiale e accademico impegnate nello sudio di modalità concrete di dialogo e convivenza tra fedeli cristiani e musulmani.

 

 

Una volta l’anno la Fondazione riunisce il suo Comitato scientifico e promotore, alternativamente a Venezia e in un paese a maggioranza musulmana. Si tratta di un momento importante, nel quale si può toccare con mano come Oasis sia prima di tutto una rete di rapporti, un ambito di scambio di esperienze e giudizi.

 

Ai lavori del prossimo giugno, che si terranno presso il Foyer Notre Dame du Mont, parteciperanno più di 50 persone provenienti da 20 paesi, cui si aggiungeranno molti invitati libanesi.

 

Per saperne di più, ZENIT ha intervistato Martino Diez, che è Direttore di ricerca della Fondazione Internazionale Oasis, docente a contratto di linguistica araba presso l'Università Cattolica di Milano e docente incaricato presso lo Studium Generale Marcianum di Venezia.

 

 

Quali sono le ragioni che hanno motivato la scelta del tema di quest'anno?

 

Diez: Il tema dell’educazione che abbiamo scelto per l’incontro di quest’anno è in evidente continuità con quello della tradizione che abbiamo affrontato l’anno scorso a Venezia. Quel “manuale d’istruzioni per l’uso” che la tradizione ci consegna, secondo la suggestiva espressione con cui il Card. Turkson apre il nuovo numero in uscita della rivista Oasis, chiede di essere verificato in un incontro tra due libertà: quella di chi educa e di chi viene educato. È a questo livello che si situa il processo educativo.

 

L’educazione è dunque un fondamentale antropologico. Ma il titolo aggiunge una dimensione più specifica con il riferimento a “fede e cultura”: parleremo perciò di educazione in un senso forte, come trasmissione non solo di competenze, ma di un significato complessivo del “mestiere di vivere”. E su questo cristiani e musulmani hanno estremo bisogno di confrontarsi. La particolare congiuntura storica, che in Occidente porta molti a parlare di “emergenza educativa”, ha indotto due anni fa Benedetto XVI a rivolgere ai fedeli romani una lettera sul compito urgente dell’educazione ed è dell’anno scorso il rapporto-proposta sull’educazione curato dal progetto culturale della Conferenza dei vescovi italiani. Ma la questione non è solo occidentale. Il problema, in forme diverse, è avvertito anche nei paesi musulmani, dove si cerca di innestare il moderno (o forse direttamente il post-moderno) nella fedeltà alle proprie radici, spesso in un contesto economico molto difficile.

 

Accanto a Paesi ricchi che hanno sviluppato politiche scolastiche oculate, vi sono infatti anche molti Stati in cui il settore educativo è in grandissima sofferenza e il livello dell’istruzione è crollato negli ultimi decenni. Nel contempo ha ripreso vigore l’istituzione musulmana classica deputata alla trasmissione del sapere, la madrasa, che tuttavia ha conosciuto un’evoluzione e mostra al suo interno tendenze molto diversificate. Per fare un esempio estremo, una madrasa indiana e una madrasa pakistana sono diversissime tra loro. È in questo contesto che si parlerà di insegnamento della religione o delle religioni, formazione degli imam, educazione e dialogo, educazione e violenza...

 

Infine un dato da non sottovalutare è che l’incontro si svolgerà in Libano: un Paese molto complesso e carico di tensioni, ma anche molto ricco di esperienze significative nel campo dell’educazione, che hanno contribuito a plasmare il volto così particolare di questo “Medio Oriente in piccolo”.

 

 

 

In che modo la Fondazione Oasis porta avanti la sua proposta educativa nei confronti dei cristiani che vivono in paesi a maggioranza musulmana?

 

Diez: Oasis si propone come luogo d’incontro e di arricchimento reciproco, perché abbiamo tutti bisogno d’imparare gli uni dagli altri. Concretamente, ai nostri lettori arabi offriamo diversi testi del magistero e classici del pensiero cristiano, ma anche articoli di filosofia, antropologia, geopolitica e attualità, principalmente attraverso gli strumenti della rivista plurilingue e della newsletter. Proprio in questi giorni esce poi in Libano grazie a Kirche in Not la traduzione delle catechesi di Benedetto XVI su San Paolo, di cui abbiamo curato la realizzazione e che invieremo ai Vescovi della regione. Ma questi sono solo segni: ciò che più ci interessa è coinvolgere il più possibile cristiani e musulmani della regione in una rete di comunione. E imparare quanto più possibile dalla loro esperienza. Oasis funziona nelle due direzioni ed è difficile dire chi dia o riceva di più.

 

 

 

Si avvicina il Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente. Quali piste di riflessione volete offrire, con questo appuntamento, ai padri sinodali che si riuniranno nell'ottobre prossimo a Roma?

 

Diez: Il Sinodo sul Medio Oriente è una grandissima opportunità e al tempo stesso un’occasione da non perdere. Non a caso l’idea del Sinodo viene dal Paese mediorientale che più ha sofferto in questi anni, l’Iraq. La sfida contenuta nel titolo “comunione e testimonianza” è centrale per la sopravvivenza stessa di una presenza cattolica di popolo in questa regione del mondo. L’appuntamento di Oasis nasce precedentemente all’annuncio del Sinodo, ma, ispirandoci al titolo dell’incontro dei Vescovi, ci auguriamo che il Comitato possa essere davvero un’occasione di comunione e testimonianza.

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