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Ultimo aggiornamento: 22/04/2022 09:52:51

Alla domanda circa l'atteggiamento di Giovanni Paolo II verso l'Islam e verso i musulmani, ha risposto il Papa stesso sin dai primi mesi del suo pontificato. Era il 27 aprile 1979, quando nell'udienza ai membri del Segretariato per i non cristiani il Santo Padre disse: «Sono sicuro che alcuni si domanderanno se il nuovo Papa porterà altrettanta cura ed attenzione al vasto universo delle religioni non cristiane come aveva Paolo VI. Mi sono sforzato di rispondere a questa questione nella mia Enciclica Redemptor Hominis. Auspico e desidero che la volontà di dialogo in vista della Salvezza sia più ferma in tutta la Chiesa inclusi i paesi a maggioranza cristiana. L'educazione al dialogo con i seguaci di religioni differenti dovrebbe far parte della formazione cristiana, specialmente dei giovani» (in L'Osservatore Romano del 29 aprile 1979). Quindi non deve stupire che Giovanni Paolo II abbia accolto l'invito di Hassan II, Re del Marocco, di parlare ai giovani musulmani, incontrando decine di migliaia di loro a Casablanca il 19 agosto 1985, ed iniziando il suo discorso così: «Cristiani e musulmani abbiamo molte cose in comune, come credenti e come uomini. Viviamo nel medesimo mondo, marcato da numerosi segni di speranza, ma anche di molteplici segni di angoscia. Crediamo nel medesimo Dio, il Dio unico, il Dio vivo, il Dio che crea i mondi e porta le Sue creature alla perfezione». E se Giovanni Paolo II, con il suo discorso in Marocco, ha mostrato come egli, fin dall'inizio, sia stato lungimirante nel rapporto con l'Islam, con il viaggio in Siria del 2001 egli ha messo in evidenza come la Santa Sede inviti i cattolici al rispetto dei valori religiosi degli ebrei e dei musulmani, chiedendo a coloro che appartengono alle tre religioni, di promuovere la giustizia, che è la condizione essenziale per la pace. Il Papa, nella sua visita a Damasco del 2001, ha anche evidenziato la necessità di applicare le risoluzioni dell'Onu al Medio Oriente. Accolto con grande cordialità dal Presidente Bashar al Assad, dalle Autorità politiche e religiose sia cristiane che musulmane e dalla popolazione siriana, egli pronunciò, nella Grande Moschea di Damasco, un discorso di importanza eccezionale. Credo sia legittimo leggere questo discorso alla luce della Lettera dei Patriarchi delle Chiese del Medio Oriente (1994) dove al n. 48 si evidenzia che: «Noi (cristiani e musulmani) ci fondiamo su un'eredità unica di civiltà. Ciascuno di noi ha contribuito al suo ampliamento secondo il genio a lui proprio. La nostra parentela di civiltà è il nostro patrimonio storico. Dobbiamo preservarlo, svilupparlo, rinforzarlo e rivitalizzarlo, perché sia il fondamento della nostra coesistenza e del nostro rispetto reciproco in quanto fratelli e sorelle. I cristiani del Medio Oriente sono una parte inseparabile della identità culturale dei musulmani. Allo stesso modo che i musulmani sono una parte inseparabile dell'identità culturale del cristiani. Per questa ragione, siamo responsabili gli uni gli altri davanti a Dio ed alla storia». Come è evidente in entrambi i discorsi Giovanni Paolo II continua a invitare cristiani e musulmani a lavorare insieme e con tutti gli altri per promuovere i valori religiosi e morali, mediante «un dialogo interreligioso che è più efficace quando nasce dall'esperienza del vivere gli uni con gli altri, ogni giorno, in seno alla stessa comunità e cultura».

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