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Religione e società

Dichiarazione di al-Azhar e degli intellettuali sull’ordinamento delle libertà fondamentali

Nel nome di Dio Clemente Misericordioso

 

Al-Azhar al-Sharîf

 

Ufficio dello Shaykh di al-Azhar

 

 

Gli egiziani e la umma arabo-islamica, dopo le rivoluzioni di liberazione che hanno affrancato le libertà dando nuovo slancio allo spirito della Rinascita (nahda) in tutti gli ambiti, si rivolgono agli ‘ulamâ’ della umma e ai suoi intellettuali perché definiscano il rapporto tra i principi generali della nobile sharî‘a islamica e il sistema delle libertà fondamentali sulle quali si accordano i trattati internazionali e dalle quali è scaturita l’esperienza di civiltà del popolo egiziano. Essi sono chiamati a gettare le fondamenta, confermare le costanti e definire le condizioni che garantiscano il progresso e spalanchino gli orizzonti del futuro. Queste libertà sono la libertà di credo, la libertà di opinione e di espressione, la libertà di ricerca scientifica e la libertà di creatività artistico-letteraria, fondate tutte sulla solida base della salvaguardia delle nobili finalità (maqâsid) della sharî‘a, della comprensione dello spirito della legislazione costituzionale moderna e delle esigenze del progresso conoscitivo dell’uomo. In tal modo la forza spirituale della umma diverrà un alimento per la Rinascita, uno stimolo per il progresso e una via per lo sviluppo materiale e spirituale, in uno sforzo continuo nel quale il discorso culturale ben diretto si armonizzerà con il discorso religioso illuminato e i due elementi si accorderanno in un ordine futuro fruttuoso. In esso trovano la loro unità le finalità e gli obiettivi condivisi.

 

 

Su questa base, il gruppo di ‘ulamâ’ di al-Azhar e di intellettuali egiziani che hanno redatto il primo documento sotto l’egida di al-Azhar, a cui hanno fatto seguire una dichiarazione di sostegno alla mobilitazione dei popoli arabi fratelli per la libertà e la democrazia, hanno proseguito la loro attività discutendo tra loro i principi generali intellettuali nell’ordinamento delle libertà e dei diritti umani. Sono così giunti a stabilire un insieme di principi e norme che regolano queste libertà partendo dalle esigenze del momento storico attuale e salvaguardando la sostanza dell’accordo sociale, tenendo conto del bene comune nella fase di transizione democratica, affinché la umma giunga a edificare le proprie istituzioni costituzionali in maniera pacifica e moderata e con il successo di Dio l’Altissimo. Ciò dovrebbe impedire la diffusione di appelli tendenziosi che prendono a pretesto il principio di ordinare il bene e proibire il male [1] per interferire nelle libertà pubbliche e private, fatto che non si addice al progresso civile e sociale dell’Egitto moderno, proprio nel momento in cui il Paese ha maggiore bisogno di ritrovarsi unito in una parola comune e in una comprensione mediana e retta della religione. Questa è del resto la missione religiosa di al-Azhar e la sua responsabilità verso la società e la patria.

 

 

Punto primo: la libertà di credo (‘aqîda)

 

La libertà di credo, e il diritto a essa collegato di cittadinanza (muwâtana) piena per tutti, basato [a sua volta] sull’uguaglianza assoluta nei diritti e nei doveri, è considerata la pietra angolare dell’edificio sociale moderno. Essa è garantita da testi religiosi dirimenti e sempre validi e da principi costituzionali e giuridici espliciti. Dice infatti l’Onnipotente, sia Egli esaltato e magnificato: «Non c’è costrizione nella fede, la guida si è ben distinta dall’errore» (2,256); «Chi vuole credere creda, chi non vuole credere non creda» (18,29). Ne consegue che qualsiasi forma di costrizione nella religione, persecuzione o discriminazione in suo nome, è condannata come un crimine. Ciascun individuo nella società ha il diritto di abbracciare le idee che preferisce, purché non leda il diritto della società di preservare le fedi celesti. Infatti le tre religioni divine hanno un loro carattere sacro (qadâsa). Gli individui sono liberi di praticare i propri riti senza però offendere le sensibilità altrui, violare la sacralità (hurma) delle tre religioni a parole o nei fatti, e senza attentare all’ordine pubblico.

 

 

Dal momento che la Patria araba è la culla della Rivelazione celeste e la protettrice delle religioni divine, essa si è impegnata in modo particolare a salvaguardare il loro carattere sacro, a rispettarne i riti, e a tutelare i diritti dei loro fedeli in libertà, dignità e fratellanza. Dal diritto alla libertà di credenza deriva il riconoscimento della legittimità del pluralismo (ta‘addud), la tutela del diritto alla differenza oltre al dovere di ciascun cittadino di tener conto della sensibilità degli altri e dell’uguaglianza tra di essi, sulla solida base della cittadinanza, della partecipazione e delle pari opportunità nei diritti e nei doveri. Analogamente, dal rispetto della libertà di credenza deriva il rifiuto di tendenze esclusivistiche sempre pronte ad accusare gli altri di miscredenza (takfîr), come anche il rifiuto di atteggiamenti di condanna delle dottrine altrui e dei tentativi di indagare nelle coscienze dei fedeli. Questa posizione trova fondamento negli ordinamenti costituzionali, ma prima ancora nelle norme esplicite e dirimenti formulate dagli ‘ulamâ’ musulmani e stabilite dalla nobile sharî‘a sulla base dell’illustre tradizione profetica [riassunta nell’espressione] «Gli hai aperto il cuore?» [2]. L’Imam Mâlik di Medina e gli altri imam hanno stabilito, sulla base di questo detto, che «qualora una persona faccia un’affermazione che è miscredenza da cento punti di vista e fede da uno solo, essa dev’essere giudicata per il punto di fede e non è permesso tacciarla di miscredenza». Gli imam che praticavano lo sforzo interpretativo e legislativo hanno dato grande importanza alla ragione nell’Islam e ci hanno lasciato la loro regola d’oro, che recita: «Qualora vi sia un conflitto tra la ragione e la tradizione, si preferisca la ragione e s’interpreti la tradizione», a favore dell’interesse pubblico e secondo le finalità della sharî‘a.

 

 

Punto secondo: la libertà di opinione e di espressione

 

La libertà di opinione è la madre di tutte le libertà e si manifesta nell’esprimere liberamente le proprie opinioni con tutti i mezzi di espressione: dalla scrittura, al discorso orale, alla produzione artistica e alla comunicazione digitale. Essa è quell’aspetto delle libertà sociali che oltrepassa il singolo per comprendere altri soggetti, per esempio attraverso la formazione di partiti e associazioni della società civile. Essa inoltre comprende la libertà di stampa, d’informazione radiofonica, televisiva e digitale e la libertà di procurarsi le informazioni necessarie per formarsi un’opinione. Dev’essere garantita dai testi costituzionali perché sia al di sopra delle leggi ordinarie, passibili di cambiamento.

 

 

La Corte costituzionale in Egitto ha stabilito di ampliare il concetto di libertà di espressione fino a comprendere la critica costruttiva, anche quando questa assuma espressioni forti, e ha dichiarato che «non è lecito che la libertà di espressione negli affari pubblici sia vincolata alla necessità di non oltrepassare i limiti, al contrario in questo campo si richiede tolleranza». Tuttavia è doveroso richiamare l’attenzione sulla necessità di rispettare il credo delle tre religioni divine e i loro riti a motivo della loro importanza per il tessuto nazionale e la sicurezza pubblica. Nessuno ha il diritto di fomentare tensioni confessionali (fitan tâ’ifiyya) o fanatismi settari in nome della libertà di espressione, anche se resta garantito il diritto di praticare lo sforzo interpretativo (ijtihâd), secondo l’opinione scientifica supportata da prove, negli ambiti specializzati e al riparo da tensioni, come si già detto [3] a proposito della libertà di ricerca scientifica.

 

 

I presenti dichiarano che la libertà di opinione e di espressione è la manifestazione vera della democrazia e invitano a educare le giovani generazioni alla cultura della libertà, al diritto alla diversità e al rispetto per gli altri. Incitano quanti operano nell’ambito del discorso religioso, culturale e politico all’interno dei mezzi di informazione a tener conto nelle loro pratiche di questa importante dimensione e ad attenersi alla saggezza nella formazione di un’opinione pubblica caratterizzata da tolleranza e ampiezza di vedute, incline al dialogo e contraria al fanatismo. Per realizzare questo obiettivo occorre richiamare le tradizioni culturali del pensiero islamico tollerante. I più grandi campioni dello sforzo interpretativo affermavano: «Il mio parere è un’opinione giusta che potrebbe essere sbagliata, il parere diverso dal mio è un’opinione sbagliata che potrebbe essere giusta». Detto questo, non c’è verso di proteggere la libertà di opinione se non attraverso il confronto tra prova e controprova secondo le prassi del dialogo e le consuetudini di civiltà proprie delle società avanzate.

 

 

Punto terzo: la libertà di ricerca scientifica

 

La ricerca scientifica seria nelle scienze umane, naturali, matematiche, e via dicendo, stimola il progresso umano ed è un mezzo per scoprire le consuetudini (sunan) dell’universo e conoscere le sue leggi, così da metterle a servizio dell’umanità. La ricerca non può portare frutti, teorici e pratici, se la umma non vi consacra le proprie energie e non mobilita il proprio potenziale in suo favore. I nobili testi coranici incitano a osservare, pensare, dedurre, procedere per analogia e meditare sui fenomeni dell’universo e dell’umanità per scoprirne le consuetudini e le leggi. Essi hanno spianato la strada alla più grande Rinascita scientifica nella storia dell’Oriente, che è arrivata fino al livello delle applicazioni pratiche e ha contribuito alla felicità degli uomini, in Oriente come in Occidente. Gli ‘ulamâ’ dell’Islam hanno guidato questa Rinascita scientifica e ne hanno trasmesso la fiamma perché illuminasse il Rinascimento occidentale, com’è noto e dimostrato. Se la riflessione in generale sui saperi e sulle arti è una prescrizione islamica, come affermano i giurisperiti, la ricerca scientifica teorica e sperimentale è lo strumento di questa riflessione. La condizione più importante perché essa possa aver luogo è che gli istituti di ricerca e gli specialisti godano di una libertà accademica totale negli esperimenti, nell’elaborazione di ipotesi e supposizioni e nel metterle alla prova secondo standard scientifici accurati. È diritto di queste istituzioni far uso dell’immaginazione creativa e dell’[insegnamento dell’]esperienza che garantisce il raggiungimento di nuovi risultati, ad arricchimento del sapere umano. In questa indagine gli studiosi sono guidati soltanto dall’etica della scienza, dai suoi metodi e dai suoi principi. I grandi ‘ulamâ’ musulmani come al-Râzî, Ibn al-Haytham, Ibn al-Nafîs, ecc… furono i punti di riferimento del sapere scientifico della loro epoca, pionieri in Oriente e in Occidente per molti secoli. È tempo che la umma arabo-islamica torni a essere competitiva ed entri nell’era della conoscenza. La scienza è diventata la fonte della potenza militare ed economica, la causa del progresso, della crescita e della prosperità; la ricerca scientifica libera è diventata il cuore della Rinascita dell’istruzione, dell’egemonia del pensiero scientifico e della fioritura dei centri di produzione. Ad essa sono riservati fondi importanti, per essa si costituiscono gruppi di lavoro e si propongono grandi progetti, ciò che richiede che alla ricerca scientifica e umanistica venga assicurata la massima copertura.

 

 

L’Occidente è stato sul punto di acquisire il controllo di tutto il progresso scientifico e di monopolizzare il cammino della scienza, se non fosse intervenuta la rinascita di Giappone, Cina, India e Sud-Est asiatico. Questi Paesi hanno offerto modelli luminosi della capacità dell’Oriente di rompere tale monopolio ed entrare in grande stile nell’era della scienza e del sapere. È tempo che gli egiziani, gli arabi e i musulmani entrino anch’essi nella competizione scientifica e culturale. Possiedono infatti le forze spirituali, fisiche, umane e le altre condizioni necessarie per il progresso, in un mondo che non porta rispetto per i deboli e per quanti restano indietro.

 

 

Punto quarto: la libertà di creatività artistico-letteraria

 

La creatività si suddivide in creatività scientifica (collegata come detto alla ricerca scientifica) e creatività artistico-letteraria, che trova espressione in diverse generi letterari: poesia lirica e drammatica, narrativa e romanzo, teatro, autobiografia, arti visive e plastiche, arti cinematografiche, televisive e musicali e altre forme recentemente ideate in tutti questi ambiti.

 

 

La letteratura e le arti nel loro insieme mirano a far crescere la coscienza della realtà, stimolare l’immaginazione, elevare il senso estetico, educare i sensi umani, ampliare le capacità intellettive e approfondire l’esperienza di vita e di società propria dell’uomo. Talvolta criticano la società richiamando a realtà più elevate e migliori. Tutte questi nobili funzioni conducono all’arricchimento della lingua e della cultura, stimolano l’immaginazione e fanno crescere il pensiero, mentre salvaguardano i valori religiosi supremi e le virtù morali.

 

 

La lingua araba si distinse [fin dalle origini] per la sua ricchezza letteraria e la sua celebre eloquenza. La venuta del nobile Corano, culmine inimitabile di eloquenza, ne accrebbe la bellezza e ne mise in risalto il genio. Dal Corano trassero alimento la poesia, la prosa e la riflessione sapienziale (hikma) e a esso si ispirarono poeti e scrittori – di tutte le genti che professavano l’Islam e si esprimevano in arabo. Essi eccelsero in tutte le arti in libertà per lunghi secoli, senza ostacoli. Addirittura, molti degli shaykh e imam che gettarono le basi della cultura arabo-islamica furono essi stessi trasmettitori di poesie e racconti (qisas), in tutte le loro forme. Ad ogni modo, la regola fondamentale che disciplina i limiti della libertà della creatività è la ricettività della società da un lato e la capacità di assumere gli elementi della tradizione e rinnovarli attraverso la creatività letteraria e artistica dall’altro, senza intromissioni esterne finché non si toccano i sentimenti religiosi o i valori morali stabiliti.

 

 

La creatività letteraria e artistica continua ad essere uno degli aspetti più importanti per un proficuo ordinamento delle libertà fondamentali e uno dei mezzi più efficaci per mobilitare la consapevolezza sociale e arricchire la coscienza. Il livello di radicamento della retta libertà è indicativo del livello di civiltà raggiunto, poiché la letteratura e le arti sono uno specchio delle società e un’espressione fedele degli elementi stabili e mutevoli che le costituiscono. Esse offrono un’immagine viva delle aspirazioni verso un futuro migliore. E Dio è colui che dona il successo a quanto è buono e giusto.

 

 

Redatto presso gli uffici dello Shaykh al-Azhar, 14 Safar 1433h / 8 gennaio 2012

 

 

Lo Shaykh di al-Azhar, Ahmad at-Tayyeb

 

 

(trad. Oasis - Chiara Pellegrino – Martino Diez)

 

 

____________________________

 

 

[1] Si tratta di uno dei principi fondamentali della morale islamica (N.d.T.).

 

 

[2] Il riferimento è a un hadîth nel quale si racconta che Muhammad chiese a Usâma Ibn Zayd perché avesse ucciso un uomo che aveva pronunciato la professione di fede (non c’è dio se non Dio). Usâma rispose: «L’ha pronunciata per paura della spada». Muhammad replicò: «Gli hai aperto il cuore [per sapere che cosa portava dentro]?» (N.d.T.).

 

 

[3] Si tratta probabilmente di un refuso. Il paragrafo sulla libertà di ricerca scientifica segue.

 

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