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Le nostre letture

Distruggere i monumenti è distruggere un popolo

La Siria depredata del suo legame con il passato

Questo articolo è pubblicato in Oasis 23. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 16/04/2019 11:23:44

Recensione di Christian Sahner, Among the Ruins, Hurst&Company, Londra 2014

 

 

 

 

 

Among the ruins syria.jpgLe immagini aeree della città di Homs livellata al suolo, le fotografie dell’antico mercato di Aleppo sventrato dai combattimenti, la battaglia tra lo Stato Islamico e le forze del regime di Bashar al-Asad per il controllo dell’antica Palmira, le chiese e le moschee distrutte dalla furia degli estremisti e dai bombardamenti che uccidono uomini armati e civili. Televisioni e giornali, la stampa di tutto il mondo da anni raccontano questo della Siria: un Paese in cui quella che era una rivoluzione per libertà e democrazia è degenerata in un sanguinoso conflitto civile, regionale e infine globale, con l’intervento di potenze straniere – la Russia, gli Stati Uniti – e di alcuni Stati vicini.

 

 

«Quello che mi sembrava mancare nei reportage sulla Siria […] era un senso di profonda prospettiva storica, soprattutto sulla trama sociale e religiosa del Paese» (p. XXV), scrive nella prefazione Christian Sahner. L’autore, studioso di storia bizantina, araba e islamica a Princeton, ha vissuto prima a Damasco, dal 2008 al 2010, e poi a Beirut, dal 2011 al 2013, dopo l’inizio del conflitto siriano. Il libro, una commistione di reportage giornalistico, leggero diario di viaggio e saggio storico, racconta, con i mezzi e le conoscenze dell’esperto ma attraverso gli aneddoti del giovane e curioso studente fuori sede, il percorso della Siria dall’antichità all’era moderna, passando dalla conquista araba del VII secolo per arrivare all’ascesa del baathismo.

 

 

Uomini e donne musulmani pregano nella grande moschea omayyade di Damasco, sunnita, già cattedrale cristiana, accanto alla tomba di Giovanni Battista, il precursore di Cristo ricordato anche nel Corano. E la testa dell’imam Hussein – venerato dagli sciiti, che viaggiano attraverso la regione per venire a piangere davanti a quello scrigno – è conservata a pochi metri di distanza. La “continuità religiosa” in Siria racconta un passato di quotidiana convivenza e sotterranee tensioni, che nei secoli hanno preso forme e modalità diverse. Quello in corso oggi è un conflitto tra comunità religiose? Il comunitarismo non è l’elemento all’origine della guerra, ma «la religione è rimasta un elemento sensibile, spesso fattore di divisioni nella società e nella politica siriane», durante tutta la storia del Paese, scrive l’autore. «Il comunitarismo distruttivo che il mondo ha visto in Siria recentemente è qualcosa di nuovo, ma sembra chiaro che come discorso e pratica seduca precisamente perché si basa su pressioni che sono esistite per molto tempo in Siria» (p. 110).

 

 

Il libro è una avvincente e facile introduzione alla storia siriana. Le analisi storiche sono condite dalla leggerezza e dalla freschezza dell’aneddoto, dalla vivacità di personaggi – il maestro di arabo dell’autore, la famiglia presso cui risiede nel vecchio quartiere di Bab Touma, Damasco – che il lettore impara a conoscere con lo scorrere delle pagine. La lettura è divisa in cinque capitoli – l’avvento dell’Islam in Siria e i fasti del califfato omayyade; i cristiani di Siria, che abitavano il Paese prima della conquista araba e che anche dopo sono rimasti maggioranza per secoli; il comunitarismo e l’ascesa al potere della minoranza alawita di cui fanno parte gli Asad; il consolidarsi dell’ideologia baathista; la guerra di oggi.

 

 

A dare forma al racconto sono le dettagliate descrizioni di monumenti, opere d’arte, architetture sacre e profane, la passione dell’autore per un passato contenuto nelle mura di decine di chiese, moschee, palazzi, mausolei... molti dei quali oggi sono stati distrutti o dissacrati dalla furia del conflitto.

 

 

La scomparsa del patrimonio architettonico è una tragedia che racconta un dramma più profondo: «Il collasso della sicurezza […] ha aperto le porte al furto e al saccheggio, spesso su scala massiccia, industriale. La perdita di questa eredità culturale è una tragedia non soltanto in termini assoluti. Significa anche depredare la Siria del suo legame con un passato poliedrico e variegato. In realtà, quando si distruggono i monumenti di un popolo e la loro testimonianza materiale, si distruggono i popoli stessi. Quanto è più difficile ricostruire un Paese quando i suoi simboli più importanti sono scomparsi per sempre?» (pp. 189-90). 

 

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis

Per citare questo articolo

 

Riferimento al formato cartaceo:

Rolla Scolari, Distruggere i monumenti è distruggere un popolo, «Oasis», anno XII, n. 23, giugno 2016, pp. 138-139.

 

Riferimento al formato digitale:

Rolla Scolari, Distruggere i monumenti è distruggere un popolo, «Oasis» [online], pubblicato il 21 giugno 2016, URL: https://www.oasiscenter.eu/it/distruggere-i-monumenti-e-distruggere-un-popolo.

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