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Viaggio nell’abisso delle jihadiste

Il radicalismo islamista da una prospettiva di genere: una proposta di analisi e prevenzione

Questo articolo è pubblicato in Oasis 30. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 11/12/2019 15:15:56

Invisible Martyrs - Qazi - Di Prima.jpg

 

 

Recensione di Farhana Qazi, Invisible Martyrs: Inside the Secret World of Female Islamic Radicals, Berret-Koehler, Oakland (CA) 2018

 

 

Farhana Qazi, studiosa americana di origine pakistana, esperta di studi di genere, docente alla Elliot School for International Affairs della George Washington University e ricercatrice del Center for Global Policy, è stata la prima donna musulmana a lavorare per il centro antiterrorismo del governo statunitense. Il suo Invisible Martyrs raccoglie una parte dei risultati della sua attività professionale e di ricerca, descrivendo il fenomeno del terrorismo islamista da una prospettiva di genere. Scopo primario del volume è quello di comprendere le ragioni che spingono alcune donne musulmane verso la violenza jihadista: una realtà “invisibile” fino a qualche anno fa, ma rilevante per comprendere il funzionamento delle organizzazioni terroristiche.

 

 

Per rendere conto di questo fenomeno, la studiosa espone una serie di casi studio, che indaga combinando interviste, trascrizioni di interrogatori, tracciatura dei profili psicologici e descrizione dei contesti sociali delle jihadiste. Lo sfondo teorico del lavoro di ricerca è fornito dal pensiero di Jerrold Post, psichiatra noto per le sue ricerche sulla psicologia dei politici violenti, tra i quali l’iracheno Saddam Hussein e il libico Muammar Gheddafi.

 

 

Partendo dal materiale raccolto nel corso di anni di attività nell’antiterrorismo e poi dall’assidua frequentazione con donne musulmane, radicalizzate ma non solo, Qazi elabora un quadro analitico finalizzato alla comprensione dei processi fenomenologico-sociali che inducono le donne a diventare parte attiva del terrorismo islamista. Tale quadro è sintetizzato nella formula delle “Tre C”: cultura, contesto e capacità. La cultura attiene al sistema di credenze su cui fanno leva gli estremisti per motivare le proprie azioni. L’autrice sottolinea in particolare la strumentalizzazione del martirio femminile mediante la promessa del Paradiso, un riferimento che viene mobilitato in un ambiente a carattere prevalentemente maschile ed è ben lontano dal garantire alle donne effettive posizioni di potere. Il contesto indica i fattori personali, sociali o politici che spingono verso l’estremismo religiosamente motivato. Tra questi vi sono la violazione dei diritti umani, la corruzione e il malgoverno, il protrarsi di conflitti locali, il senso di oppressione e di ingiustizia, ma anche un’ampia gamma di condizioni psicologiche come la vergogna, l’invidia, il senso di colpa, l’autocommiserazione, lo stress, la depressione e i traumi subiti.

 

 

A ciò si aggiunge il ruolo di internet, che agevola il reclutamento, la formazione e la radicalizzazione di donne mosse dal desiderio di trovare risposta a quesiti religiosi o relativi alla propria identità, o più semplicemente in cerca di un partner. Ne è un esempio la storia di Shannon Maureen Conley che, convertitasi all’Islam per amore di un musulmano conosciuto online, è stata arrestata all’aeroporto internazionale di Denver il 2 luglio 2014 mentre tentava di raggiungere la Siria per unirsi all’ISIS.

 

 

La capacità riguarda la competenza nell’azione, la destrezza nel navigare online o nel maneggiare un’arma, l’abilità nel viaggiare verso una zona di conflitto per unirsi alla lotta armata senza destare sospetti. A questo proposito Qazi cita il caso dell’addestramento ricevuto da Tashfeen Malik per compiere, insieme al marito Rizwan Farook, la strage di San Bernardino, in California.

 

 

Le ragioni per le quali le donne commettono atti di violenza sono quindi molteplici e spesso si sovrappongono. Per questo, è l’autrice stessa a dichiararlo, «le Tre C sono tutt’altro che modello onnicomprensivo» (p. 10). Lo studio delle donne killer svela invece un universo multiforme in cui ogni storia è personale, perché è lo stesso fenomeno del terrorismo a essere tale.

 

 

Per Qazi, la discesa nell’abisso della radicalizzazione non si limita al livello dell’osservazione scientifica. Il suo desiderio di capire è soprattutto una questione che la riguarda direttamente, spingendola a fare i conti sia con la sua storia famigliare che con la tradizione musulmana in cui lei si riconosce. La figura della madre, che voleva combattere per la liberazione del Kashmir, diventa per l’autrice il primo caso di studio della militanza femminile, mentre l’Islam vissuto, quello che ha conosciuto sin dalla sua infanzia, rappresenta la «risposta all’estremismo violento» (p. 4).

 

 

Per questo motivo Qazi sottolinea lo sforzo propositivo di molti musulmani che, nel loro cammino verso Dio, sono alla ricerca di soluzioni pacifiche, sostenendo i diritti delle donne e contrastando i soprusi degli uomini. All’interno della sua narrazione ha altrettanta importanza la descrizione della vita di donne musulmane non violente: che vivano in Occidente o in un Paese islamico, praticano un Islam pacifico e combattono il radicalismo all’interno dell’Islam, creando organizzazioni e movimenti a favore delle donne, sostenendo l’uguaglianza di genere nella religione coranica e il pari diritto all’istruzione.

 

 

Per sconfiggere l’estremismo femminile, conclude l’autrice, è necessario un processo di “inclusione”. L’onere spetta in primo luogo alla comunità musulmana, che ha il dovere di insegnare la religione attraverso la conoscenza dei suoi principi, il “vero” Islam, che è moderato, tollerante e compatibile con lo stile di vita occidentale (p. 160). È inoltre necessario creare un sistema politico aperto, che consenta «l’attiva partecipazione femminile nella ricostruzione della società civile, la riforma dell’istruzione, la non violazione dei diritti umani» e dia maggiore spazio alle associazioni femminili musulmane (p. 161).

 

 

Nonostante alcune ripetizioni, il libro può essere considerato una guida per chiunque sia coinvolto, personalmente, professionalmente o intellettualmente, in questioni che riguardino la sicurezza, in qualsiasi parte del mondo. Il testo consente infatti di conoscere approfonditamente le dinamiche e le motivazioni alla base della volontà terroristica, permettendo non solo di comprendere il fenomeno a posteriori, ma anche di elaborare degli strumenti preventivi.

 

 

 

 

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Per citare questo articolo

 

Riferimento al formato cartaceo:

Maddalena Di Prima, Viaggio nell’abisso delle jihadiste, «Oasis», anno XV, n. 30, dicembre 2019, pp. 140-142.

 

Riferimento al formato digitale:

Maddalena Di Prima, Viaggio nell’abisso delle jihadiste, «Oasis» [online], pubblicato il 10 dicembre 2019, URL: https://www.oasiscenter.eu/it/donne-jihad-radicalizzazione-islamista-analisi-prevenzione.

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