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Le nostre letture

Franz Rosenthal, Knowledge Triumphant

F. Rosenthal, Knowledge Triumphant, E. J. Brill, Leiden 1970.

In ogni civiltà umana esistono alcune idee guida che ne determinano il carattere: esse costituiscono una sorta di linguaggio comune per tutti i membri delle classi colte e sono in grado di richiamare l'appoggio incondizionato e la venerazione della gente comune. «Ilm (=conoscenza, sapere) è uno di quei concetti che hanno dominato l'Islam e dato alla civiltà musulmana i suoi tratti distintivi. Non c'è ramo della vita intellettuale, di quella religiosa e politica, e della vita quotidiana dei musulmani comuni che sia restato immune dall'atteggiamento omnipervasivo verso la "conoscenza", intesa come qualcosa di sommo valore per l'essere musulmani» [Ilm (knowledge) is one of those concepts that have dominated Islam and given Muslim civilization its distinctive shape and complexion. There is no branch of Muslim intellectual life, of Muslim religious and political life, and of the daily life of the average Muslim that remained untouched by the all-pervasive attitude toward "knowledge" as something of supreme value for Muslim being]». (p. 2).

 

Questa in estrema sintesi la tesi che Franz Rosenthal, orientalista tedesco trapiantato negli Stati Uniti, sviluppa in un classico degli studi sulla civiltà musulmana che, malgrado la sua data di pubblicazione, rimane ancor oggi attuale. L'idea di indagare i fondamenti concettuali di una civiltà è certamente originale, ma altrettanto rischiosa per l'estensione della materia, la tentazione sempre ricorrente a definire una volta per tutte l'essenza dell'oggetto studiato, e la difficoltà a trasporre i risultati ottenuti dalla lettura dei testi in un quadro concettuale ad essi estraneo. Nonostante questi pericoli, di cui l'autore è ben conscio, Rosenthal illustra ad abundatiam l'importanza del concetto di "sapere" in tutti i campi della civiltà musulmana, dal Corano alle scienze religiose, dal sufismo alla filosofia fino alle enciclopedie di adab e alla letteratura pedagogica. Anche se l'impressionante mole di fonti citate (di cui diverse manoscritte) può darne l'impressione, Rosenthal non è onnisciente e così qua e là (ad esempio nel paragrafo sulla teologia dialettica) affiora qualche semplificazione. A critiche di questo tenore tuttavia l'autore avrebbe certamente risposto che se non si fosse rassegnato fin da principio a scivolare su alcuni particolari, non avrebbe mai potuto tracciare il disegno complessivo. Oltre i singoli dettagli, resta dunque l'intuizione di fondo, che cioè la civiltà musulmana classica sia stata mossa da un'incondizionata affermazione della superiorità del sapere su ogni altra attività umana.

 

Ma qual è il rapporto tra sapere e saperi particolari? L'autore evidenzia la tendenza di ogni disciplina a identificarsi con "il" sapere assoluto, in specie nel caso delle scienze religiose e nelle pagine sul dubbio mette in luce il rovescio della medaglia di questa inesausta ricerca del vero: «si credette con passione che una conoscenza non macchiata da dubbio fosse facilmente raggiungibile da ogni credente. Che cosa ciò abbia significato per la storia della conoscenza nella società musulmana non è necessario dettagliarlo agli occhi dell'osservatore occidentale moderno» [Knowledge not affected by doubt was passionately believed to be within the easy reach of every believer. What this meant for the history of knowledge in Muslim society need not be spelled out for the modern Western observer] (p. 308).

 

Nelle conclusioni Rosenthal si domanda che cosa abbia significato per una civiltà e, al di là di essa, per la storia dell'umanità nel suo complesso, avere fatto della conoscenza la propria preoccupazione principale. L'autore confessa di non essere in grado di rispondere al quesito, ma non piccolo è il merito di aver sollevato il problema, indicato alcune piste per un'ulteriore analisi e fornito i primi elementi per una possibile risposta.

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