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Religione e società

«Gareggiate per il bene»

Asfa Mahmoud, presidente del consiglio direttivo della Casa della Cultura Islamica di Milano

Oggi il termine “religione” ha assunto un significato assai riduttivo; nel linguaggio comune sembra essere ridotta a un insieme di credenze e atti che riguardano la sfera intima e privata di un individuo. Letteralmente invece, “religione” significa legame (dal latino religo): è infatti ciò che lega l’essere umano al suo Signore, al Creatore dell’universo e dell’umanità.

 

 

La religione offre una visione completa al mondo e risponde a tutte le questioni e ai problemi che l’uomo affronta nel percorso della sua vita: la meditazione sulla creazione, sul messaggio divino, sulla morte e sullo scopo stesso della sua esistenza. Risponde dunque alle tre famose e importanti domande che hanno da sempre impegnato i grandi filosofi e pensatori: da dove vengo? Perché esisto e qual è il mio ruolo su questa terra? Qual è la mia destinazione finale?

 

 

La mia religione è il mio legame con Dio. Infatti non posso ricordarmi di Dio solo dentro la moschea o dentro la chiesa, ma in tutta la mia vita, al lavoro, all’università, a casa, con gli amici… Dio è dentro il mio cuore. Dice il profeta Muhammad riferendo le parole di Dio: «Né i Cieli né la Terra possono contenermi, solo il cuore del credente può contenermi»..

 

 

Tutte le società del mondo hanno subito delle evoluzioni: da monoreligiose, monoetniche e monoculturali sono divenute società plurali, multietniche e multiculturali. Sono cambiamenti voluti dal Creatore ai quali noi dobbiamo adeguarci.

 

 

Dobbiamo trovare le soluzioni ai problemi che ci troviamo ad affrontare.

 

In un versetto del Corano Dio dice: «O gente, in verità, vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e nazioni affinché vi conosceste a vicenda». Da questo versetto possiamo trarre tre regole fondamentali: tutti gli esseri umani provengono dalla stessa origine, da Adamo ed Eva, e sono tutti uguali e fratelli senza distinzione di razza, colore, lingua, cultura e religione; Dio ci ha creato diversi sia per scoprire la Sua grandezza nel creare sia per farci riflettere sul fatto che questa diversità rappresenta una ricchezza per l’umanità; da questa diversità nasce la necessità di conoscerci e di collaborare per il bene comune: la parola “conoscenza” (in arabo taʿâruf) significa conoscere e collaborare.

 

 

In un altro versetto coranico Dio dice: «gareggiate per il bene». Quando parliamo di uguaglianza in una società plurale, intendiamo uguaglianza in tutti i sensi della parola: stessi diritti e stessi doveri, il diritto alla cittadinanza, diritto al lavoro, diritto allo studio, ad avere un luogo di culto degno…

 

 

Nella nostra società purtroppo troviamo che alcuni diritti sono negati a certe categorie. Per esempio capita che una giovane laureata fissi un colloquio di lavoro, ma quando si presenta con il capo coperto dal velo, non viene assunta; e lo stesso accade a un giovane che viene rifiutato per il diverso colore della pelle; un bambino, figlio di genitori stranieri, che nasce in Italia deve aspettare di compiere diciotto anni per ottenere la cittadinanza italiana. A Milano la comunità musulmana, che conta ormai centomila fedeli, aspetta da trent’anni il permesso di costruire una moschea vera e propria. Noi, uomini delle religioni, dobbiamo lavorare e impegnarci prima di tutto per essere un esempio e per contribuire a costruire una società civile dove ognuno svolga davvero il proprio ruolo, cercando i punti comuni che ci uniscono.

 

 

Dobbiamo impegnarci per realizzare una società in cui la religione torni a giocare il suo ruolo, promuova i valori umani e li riattivi. Tra questi spicca il valore della famiglia: avere una famiglia sana, infatti, vuol dire avere una società altrettanto sana.

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