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Religione e società

I cristiani d'Arabia si interrogano sulla lettera aperta

Paul Hinder

Non c'è alcun dubbio che la "Lettera aperta e appello dei leader musulmani religiosi" in occasione dell'Eid al-Fitr (13 ottobre) debba essere vista come un evento storico. Una lettera o messaggio di questo tipo indirizzata a tutti i più importanti leader cristiani è senza precedenti. Le 138 firme dei musulmani da quasi tutto il mondo sono degne di nota. Come ha detto il cardinale Tauran, è anche la prima volta che un tale documento cita non solo il Corano o alcune fonti cristiane non canoniche, come ad esempio il vangelo di Barnaba, ma anche la Bibbia canonicamente riconosciuta.

 

I musulmani invitano i cristiani a una parola comune sulla base dei due comandamenti in entrambe le religioni: l'amore verso Dio come primo comandamento, e l'amore verso il prossimo. Questi due comandamenti sono presenti come un terreno comune, rintracciabili nel Corano e nella Bibbia. Essi dovrebbero perciò essere in grado di fornire una base reciproca per le due confessioni nel risolvere i problemi più urgenti ed evitare lo "scontro" tra le due religioni con risultati disastrosi per il mondo intero.

 

Ci sono sicuramente persone più competenti di me nel presentare un'analisi di questo testo. Mi riferisco ad esempio al Padre gesuita Christian W. Troll o al Padre gesuita Samir Khalil Samir, tra molti altri studiosi cristiani specializzati nell'Islam. Prima di tutto vorrei esprimere la mia gratitudine agli autori della lettera. Sono musulmani che ci offrono una mano e noi dovremmo stringerla. Penso che la "lettera aperta" non vada lasciata senza una risposta positiva da parte dei cristiani, anche se ci sono molte questioni aperte. Ogni sforzo per avvicinarsi a una comprensione comune è benaccetto, anche se potrebbe essere un inizio veramente piccolo. Certo, è necessario chiarire ulteriormente se "l'amore di Dio" e "l'amore verso il prossimo" abbiano lo stesso significato in entrambe le religioni. Un altro punto cruciale potrebbe consistere nel fatto che i cristiani non possono vedere semplicemente Gesù Cristo come uno tra gli altri profeti, ma lo professano nella sua divinità come Figlio vivente di Dio all'interno della fede in un solo Dio in tre Persone. Tuttavia la lettera aperta può essere un primo passo importante alla scoperta di un terreno comune che possa permetterci in seguito una parola comune. Questa parola vuole sarà chiara, oltre che comune?

 

Vivendo ogni giorno in un paese musulmano ed essendo vescovo per i fedeli cattolici in sei paesi della Penisola Araba, inclusa l'Arabia Saudita, sono particolarmente felice del linguaggio conciliante, che rivela la buona intenzione degli autori. Guardando ad alcuni dei firmatari, ci si potrebbe domandare se alcune delle loro precedenti dichiarazioni e pubblicazioni vadano interpretate o riviste alla luce di questa lettera, o se la credibilità della lettera ne avrà a soffrire a causa delle loro precedenti dichiarazioni.

 

Sarò più che contento se risulterà corretta la prima di queste due supposizioni. In realtà non possiamo parlare dell'amore di Dio e dell'amore verso il prossimo senza prendere una chiara posizione nei confronti della dignità umana di ogni singola persona e del diritto, di un uomo o di una donna, a vivere e crescere in libertà. Entrambe le religioni devono guardare in modo critico alla propria storia e ciascuna deve giungere a una risposta certa, senza "se" e senza "ma", riguardo alle applicazioni concrete.

 

Per i cristiani l'amore va al di là di chi ci è prossimo per comprendere anche il nemico, che questa persona appartenga alla propria religione o no, poiché il nostro Padre celeste «fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti » (Mt 5,45). In nessun caso, perciò, Dio potrebbe essere invocato come istigatore di odio verso gli altri e come fomentatore del male perpetrato verso questi altri, chiunque essi siano.

 

Condivido quindi pienamente la dichiarazione di Aref Ali Nayed nella sua lettera di ringraziamento per il messaggio del Vaticano in occasione della conclusione del Ramadan 2007: « Dobbiamo essere uniti nella condanna di ogni crudeltà anche contro una sola anima tra le creature di Dio, perché essa equivale ad attaccare tutta l'umanità. Dobbiamo essere uniti nella compassione verso ogni crudeltà, da qualunque parte provenga e a chiunque capiti di compierla».

 

Circa l'amore di Dio e l'amore del prossimo, gli ebrei e i cristiani hanno letteralmente un terreno comune, menzionato esplicitamente nella lettera dei 138 musulmani. Prendendo in esame il contenuto e le citazioni della Lettera aperta, sono sorpreso che essa sia rivolta ai soli leader cristiani e non anche a quelli ebrei. Non si tratta di un'occasione persa? La mancanza è tanto più deplorevole se si considera l'importanza cruciale che gli ebrei rivestono oggi in rapporto alla situazione politica del Medio Oriente: una risposta a questa domanda si può trovare almeno parzialmente nell'applicazione dei due comandamenti principali da parte di tutti quelli che sono chiamati in causa. Una parola comune dovrebbe perciò includere anche gli ebrei. Il Corano non si rivolge forse a ebrei e cristiani quando parla delle "genti del Libro"?

 

Il cammino per vincere le paure e i pregiudizi da entrambe le parti e per sanare le ferite nella memoria collettiva di entrambe le fedi sarà molto lungo. Dopo molte difficoltà la Chiesa cattolica ha compiuto un passo importante nel Concilio Vaticano II dichiarando esplicitamente il rispetto verso le religioni non cristiane, specialmente verso gli ebrei e i musulmani, e affermando il principio della libertà religiosa come base di un'autentica sequela di Dio per l'individuo.

 

Cristiani e musulmani sono chiamati non solo ad accettare, ma anche a creare, le condizioni socio-politiche che permettano alla persona umana di ricercare Dio, secondo la propria coscienza, di uomo o donna, e di credere liberamente senza minacce o violenze, da qualunque parte possano originarsi. Non è questa una vera conseguenza dei due comandamenti dell'amore? Se saremo d'accordo su questo potremo anche parlare liberamente, rispettosamente, e senza paura delle differenze esistenti tra le religioni. Possa Dio, nostro Padre nei cieli, benedirci e indicarci la retta via!

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