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Consigli di lettura

Il «disturbatore» Girard va alla guerra

 

Autore: René Girard 

 

Titolo: Achever Clausewitz. Entretiens avec Benoît Chantre 

 

Editore: Carnets Nord, Paris 2007, pp. 365 

 

 

Achever Clausewitz [Finire Clausewitz] è un libro di valore nonostante abbia la forma di una conversazione. È di una straordinaria ricchezza di idee e analisi e vi si coglie un’intera filosofia, distesa e approfondita per l’occasione: una ricerca particolare sul Della Guerra di Clausewitz. Girard presenta una nuova interpretazione del pensiero di Clausewitz, in cui formula la propria filosofia della guerra, radicalmente fondata nella sua filosofia tout court.

 

 

Secondo le letture più diffuse, come ad esempio quella di Raymon Aron, Clausewitz parte dal Duello, in cui si legge l’essenza pura della guerra, ne estrae la logica d’azione reciproca e di escalation, poi reintegra questo Duello nel suo contesto: la totalità sociale, con le sue tre polarità (la dimensione politica, la dimensione militare e il popolo) e la totalità delle facoltà dell’anima (intelletto puro, thumos e passioni), che corrispondono rispettivamente alle tre parti della Città, come nella Repubblica di Platone. La logica “estremista” del Duello puro e della guerra assoluta lascia dunque il posto, concretamente, al Duello integrato nella dimensione popolare, militare e politica e alla (relativa) moderazione della guerra reale. Da qui discende la famosa “formula” clausewitziana, secondo la quale la guerra è la politica continuata con altri mezzi.

 

 

Girard ritiene che queste letture misconoscano «l’intuizione centrale che questo testo cerca di nascondere» (p. 14). Clausewitz sarebbe sempre indietreggiato dinanzi alla grandezza della sua propria intuizione. I commentatori sono stati «frenati dal loro razionalismo» (p. 15). La politica va anch’essa situata nella logica del Duello e non spiega dunque la discesa dalla guerra assoluta alla guerra reale. Nonostante le guerre di religione, il vero fattore moderatore della violenza bellica si trova nella religione. La struttura del Duello è la struttura profonda dei rapporti umani arcaici. Ciò che permetteva di bloccare, fin dalle origini, la progressione agli estremi, era la religione (arcaica), la sua logica sacrificale e violenta: la guerra di tutti contro tutti si canalizzava allora in un’ostilità minimale di tutti contro uno. Ma il Cristo ha rotto questa logica “sacrificale” e “mitologica” e da quel momento è il misticismo cristiano a bloccare la corsa agli estremi, poiché «l’imitazione fratricida diventa imitazione di Cristo» (p. 198). I rivali mimetici possono distruggere l’imitazione mortale solo sostituendola con un’imitazione vivificante e il solo che possa essere imitato senza pericolo mortale è precisamente Colui che opera la rivoluzione morale e religiosa attraverso il suo sacrificio: esso annulla i sacrifici (arcaici). Ma se il fatto religioso arcaico e il misticismo cristiano sono entrambi evacuati, la corsa agli estremi non può più essere arrestata in nessun modo. Solo un’interpretazione religiosa del Della Guerra coglie l’essenziale.

 

 

L’irreligione o l’antireligione moderna (il laicismo), lungi dal pacificare l’umano eliminando il fanatismo, lasciano dispiegarsi la violenza estrema del mimetismo, ora liberata dal blocco religioso arcaico ad opera della rivoluzione morale e religiosa operata da Cristo; pertanto la corsa agli estremi va necessariamente verso l’assoluto, cioè verso l’apocalisse, che diviene un concetto razionale. Anche la tecnica versa in stato di stress estremo a causa della corsa mimetica agli armamenti e agli armamenti economici: donde la catastrofe ecologica. Così siamo entrati nei tempi apocalittici, aperti da Auschwitz, Hiroshima e Chernobyl.

 

 

La preoccupazione hobbesiana di arrestare la lotta di tutti contro tutti comincia dunque da una riscoperta della religione (del Cristo) nel suo ruolo pacificatore insostituibile. Un ciclo storico, quello della laicizzazione a scopo di pacificazione politica, sembra qui chiudersi definitivamente.

 

La tesi di Girard disturba perché rimette in discussione l’opzione di laicità dei nostri stati, perlomeno nella versione standard figlia dei Lumi. Girard mostra che non si può più, pena il rinviare la politica alla violenza pura, trattare il fatto religioso come inessenziale, aberrante, privato o provvisorio. Ne va della stessa sopravvivenza.

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