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Religione e società

Iraq: dove il fondamentalismo sta annientando un popolo

La vita dei cristiani in Iraq diventa sempre più difficile. Il governo attuale non riesce a garantire la sicurezza e ad applicare la legge. Non esistono milizie cristiane per difendersi. Quindi, un cristiano è vulnerabile per eccellenza. In questi due ultimi anni sono aumentati gli attentati, le minacce e i rapimenti: tra questi ricordiamo, solo di recente, due preti uccisi a Mossul e sette rapiti a Baghdad e liberati dietro pagamento di un consistente riscatto.

 

Insomma, data la situazione, i cristiani lasciano l’Iraq per la Giordania, la Siria, il Libano - in attesa di un visto per l’Occidente - o vanno verso il nord, verso il Kurdistan.

 

Io penso che il problema non sia fra cristiani e musulmani. Il problema è il fondamentalismo che esclude l’altro e lo annienta per motivi religiosi, etnici ecc. La soluzione è incoraggiare la cultura del pluralismo e della convivenza, aiutare la gente a riconoscere l’altro come una persona umana con valore assoluto (dopo Dio) e collaborare con tutti per una società migliore in cui ognuno venga rispettato.

 

Avanzo una proposta precisa: chiedere alla Lega dei paesi arabi e all’organizzazione dei paesi musulmani di fare di tutto per proteggere la vita degli iracheni e quella della comunità cristiana che è una realtà fondamentale nella storia e nella cultura irachena; i cristiani, infatti, si sentono e sono iracheni a tutti gli effetti.

 

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