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Consigli di lettura

Javier Prades, Occidente: l’ineludibile incontro

Javier Prades, Occidente: l’ineludibile incontro, Cantagalli, Siena 2008

Il lavoro di Javier Prades Lopez, professore di Teologia Dogmatica presso la Facoltà di Teologia San Dámaso di Madrid, analizza in tre saggi la natura inevitabilmente dialogica dell’Occidente ed in particolare dell’Europa, rintracciando nella riflessione teologico-antropologica la radice di un’accettazione del dialogo che non può essere semplicemente vissuta come sopportazione di un determinato dato storico, quello appunto dell’incontro tra civiltà, o del meticciato. Cogliere le radici di tale dialogo permette non soltanto di porsi in relazione con le riflessioni contemporanee sull’incontro tra le culture, ma permette altresì di dare risposta concreta ad alcune emergenze attuali, come quella del terrorismo.

 

 

 

 

Il primo saggio – Multiculturalità, tradizione, meticciato – indaga alcune categorie fondanti che possono arricchire il dibattito contemporaneo. Le riflessioni contemporanee sul multiculturalismo non sembrano giungere a conclusioni convincenti, nel quadro di una società globalizzata e post-industriale. La razionalità che presiede a tale riflessione dimostra non potersi più porre come mera razionalità tecnico-strumentale, mentre è efficace un ritorno all’esperienza concreta dell’incontro di civiltà attraverso la presenza di gruppi etnici nelle società occidentali. In questo contesto il dialogo non può darsi come pura accettazione dell’altro né come relativismo valoriale e in rapporto alla tradizione, ma si fonda sulla comune struttura dell’esperienza umana. In ultima analisi dalle riflessioni insoddisfacenti sul multiculturalismo contemporaneo siamo condotti alla riflessione sui fondamenti antropologici e teologici dell’esperienza umana.

 

 

 

 

Proprio a questi temi si rivolge il secondo saggio – Libertà di coscienza nel dialogo interreligioso – con particolare riferimento al dialogo interreligioso nella cui essenza si ritrova l’autentico dialogo tra uomini, perché fondato sulla libertà di coscienza. Sembra a prima vista che l’affermazione dell’assolutezza del cristianesimo cozzi con un autentico dialogo tra fedi e religioni. In realtà proprio nella autentica affermazione della verità del cristianesimo si può incontrare l’altro. Con riferimento a diversi documenti del Magistero è possibile evitare il rischio di una relativizzazione della verità del cristianesimo, di una separazione tra sfera pubblico-comunitaria e sfera privata, e di una carente comunicazione della verità stessa. Proprio nella manifestazione di questa verità possiamo incontrare alcuni criteri di metodo validi universalmente nell’annuncio evangelico. Libertà e verità, in un circolo virtuoso, permettono di evitare lo iato tra adesione del credente e riconoscimento della verità personale di Cristo come verità assoluta. Nella testimonianza, e nel suo carattere radicalmente comunitario, sarà possibile cogliere i caratteri cristallini dell’annuncio e del dialogo tra religioni.

 

 

 

 

Il terzo saggio – L’uomo cristiano di fronte al terrorismo nichilistico – indaga, con riferimento alla realtà globale ma con uno sguardo specifico rivolto alla realtà iberica, le radici antropologiche del fenomeno terroristico, in cui l’uomo come imago Dei è deturpato nel suo valore più profondo, e in cui i riferimenti fondamentali dell’antropologia, che mettono in sinergica comunicazione universale e particolare, vengono lacerati. La riflessione sul terrorismo come negazione dell’identità e della vocazione dell’uomo, permettono per converso di descrivere gli stessi fondamenti antropologici, negati ma non annullati dal terrorismo nichilistico. In questo percorso trovano spazio le riflessioni teologiche e magisteriali, ma anche il portato più maturo del pensiero dialogico contemporaneo. La costitutiva dimensione io-altro dell’umano può così trovare spazio entro istituzioni giuste, in cui il popolo cristiano si ritrova come un popolo solo entro molti popoli. La dimensione della pace e dell’educazione diviene infine momento decisivo e necessario per un’autentica testimonianza della tradizione, sulla base della quale l’Europa può divenire compiutamente ciò che è chiamata ad essere, cioè luogo d’incontro di civiltà.

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