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Religione e società

L’albero della Macedonia: una casa famiglia di cristiani e musulmani insieme per minori in difficoltà

L’albero della Macedonia è il nome di una singolare casa famiglia che sorge in una cascina in provincia di Pavia. Singolare non tanto per il numero di famiglie coinvolte (attualmente quattro), ma per il fatto che due di esse sono marocchine e due italiane. Fondata nel 2009, ufficialmente inaugurata nell’ottobre 2010 alla presenza del Vescovo di Pavia, mons. Giovanni Giudici, questa casa famiglia intrattiene stretti rapporti con la vicina moschea di Casalpusterlengo.

 

Da dove nasce, per una famiglia musulmana, la disposizione ad accogliere ragazzi in difficoltà? Nel Corano e nella Tradizione l’adozione è valutata negativamente, secondo i commentatori a causa di un episodio avvenuto nella vita di Maometto. Così negli Stati moderni musulmani essa è generalmente sottoposta a varie limitazioni, che diventano espliciti divieti quando si presenti anche l’ostacolo di una diversità di religione tra i genitori adottivi e la famiglia d’origine. Per questo non è alla categoria di “adozione” che la famiglia marocchina ha scelto di far riferimento, ma a quella di cura verso gli orfani, un comportamento molto raccomandato nel Corano. Anche in questo caso, il riferimento alla vita di Maometto è obbligato, poiché questi rimase da bambino orfano di padre e di madre: «[Il Tuo Signore] non t’ha trovato orfano e t’ha dato riparo?» (Cor. 93,6).

 

 

«Quando ho detto ai miei parenti marocchini che sarei andato a vivere insieme a una famiglia italiana per accogliere dei ragazzi in difficoltà, mi hanno chiesto se ero impazzito», spiega Mustapha, che insieme alla moglie Fatima, a Beppe e Margherita, ha fondato il primo nucleo della casa. Stare in Italia gli ha permesso di realizzare un desiderio che in realtà nutriva fin da quando viveva in Marocco. Con il tempo la casa si è arricchita di altre due famiglie e della presenza di due operatori. La doppia sfida di vivere insieme e con ragazzi difficili costringe ciascuno ad andare a fondo della propria scelta, così come la diversa appartenenza religiosa impone di non dare nulla per scontato, ma non impedisce l’esperienza autentica di unità.

 

 

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