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Religione e società

La geopolitica attuale e la necessità della filosofia

Qualcosa è cambiato /4. Riflessioni su Oriente, Occidente e tutto ciò che ne consegue, a partire da un rovesciamento dei punti di vista. Oggi la Chiesa cattolica non si identifica più con alcuna comunità politica, nazione o gruppo di nazioni né europee né occidentali e forma un organismo del tutto spirituale e sempre più universale.

L'attacco dell'11 settembre 2001 segna o no l'inizio di un conflitto di civiltà tra il mondo islamico e l'Occidente? La risposta a questa domanda, sia essa affermativa o meno, suppone necessariamente una definizione di "Occidente" e, indubbiamente, di conseguenza anche di "Oriente". Quel che segue è solo una serie di interrogativi, avanzati da un cattolico francese, su questa situazione geopolitica, a partire da queste grandi nozioni di Oriente e di Occidente.

 

 

1. Geografia. La rotondità della terra rende relative le nozioni di Oriente e di Occidente in base alla posizione convenzionale del punto preso come riferimento. Il mondo musulmano si estende dall'Atlantico all'Oceania. Vista dall'Indonesia, l'America è a Oriente, come l'Australia o la Nuova Zelanda. Visto dall'Estremo Oriente, per esempio dalla Cina, il mondo musulmano, anche ridotto al suo nucleo detto "vicino orientale", si trova a Occidente. Inoltre, con l'estendersi dei fenomeni migratori, ogni luogo finisce per essere presente ovunque attraverso coloro che ne sono partiti e portano il contrassegno della propria origine.

 

 

2. Storia. Le nozioni di Oriente e di Occidente erano più chiare nel Medio Evo, quando l'America, l'Oceania e l'Africa sub-sahariana non contavano. Non vi era allora, si diceva, che un'immensa Eurasia, col suo Ovest, il suo Est, e il suo centro. A Occidente, quella che si chiamerà Europa non era nient'altro che, per esempio all'inzio del IX secolo, la parte occidentale e cristiana dell'Eurasia radunata attorno all'impero bizantino e al regno dei Franchi, che non si poteva dire allora né Francia, né Germania, né Italia. L'Europa, vale a dire la parte della cristianità non soggetta al potere musulmano, era circondata da ogni parte dalla Mezzaluna islamica, all'interno della quale sopravvivevano numerose chiese cristiane. Al di là, l'estremo Oriente, l'immensa Asia, popolata in maggioranza da popoli di razza gialla e animati da sapienze non monoteistiche. A partire dal Rinascimento, l'Europa rompe l'accerchiamento della Mezzaluna, scopre l'America, circumnaviga l'Africa, dà la mano all'Asia e, nel 1914, sembra dominare il mondo. È la grandezza epica della Spagna e degli Asburgo a lanciare una politica mondiale e cattolica, che la Francia e l'Inghilterra bloccheranno. Nello stesso tempo, l'unità cristiana si spezza con la Riforma, l'identità cristiana dell'Europa si indebolisce con i Lumi, e l'identificazione (sempre soltanto parziale) tra l'Europa e la Chiesa si riduce, nella misura in cui l'evangelizzazione diffonde la fede cristiana verso tutte le razze e le nazioni. La Chiesa cattolica, opposta non certo alla libertà, ma alle sue frenesie, ha visto i suoi fedeli perdere il potere politico là dove erano abituati a esercitarlo, ma ciò sortisce l'effetto che essa non si identifica più con alcuna comunità politica, nazione o gruppo di nazioni né europee né occidentali, e forma un organismo del tutto spirituale e sempre più universale. Il Protestantesimo, sebbene anch'esso globalizzato, resta abbastanza fortemente identificato con la comunità politica mondiale dei bianchi anglo-sassoni, con la loro concezione più individualista della religione, dell'economia e della politica. Gli anglosassoni, protestanti o secolarizzati, costituiscono la prima potenza del mondo e tendono a organizzarlo secondo i loro principi.

 

 

3. Politica. La Francia si è tradizionalmente opposta nell'Età Moderna alla grande politica mondiale imperiale e cattolica degli Asburgo, in parte per invidia e per ambizione imperiale, in parte anche per tema del dispotismo connesso all'unificazione politica universale, in parte infine allo scopo di evitare una confusione troppo forte tra politica e religione. La politica di Richelieu senza dubbio partecipa di tutti questi tre motivi. Per questo, la politica di cautela seguita dal Presidente Chirac (che non è esattamente un Richelieu), nella crisi seguita all'11 settembre 2001, si situa nella linea di questa politica tradizionale della Francia, e certamente raccoglie anche, mutatis mutandis, i tre motivi precedenti.

 

Al-Qaida dichiara di lottare contro "l'Occidente" ateo, corrotto, materialista, etc. e contro l'America che conduce la sua danza infernale. Ma, in definitiva, quale che sia la parte degli interessi materiali nella politica americana, l'America profonda che ha eletto il Presidente G.W. Bush è l'America più religiosa, la più moralista, la più idealista, la meno atea, in breve la meno "occidentale" (nel senso di Al-Qaida) che abbiamo conosciuto da tempo. Se la potenza degli Stati Uniti è rimasta largamente attaccata al compromesso stipulato alla fine del XVIII secolo, tra denominazioni protestanti non riconosciute come religione di stato e la filosofia dei Lumi1, ci si può chiedere se il neoconservatorismo popolare americano corrisponda a una reviviscenza di questo patto fondamentale, o a una rottura del consenso, che segnerebbe negli Stati Uniti, l'inizio con due secoli di ritardo, di una crisi analoga a quella del XVIII secolo europeo, che ha opposto filosofi e religiosi.

 

La guerra in Iraq non è solo una crociata, eppure sembra essere "anche" una crociata, protestante, condotta dall'America. Parlare in questi termini lascia aperta la questione di sapere se la guerra in Iraq, in quanto fa ricorso alla forza armata per risolvere una situazione "politica" insoddisfacente, soddisfa o no ai criteri di una guerra giusta; ma, d'altra parte non c'è dubbio che l'interesse di ogni vera religione, cioè il bene della vita degli uomini in Dio, richiede al giorno d'oggi un rifiuto del principio di uccidersi l'uno con l'altro in nome di Dio. Non è un paradosso dire che i due belligeranti principali non mancano di punti in comune. Lo stesso sogno imperiale e sacro, l'uno musulmano, l'altro protestante, lo stesso pericoloso accaparramento dell'universale religioso da parte di nazionalità troppo orgogliose di se stesse, la stessa giustificazione di mezzi, certo molto diversi, ma da una parte e dall'altra crudeli ed esagerati. In breve, il Protestantesimo evangelico sta per fare quello che i protestanti hanno tradizionalmente rimproverato al Cattolicesimo (o la Francia alla Spagna), ma senza avere dalla propria parte le attenuanti della differenza di epoche e dell'inesperienza storica, di modo che, se questo processo non viene deviato, il Protestantesimo non uscirà indenne dall'avventura; non più dell'Islam, d'altra parte, o della democrazia confusa con il Regno di Dio.

 

Si ha la misura di come il Concilio Vaticano II e la sua esegesi ad opera di Giovanni Paolo II, attualmente di Benedetto XVI, costituiscano una ricchezza per il genere umano, che non può più permettersi né l'irreligiosità, né il fanatismo (né tanto meno un facile sincretismo) e di come, senza misconoscere alcun pericolo, la Santa Sede sia stata saggia a non lasciarsi coinvolgere in questo affare.

 

 

4. l'Occidente Empirico. Se vogliamo ragionare a dovere, diremo all'incirca così: esiste nel mondo un insieme di nazioni democratiche, tecnicamente molto avanzate, ricche e potenti, in maggioranza di razza bianca, membri o antichi domini di nazioni d'Europa, e la cui cultura dominante è un mélange di Cristianesimo e di secolarizzazione. Questo insieme di nazioni, che rappresenta un dato empirico, può essere denominato, secondo una convenzione linguistica non assurda, "Occidente". Esistono conflitti di interesse tra questo Occidente empirico e il resto del mondo, in particolare il mondo musulmano. Il principale motivo di conflitto sta nel fatto che la globalizzazione sembra obbligare tutte le nazioni ad adottare certi principi comuni, e che è l'Occidente a pretendere di fornire questi principi, senza tener conto di quello che gli altri vorrebbero, e che non necessariamente sanno. La Francia ha in comune con la Chiesa cattolica il desiderio di contribuire a una risoluzione pacifica dei problemi e delle tensioni, coltivando nel mondo un senso di giustizia, che presuppone una valutazione più corretta dei rapporti tra l'individuo e la società. La Chiesa cattolica occupa una posizione intermedia o di sintesi tra l'Occidente secolarizzato, che tende a dare tutto all'individuo, e il resto del mondo, più attaccato alla concezione organica della comunità. Attraverso la sua articolazione della fede e della ragione, essa evita così l'esasperazione delle tensioni tra filosofi-razionalisti e religiosi-fideisti.

 

 

5. Scienza e Tecnica. Se l'Occidente è uno spirito, quello della tecnica fondata sulla conoscenza scientifica, l'Occidente è in ogni luogo in cui ci si serve della tecnica. Forse che i paesi islamici, che hanno o desiderano la bomba atomica, non sono in questo occidentali? E se l'Occidente è un'ipertrofia nichilista dello spirito tecnico unilaterale, il musulmano comune, che si applica alla tecnica, è forse più protetto degli altri da questa tentazione di frenesia?

 

 

6. Dubbio e Filosofia. Se la tecnica e la scienza suppongono una forma o un'altra di dubbio metodico, alcune delle quali finiscono per essere fatali per ogni autorità, fede, tradizione, se la pratica di queste forme di dubbio tende a costituire l'uomo come puro individuo e l'individuo in autonomia, e se questa autonomia sfocia nell'ateismo e nel nichilismo, in cosa il musulmano è più difeso di un altro di fronte a una tale evoluzione, dal momento in cui si equipaggia con ardore nella scienza e nelle tecnica? Come il veleno diserbante colpisce all'inizio solo le foglie, ma poi progredisce, invadendo la pianta intera, disseccando il fusto fino alle radici, così accade per lo spirito della tecnica, salvo che lo si riprenda dalle fondamenta. Ma una tale ripresa, che a suo modo può essere un combattimento per Dio, non ha come strumenti adeguati le bombe o gli esplosivi, ma la riflessione filosofica. Se l'Islam non fa filosofia, è perduto. Se l'islamista dovesse replicare: «se l'Islam fa filosofia, è perduto», e se avesse ragione di replicare così, allora l'Islam sarà davvero perduto. Il carattere suicida dell'islamismo militare attuale dipende forse dalla coscienza diffusa di questo dilemma e da un'impotenza disperata a risolverlo. Ma l'uomo ama la vita e il musulmano non meno degli altri. È per questo che l'Islam può finire per far filosofia.2

 

 

7. Dialogo. Un tête à tête islamo-occidentale dimentica troppo l'Oriente lontano e la storia remota che tutti ci unisce. Noi abbiamo parlato di filosofia. E allora! La filosofia occidentale è poi occidentale? La filosofia orientale è poi orientale? Quel che noi chiamiamo filosofia cinese viene dall'India, come la filosofia europea viene dalla Grecia (riconoscerlo non toglie niente al genio, per esempio, della Cina o della Germania). Ora, gli stessi antenati partiti dall'Asia centrale hanno conquistato la Persia, l'India e la Grecia. Hanno fondato tre rami di civiltà, imbevuti di pensieri imparentati, arricchiti di scambi talvolta dimenticati. La filosofia europea, è stato scritto, è un insieme di note a piè di pagina ai dialoghi di Platone. Va bene. Ma se la filosofia greca avesse marginalizzato Platone, Democrito e Aristotele, ed eretto a maestri Pirrone, Parmenide ed Eraclito, in che cosa la filosofia occidentale differirebbe sostanzialmente al giorno d'oggi da quella che si chiama filosofia orientale? Il XIX secolo tedesco, da Deussen a Schopenhauer, è pieno di un sogno orientalista insoddisfatto.

 

Il mondo greco antico, prima di essere incluso in parte nel mondo romano, fu un immenso spazio, che si estendeva dal Mediterraneo occidentale all'attuale Afghanistan e all'Indo; una traccia di questo spirito è visibile nella forma delle statue del Buddha. È l'impero di Alessandro Magno, espressione politica di un sogno ellenistico di sintesi tra l'Asia e l'Europa, a esprimere, più che la sola Grecia classica, questo genio umano integrale, che vuole tenere insieme la ragione e il mistero, l'uno e il molteplice, il misticismo e la libertà. Visto dall'alto, il razionalismo detto occidentale appartiene piuttosto alla specie dei fanatismi che intristiscono. La ragione nasce nel mattino del mistero e si ritempra ogni sera in esso. La religione cristiana si è sviluppata su questo terreno veramente universale.

 

La filosofia è un bene comune del genere umano, dato che tutte le sue branche hanno in fondo un'origine comune, il cui innesto è riuscito nei gruppi etnici e linguistici più differenti. Il mondo musulmano ha prodotto mille anni fa grandi filosofi, che hanno stimolato i più grandi dottori della Chiesa cattolica. Le forme ordinarie del nulla filosofico (relativismo, materialismo, nichilismo, ateismo, etc.) fanno torto ai paesi cosiddetti occidentali tanto quanto agli altri. Non sono degli errori occidentali, ma degli errori tout court, umani, troppo umani. E l'Occidente, se con esso si intende la Francia, il Canada o la Nuova Zelanda, per esempio, non ha meno interesse a scrollarseli di dosso che l'Iraq, l'Algeria o l'Indonesia. Ma non ci si disfa di idee che rodono facendo saltare grattacieli. Bisogna fare filosofia.

 

 

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1. Cfr. Carl A. Anderson, Una comunità per tutte le differenze, «Oasis» n.1 (2005), pp. 20-21.

 

 

2. Cfr. R. Brague, Bagliori medievali della filosofia islamica, «Oasis» n. 3 (2006), pp. 90-94.

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