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Religione e società

Laicità e mondo musulmano: connubio impossibile?

Secondo il controverso ideologo Qaradawi, l’Islam per sua stessa natura non può recepire l’idea di secolarismo, perché questa trasformerebbe l’orientamento della umma

Il concetto di secolarismo

 

 

‘Ilmâniyya è una traduzione imprecisa, anzi inesatta, dell’inglese “secularism” o del francese “sécularité” o “laique” [sic]. Essa non ha alcuna relazione con il vocabolo al-‘ilm [scienza] e con i suoi derivati. […] In inglese e in francese la scienza è espressa dalla parola “science”, mentre alla dottrina scientista ci si riferisce con il termine “scientism”; l’aggettivo (nisba) invece è “scientific” e “scientifique” in francese. […] La traduzione corretta della parola è “ non-religiosità” o “mondanità”, non solo nel senso di ciò che si oppone all’aldilà, ma, più specificamente, di ciò che non ha relazioni con la religione o che le è contrapposto.

 

La parola straniera è stata tradotta con il vocabolo “‘ilmâniyya” perché i traduttori avevano compreso le parole “religione” e “scienza” solo nel senso in cui le intendevano gli occidentali cristiani. Nella concezione dell’uomo occidentale, religione e scienza sono termini contrapposti: ciò che è religioso non è scientifico e ciò che è scientifico non è religioso. La scienza e la ragione stanno in opposizione alla religione, e la laicità e il razionalismo stanno nello schieramento avverso a quello della religione. […]

 

 

Il secolarismo tra Occidente cristiano e Oriente musulmano

 

 

Come abbiamo visto, ‘ilmâniyya è una parola entrata di recente nell’uso della lingua araba, come peraltro è il caso di molte altre parole, che ai nostri giorni sono diventate termini tecnici o ne hanno assunto la forza. […] Vi è chi la pronuncia con la “i” (‘ilmâniyya), riferendola così a ‘ilm [scienza], ed è l’uso più diffuso, e chi con la “a” (‘almâniyya), riferendola a ‘alam nel senso di ‘âlam, cioè di questo mondo, ed è ciò che fa il dizionario al-Wasît edito dall’Accademia della Lingua Araba. Sia che la si vocalizzi in “i” o in “a”, la parola è, come abbiamo visto, una traduzione dalle lingue europee. E la si sarebbe potuta rendere con “non-religiosità”, perché il significato di questa parola straniera è “ciò che non è religioso”, e ciò che non è religioso è non-religioso. Ma si è scelta la parola ‘ilmânî o madanî [civile] perché meno controverse di “non-religioso”.

 

Come il vocabolo è estraneo al nostro lessico arabo, così il suo senso e il suo significato, sia con la vocalizzazione in “i” che con la vocalizzazione in “a”, è “ciò che si oppone alla religione”. […] Questo significato è ignoto alla nostra tradizione islamica. La suddivisione degli ambiti della vita tra ciò che è religioso e ciò che non è religioso non è islamica, ma è importata dall’Occidente cristiano. Questa separazione a cui assistiamo oggi tra ciò che nella vita, nelle persone e nelle istituzioni è religioso e ciò che non lo è non fa parte in alcun modo dell’Islam. […] L’Islam non ha conosciuto l’esistenza di due autorità: una religiosa e una temporale o mondana, né la tradizione islamica ha mai avuto una religione priva di una politica, o una politica priva di una religione. […] Il secolarismo è una merce occidentale che non è stata prodotta nelle nostre terre, e non si accorda con le nostre convinzioni di fede o i nostri presupposti intellettuali.

 

 

Le ragioni della comparsa del secolarismo nell’Occidente cristiano

 

 

La comparsa del secolarismo nell’Occidente cristiano ha le sue motivazioni religiose, intellettuali, psicologiche, storiche e pratiche. Sono motivazioni connesse specificamente con il mondo occidentale, che in questo non può essere imitato dal mondo islamico.

 

 

a) Il Cristianesimo ammette la divisione della vita tra Dio e Cesare

 

[…] Questo emerge con evidenza dalle parole del Messia (su di Lui la pace), così come sono tramandate dal Vangelo: «Rendi a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

 

Questo è in relazione con la storia del pensiero occidentale, che non conosce lo stesso Dio che conosciamo noi musulmani, il Dio che abbraccia tutte le cose e che tutto dispone […] Il Dio del pensiero occidentale è diverso: è come il dio di Aristotele, che non conosce nulla al di fuori di se stesso e nulla sa di ciò che è nell’universo, nulla dispone di quanto vi è in esso, è un motore immobile. Come ha detto lo storico delle civiltà e della filosofia Will Durant, è un dio miserabile, simile al monarca britannico, che regna ma non governa!

 

Quanto all’Islam, esso non conosce questo Dio miserabile, isolato dall’universo e dall’uomo, e non ammette la dualità caratteristica del pensiero cristiano e occidentale. Essa scinde l’uomo in due e divide la vita tra Dio l’Altissimo e Cesare. Ma Cesare non è pari a Dio, tale da potergli disputare il regno. Piuttosto ne è servo, sottoposto al suo governo, e, come ogni servo, è obbligato da ciò che Egli ordina e da ciò che Egli proibisce. […]

 

 

b) Il Cristianesimo non possiede una legislazione per le questioni della vita terrena

 

Per un altro verso, il Cristianesimo non dispone di una legislazione dettagliata per gli affari della vita, che al suo interno disciplini i rapporti e organizzi le relazioni e ponga fonti e criteri di equità per i comportamenti. È solo spiritualità e morale, ricavate dalle esortazioni del Vangelo e dalle parole del Messia che esso contiene. Al contrario l’Islam è giunto come dottrina e legislazione e ha posto dei principi per la vita dell’uomo dalla culla alla tomba: «Il Libro abbiam rivelato a te come dimostrazione chiara di tutte le cose, e guida, e misericordia, e buona novella per i dati a Dio» (Cor., 16, 89). […]

 

 

c) Nell’Islam non esiste un’autorità religiosa papale

 

Se il secolarismo separa la religione cristiana dal suo Stato, o lo Stato dalla sua religione, tuttavia la religione non va perduta, né vengono meno suoi i poteri. Questo avviene perché la religione cristiana dispone di un’autorità effettiva, che ha un suo potere, una sua importanza, un suo patrimonio e i suoi uomini. Nel Cristianesimo ci sono realmente due poteri: il potere religioso, rappresentato dal Papa e dal clero; e il potere temporale, rappresentato dal re o dal presidente della Repubblica e dagli uomini dei loro governi e dai loro aiutanti. Se si separa lo Stato dalla religione, la religione continua a esistere sotto l’egida della sua autorità forte, ricca e coesa. Restano in piedi le sue truppe di “monaci e monache, missionari e missionarie”, che operano in svariati ambiti, e sui quali lo Stato non ha autorità. Al contrario se questo avvenisse con lo Stato islamico, il risultato sarebbe che la religione non avrebbe più un potere che la sostiene, non avendo né papato, né clero. […]

 

 

d) La storia della Chiesa è diversa dalla storia dell’Islam

 

La storia del rapporto tra la Chiesa e la scienza, il pensiero e la libertà è terrificante. La Chiesa si è schierata con l’ignoranza contro la scienza, con la superstizione contro il pensiero, con la tirannide contro la libertà, con i re e i feudatari contro il popolo, finché le masse le si sono rivoltate contro, liberandosi dal governo diretto dei suoi uomini e considerando l’emarginazione della religione dallo Stato una conquista dei popoli contro i loro oppressori. […]

 

«La sacralità del Cristianesimo, e il suo contributo alla civiltà risiedono nella sua unità e nella sua universalità, cioè nel suo insegnamento secondo cui tutti gli uomini sono stati creati uguali davanti a Dio, tutti servi dell’unico Dio, che li giudica secondo un’unica legge. Questi sono gli insegnamenti contenuti veramente in questa idea [cristiana], nella storia dell’umanità. Purtroppo però, il Cristianesimo, come religione organizzata, si è trasformato poco a poco in un’istituzione verticistica e assolutistica, che ha portato prima a uno scisma (Shism) e poi alla frammentazione. In questo modo l’unica legge universale è degenerata da un lato in una dittatura, e dall’altro in un’ampia diffusione di sette e confessioni. […]

 

 

Il fallimento del secolarismo nelle terre dell’Islam

 

 

Ecco perché non è immaginabile che il secolarismo abbia successo in un Paese islamico. Esso contrasta infatti con la natura, i concetti, gli atteggiamenti e la storia dell’Islam che i popoli musulmani professano e nulla giustifica la sua esistenza, a differenza di quanto avvenuto nell’Occidente cristiano. Ciò che il secolarismo tenta di fare è semplicemente di trasformare la natura e l’orientamento della umma [comunità islamica]. La umma non può recepirlo, in quanto il suo sistema immunitario non tollera l’impianto di un corpo estraneo e gli resiste con tutte le forze. […]

 

 

Il secolarismo e l’ateismo

 

 

Se il concetto di “ateismo” (ilhâd) implica la negazione dell’esistenza di Dio (sia Egli glorificato), come avviene nelle dottrine materialiste antiche e moderne, tra le quali vi sono i comunisti fautori del materialismo storico, il mero concetto del secolarismo non significa necessariamente ateismo. Tra i secolaristi vi è chi nega l’esistenza di Dio l’Altissimo, i suoi messaggi e la Sua rivelazione, o l’incontro finale con Lui e il Suo giudizio nell’aldilà, ma questo non fa necessariamente parte dell’idea secolarista per come essa è nata in Occidente. Coloro che l’hanno propugnata non erano infatti atei negatori dell’esistenza di Dio, ma solo negatori del dominio ecclesiastico sulla scienza e sulla vita. A loro interessava unicamente l’emarginazione della religione, rappresentata dai suoi uomini e dalla sua Chiesa, dalla politica dello Stato e dagli affari statali, fossero essi politici, economici, sociali, culturali o educativi.

 

Dobbiamo tuttavia riconoscere che a questo proposito c’è una differenza netta tra Islam e Cristianesimo. Il cristiano infatti può accettare il secolarismo, sia da governante che da governato, e malgrado questo resta cristiano senza essere leso né costretto nel suo credo e nella sua legge. Il secolarismo non gli proibisce di andare in Chiesa ogni domenica, di festeggiare ogni anno il Natale, di praticare i suoi riti religiosi quando voglia. […]

 

Il Cristianesimo non ha introdotto un sistema completo di vita, che le dia una tintura (sibgha) particolare guidandola con le sue legislazioni e raccomandazioni, con ingiunzioni e divieti, nelle diverse questioni che riguardano il singolo, la famiglia, la società, lo Stato e le relazioni internazionali. […]

 

Se guardiamo invece al secolarismo per l’Islam la questione è completamente diversa, perché l’Islam è venuto come sistema completo di vita, che non accetta la concorrenza di alcuna ideologia nel guidare la vita. […] Per questo il musulmano che accetta il secolarismo, per quanto questo secolarismo possa essere moderato e accomodante, si pone nel fronte degli avversari dell’Islam, specialmente per quanto riguarda il governo della sharî‘a, che è ricavata dal libro di Dio l’Altissimo e dalla sunna del Profeta (su di Lui sia la Pace).

 

Questo musulmano, che accoglie il secolarismo o ne fa propaganda, anche senza essere ateo e negare l’esistenza di Dio, la rivelazione o l’aldilà, è portato dal suo secolarismo alla miscredenza manifesta (Dio ce ne scampi!), in quanto nega quanto è notoriamente necessario alla religione: per esempio la proibizione dell’usura, dell’adulterio o del vino o l’obbligatorietà della zakât [l’elemosina rituale] e l’applicazione degli hudûd [le pene corporali previste dal Corano] o tutto ciò che è legato agli imperativi su cui la umma ha raggiunto un consenso e che sono confermati da una tradizione ininterrotta e indubitabile.

 

Il secolarista, che rifiuta il principio del governo della sharî‘a, di musulmano ha solo il nome ed è con certezza un apostata. Deve manifestare il pentimento in modo che sia tolto da lui ogni sospetto e possa portare una prova certa. In caso contrario va condannato per apostasia, va privato della sua appartenenza all’Islam o gli va ritirata la “nazionalità islamica”. Va separato dalla moglie e dai figli e gli vanno applicate le norme che riguardano gli apostati che seminano la divisione nella comunità, in questa vita e dopo la morte.

 

 

(Yûsuf al-Qaradâwî, al-Islâm wa l-‘ilmâniyya wajhan li wajh [Islam e secolarismo faccia a faccia], Maktabat Wahba, al-Qâhira 1997, pp. 42-67 passim, trad. dall’arabo di Michele Brignone)

 

 

L'articolo è un estratto dell'e-book Troppa religione o troppo poca?

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