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Religione e società

Lettura continua della Bibbia, un'esperienza di incontro

Ultimo aggiornamento: 06/02/2018 12:10:17

Leggere tutta la Bibbia senza interruzioni, giorno e notte, dal primo versetto della Genesi fino all’invocazione finale dell’Apocalisse. È questa la semplice e suggestiva idea di Bibbia senza sosta, un’iniziativa nata nel 2005 a Limoges e negli anni riproposta in diverse città francesi e italiane (Mantova, Bologna, Roma – in occasione del Sinodo sulla Parola di Dio – e Udine). Dal 14 al 20 aprile è stata la volta di Venezia, presso la Chiesa di San Pantalon. L’iniziativa, promossa dal Consiglio locale delle Chiese in occasione del XX anniversario della sua costituzione, è stata voluta come occasione per vivere in chiave ecumenica l’anno della Fede, nel cinquantesimo del Concilio Vaticano II. La Scrittura infatti, pur nella varietà delle sue interpretazioni, costituisce un patrimonio d’inestimabile valore, comune a tutte le confessioni cristiane. Già l’origine di questa iniziativa è interessante: non è nata infatti a tavolino, ma durante uno scambio tra due scolaresche. Nel 2004 una professoressa di inglese di Limoges sente raccontare da un collega tedesco la sua esperienza di una lettura parziale della Bibbia in un luogo altamente simbolico, la Cattedrale di Norimberga, teatro nel Cinquecento di uno dei primi pogrom antiebraici. E da lì concepisce l’idea di una lettura ininterrotta della Scrittura: erano gettate le basi de La Bible en continu, «un’idea magnifica, un progetto folle, un atto vero», come recita il sito. L’impresa supera i singoli che la compongono, ma non può andare avanti senza di loro. Quando si è finito di leggere, si va al lavoro o si torna a casa, ma non si può fare a meno di pensare a chi in quel momento sta prestando la sua voce (magari nel cuore della notte) perché la storia possa continuare fino ad approdare alla grandiosa scena finale della Gerusalemme celeste. In questo senso la lettura continua offre in qualche modo un paradigma della vita: anche i momenti più difficili, i capitoli più duri e bui (il libro delle Lamentazioni o gli oracoli contro Gerusalemme), non sono fini a se stessi, ma trovano un senso in un disegno più grande. C’è poi anche una dimensione letteraria non indifferente: l’Antico Testamento infatti è scritto secondo i principi della retorica semitica, diversi da quelli occidentali, e questo costituisce spesso un ostacolo per un corretto apprezzamento dei testi. Lasciare parlare l’autore sacro per diversi capitoli permette allora di abbandonarsi a un ritmo e uno stile differenti da quelli greco-latini su cui è modellata la nostra retorica, ma non per questo meno veri. La Bibbia infatti è come un frutto con una scorza fulgida e brillante, ma dal midollo dolcissimo, diceva il grande traduttore San Girolamo, che pure si era sentito rimproverare in sogno per i suoi gusti letterari: Ciceronianus es, non Christianus, sei ciceroniano, non cristiano. Accanto all’immersione in un'estetica inusuale, quest’esperienza permette poi di vivere un brandello di tempo sacro, dimensione di cui oggi si è persa quasi totalmente memoria: una realtà misurabile (la scaletta è precisa al minuto), ma che non si esaurisce nel puro dato quantitativo, perché, come insegna Agostino, il tempo è sempre anche distensio animi. Naturalmente un’iniziativa di questo genere impone ai lettori di prepararsi per avere un’idea sufficientemente precisa del capitolo o dei capitoli loro assegnati: è quindi un’occasione di riflessione. Ma soprattutto impone di unire le forze. A Venezia ad esempio nessun gruppo preso singolarmente possedeva le forze necessarie per portare a termine il progetto: la realtà quindi ha imposto da sé di collaborare. Tale dato sembra essere di grande importanza per un ecumenismo vissuto che tenda a valorizzare quanto si ha in comune non a partire da un progetto astratto, ma da una necessità concreta. Era quanto diceva, in altro contesto e con altre parole, il Patriarca di Alessandria dei Copti, Tawadros II, in una recente intervista concessa a Oasis: «In Medio Oriente siamo circa 300 milioni di persone, delle quali solo il 5% è cristiano. Perciò la nostra voce cristiana dev’essere una sola». È la realtà stessa, e non una strategia, a richiederlo. L’ecumenismo pratico della Bibbia senza sosta si è espresso anche materialmente nelle diverse lingue in cui è stata proclamata la Scrittura, dall’ebraico, al greco, al russo, ma anche all’arabo e al turco. La lettura da parte del Rabbino di Venezia del primo capitolo della Genesi, nel campo antistante la chiesa, ha aggiunto poi una dimensione interreligiosa e anche alcuni non-credenti hanno accettato di misurarsi con il testo, consapevoli del suo enorme valore culturale. Al termine di questa esperienza, e con il pensiero rivolto, com’è naturale per Oasis, alle comunità cristiane nei Paesi a maggioranza musulmana, sorge spontanea la domanda: a quando una Bibbia senza sosta in Medio Oriente? I tempi sembrano maturi.

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