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Religione e società

Liberi di esprimersi, ma fino a un certo punto

Questa mia riflessione intende soffermarsi sul concetto di libertà, intesa come valore che determina l'agire dell'uomo, in connessione alla multiculturalità. Una multiculturalità che non voglio intendere - come spesso accade - come ghettizzazione, ma come inter-culturalità, dove avviene uno scambio, un continuo incontro tra persone con retroterra diversi. Purtroppo sotto questo punto di vista si riscontra un limite proprio della cultura occidentale, là dove - pur nei suoi più sublimi sviluppi - le manca la capacità di uscire da sé e da una sorta di auto-referenzialità.

 

Fatta questa premessa, rilevo che alcuni dei Vescovi dei paesi a maggioranza musulmana ci documentano che continuamente nel mondo occidentale accade qualcosa che urta la sensibilità musulmana. Non solo, spesso si tratta di episodi animati dall'ostentazione deliberata e voluta di libertà.

 

Qui si innesta la questione: cos'è la libertà? E la libertà di espressione? Soprattutto essa è illimitata?

 

Nel contesto attuale in cui la comunicazione è globale e rapida, diviene via via più necessario comprendere la distinzione tra libertà di opinione e libertà di espressione.

 

Penso che la libertà di opinione possa considerarsi illimitata: io posso credere che il mondo sia quadrato e nessuno può dirmi niente; ma se sostengo che il mondo intero è stupido perché non accetta che il mondo sia quadrato, cioè la mia opinione, io nei fatti offendo.

 

Ecco il punto: tale tipo di libertà, la libertà di espressione, non può essere illimitato.

 

Credo che ogni diritto di per sé porti una limitazione. Persino il sacrosanto diritto alla vita ha la limitazione della legittima difesa.

 

Quindi il concetto della limitazione legittima è molto importante e, soprattutto quando si parla di libertà di espressione, rischia di venir tralasciato.

 

Tale questione è imponente nel dibattito odierno occidentale. Pensiamo a Salman Rushdie: è diventato un eroe perché, con tutto il rispetto e a prescindere dalla sua qualità di scrittore, qualcuno ha avuto l'esasperazione di condannarlo a morte. Ma aldilà di questo, mi chiedo: è legittimo offendere il sentimento religioso delle altre persone? Certo posso criticare l'Islam, il Cristianesimo, il Buddismo e qualsiasi altra religione, ma non credo di avere il diritto di insultare.

 

La questione è molto seria nel processo attuale di mescolamento di popoli e culture in cui siamo immersi, che richiede una riflessione critica su cosa sia la libertà di espressione, dove cominci e dove finisca. È una condizione preliminare a qualsiasi dialogo e incontro umano. È la convinzione che l'essenza della libertà non consista nell'assenza di vincoli.

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