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Islam

Liberi di studiare il Corano

Gli uomini di religione hanno per secoli considerato gli studi storici del Testo sacro come una miscredenza di derivazione occidentale: ciò non ha impedito lo sviluppo di un pensiero critico

Questo articolo è pubblicato in Oasis 26. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 12/11/2018 16:19:07

L’establishment religioso del mondo musulmano ha considerato per secoli gli studi critici del Testo sacro una forma di miscredenza di derivazione occidentale: intellettuali e studiosi sono stati attaccati nei tribunali, sui mass media, nelle università. Il soffocamento della libertà intellettuale tuttavia non ha impedito il pensiero: lo ha semplicemente trasferito su Internet e i social network.

 

È lecito coniugare la libertà intellettuale, un valore umanista emerso dal cuore dell’Illuminismo europeo, e lo studio del Corano, libro sacro per le società islamiche? In altre parole, è possibile studiare il Corano secondo i metodi scientifici e critici moderni senza restrizioni dogmatiche? Non si apre così la strada al dubbio, alla miscredenza e alla sedizione (fitna)? Se a questa serie di domande rispondiamo negativamente, ne dobbiamo concludere che le società islamiche sono tenute a imporre un concetto rigido del testo (che coincide con il dogma) e processare chiunque sia in disaccordo con esso: questa è precisamente la tragica situazione in cui ci troviamo oggi. Se per esempio facciamo una ricerca su Internet, in arabo, circa la questione della libertà in generale, per non parlare della libertà nello studio del Corano, troveremo che la maggior parte dei pareri, delle dichiarazioni e delle opinioni provengono da uomini di religione. Questo semplice esperimento rivela già da solo un malessere circa la natura della libertà nel mondo arabo-islamico, dal momento che in queste società gli uomini di religione svolgono un ruolo di gran lunga superiore alla loro consistenza numerica.

 

Molti di essi affermano che la libertà intellettuale conduce alla libertà di espressione e quindi alla libertà di credo, ciò che è vero. Ma quello che in realtà intendono dire è che la libertà corrompe la dottrina e la religione, e questo è falso. Il problema in questa tesi è il sistema con cui imporre alla gente comune una dottrina onde creare una società credente, secondo gli standard degli uomini di religione. Come confermano molti indicatori, questa è una grande illusione. Possiamo infatti sinteticamente dire che in molte società arabo-islamiche si assiste contemporaneamente alla propagazione del fondamentalismo religioso, alla comparsa di focolai terroristici e alla crescita dell’ateismo[1]. A questi dati statistici si aggiunge il fatto che il mondo arabo-islamico è oggi il più attivo sui social network come Twitter, a causa della diffusione su larga scala della repressione e della mancanza di libertà di pensiero che ne deriva[2]. Ormai gli arabi musulmani, soprattutto i giovani, hanno creato una società digitale parallela che si oppone alle società repressive, uno spazio che offre la libertà di porre domande e ricevere risposte senza dover ricorrere alla società esterna o agli uomini di religione. A questo proposito, la questione forse più importante è quella del Corano e della sua comprensione attraverso un approccio critico, possibile esclusivamente attraverso gli studi coranici moderni.

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