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Religione e società

Lo stile dell’Hartford Seminary, esplorare le differenze, approfondire la fede

In una società che si trova a dover fare i conti con cambiamenti sempre più rapidi, la formazione dei leader religiosi cerca di tenere il passo. Indubbiamente ci sono molti modi di farlo.

 

Quello scelto dall’Hartford Seminary è uno di questi.

 

 

Normalmente quando si pensa a un’istituzione accademica americana l’immagine che viene in mente è quella dei grandi campus storici: Harvard, Yale, Columbia... Hartford Seminary non è così: il campus ospita qualche decina di studenti (attualmente per la maggior parte musulmani) mentre la maggioranza degli studenti risiede fuori dal campus.

 

 

La storia dell’Hartford Seminary ha inizio nel 1834 grazie all’iniziativa di un gruppo di ministri congregazionisti. Quello che si chiamava Hartford Theological Seminary è stato anche il primo seminario americano ad accettare nel 1889 delle studentesse, mentre l’impegno nello studio dell’Islam e del rapporto fra Islam e Cristianesimo risale al 1893 grazie alla creazione del Centro Duncan Black MacDonald, che vanta il primato in questo tipo di studi negli Stati Uniti. Il seminario è stato da subito un utile strumento nella preparazione dei missionari. «Tuttavia, con il passare del tempo – racconta il Presidente Heidi Hadsell – insieme all’esperienza e familiarità con l’Islam è cresciuto anche il rispetto che ci ha portato alla decisione di voler mettere le nostre competenze a servizio del dialogo fra cristiani e musulmani mantenendoci fedeli alla chiamata cristiana alla testimonianza».

 

 

Oggi l’Hartford Seminary offre una varietà di opzioni di studio che rispecchiano nuove necessità del panorama statunitense. Il motto dell’istituto, “Exploring Differences, Deepening Faith” (esplorare le differenze e approfondire la fede), introduce uno dei temi portanti del seminario: riconoscere le differenze all’interno della società in cui tanti degli studenti andranno a lavorare come ministri, imam, cappellani o ricercatori e saperne fare tesoro. I programmi variano da quelli prevalentemente incentrati sul Cristianesimo e sull’aspetto pratico dell’attività di ministri o pastori, a quelli legati al campo degli studi islamici, fino ai programmi dedicati agli studi interreligiosi. «Hartford Seminary offre un’educazione teologica a chi è già solidamente inserito nella propria tradizione – afferma il Presidente Hadsell . Desideriamo fornire agli studenti sia la conoscenza accademica che le capacità pratiche di leadership che sono necessarie per operare in un mondo religiosamente plurale come il nostro».

 

 

La pluralità religiosa è una realtà anche nel corpo docenti. Najib Awad è professore associato di Teologia Cristiana. Nato e cresciuto in Siria, ha coltivato nel corso degli anni un duplice interesse nei suoi studi teologici: quello per l’interdisciplinarietà e quello per l’interreligiosità. È stato questo il motivo che lo ha spinto a proseguire la sua carriera accademica presso l’Hartford Seminary. Nelle interazioni tra il corpo docenti e gli studenti, l’impegno religioso, oltre a quello accademico, offre sempre nuovi spunti di riflessione. «In classe - rileva Najib Awad - mi trovo di fronte a studenti che vivono in maniera intensa la propria vita di fede e che non si accontentano di studiare la dimensione scientifica e accademica della teologia. Nelle loro domande si vede chiaramente il taglio pratico ed esperienziale».

 

 

Anche Feryal Salem, assistente universitario recentemente entrata a far parte dello staff accademico del seminario, che dal 1991 vanta la presenza di un professore musulmano, insiste sulle stesse note: «Da studiosa proveniente da un background accademico laico, insegnare all’Hartford Seminary è per me un’opportunità unica per includere prospettive legate alla fede e al suo ruolo nell’esperienza umana». Salem, l’unica docente donna musulmana, ha voluto mettersi a disposizione delle studentesse musulmane del seminario organizzando gratuitamente un corso di diritto islamico, incontri di preghiera, di studio degli hadith e di condivisione , momenti aperti anche alle studentesse cristiane interessate.

 

 

Il taglio pratico del seminario è chiaramente evidente anche da una rapida analisi degli studenti. Taha el-Nil ha 23 anni e sta studiando per diventare cappellano musulmano nell’aeronautica militare statunitense. Il programma per cappellani musulmani che permette di avere una certificazione per questo tipo di attività è infatti una delle proposte peculiari dell’Hartford Seminary: «Ciò che apprezzo di più di questo corso di studi – racconta – è la presenza di una comunità interattiva e inclusiva che mi sta aiutando a sviluppare la mia personalità, le mie idee e la mia capacità di esprimerle in pubblico».

 

Pursenla Ozukum, 28 anni, è arrivata dall’India grazie alla borsa di studio offerta dall’International Peacemaking Program. Avendo studiato l’Islam all’interno di un seminario cristiano, Pursenla cercava un contesto nel quale poter entrare in contatto più diretto con l’Islam e i musulmani: «In India ho incontrato qualche musulmano ma non ho mai avuto la possibilità di condividere molto. Qui invece non solo possiamo studiare insieme, ma anche vivere nello stesso campus e condividere la stessa casa». Un sogno per il futuro: «A livello sociale sappiamo quanto il dialogo interreligioso sia importante, ma nell’insegnamento teologico la strada da fare è ancora lunga. Spero di poter insegnare in un seminario al mio ritorno e aiutare gli studenti a imparare qualcosa in più sull’Islam».

 

 

Ma cosa differenzia concretamente Hartford Seminary da altre esperienze di studi religiosi? Sembra chiaro che oltre ad offrire una preparazione accademica, il seminario punta a preparare gli studenti all’incontro e al dialogo nella loro attività all’interno delle rispettive comunità religiose. Heidi Hadsell riassume le principali differenze rispetto ad altri programmi in due punti: «Cerchiamo di fare in modo che gli studenti interagiscano fra di loro e offriamo ogni anno un corso intitolato “Dialogo in un mondo di diversità”, obbligatorio per tutti gli studenti iscritti ad un Master. La seconda differenza riguarda l’attenzione alla sistemazione logistica degli studenti. Nel campus scegliamo espressamente di far convivere lo stesso appartamento a studenti di differenti tradizioni religiose. A volte infatti le interazioni in un ambiente domestico possono insegnare più di quello che si può imparare durante le lezioni».

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