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Religione e società

Moschea: ragioniamo sul chi e sul come

«Abbiamo ben presente i problemi di libertà religiosa nei mondi musulmani, ma questo non è un argomento che si possa spendere immediatamente sulla vicenda della moschea di Marghera. La libertà di culto è un diritto fondamentale, riconosciuto dai trattati internazionali e dalla Costituzione, e come tale non può essere messo in dubbio».

 

 

 

Martino Diez è il direttore della Fondazione Internazionale Oasis, nata nel 2004 come centro di studi voluto dal Cardinale Angelo Scola per promuovere la reciproca conoscenza e l'incontro tra cristiani e musulmani. Quel "meticciato" di civiltà, culture e sentire religioso per il quale il Patriarca di Venezia ha voluto aprire un dialogo ed un confronto che supera i confini nazionali.

 

«Il dialogo è un bisogno sempre più pressante al quale bisogna rispondere - riprende Martino Diez. La libertà di culto è un tema sul quale non ha senso mettersi a discutere, un diritto non negoziabile. Semmai bisogna ragionare sul "chi" e sul "come"».

 

 

 

Cioè?

 

«È un criterio richiamato dal Patriarca, quello di vedere se dietro la richiesta di una moschea c’è una reale comunità di fedeli musulmani. Nell’Islam vi sono tante etnie e correnti; c’è l’Islam arabo, quello africano, quello pakistano... Prendiamo il caso di Marghera e guardiamo a chi c’è dietro questa richiesta di una moschea e a come verrà realizzata. Che ci sia una reale necessità mi sembra verosimile, mentre, per fare un esempio, aprire una grande moschea nel centro storico di Venezia avrebbe una motivazione decisamente più simbolica e discutibile».

 

 

 

La comunità musulmana deve dunque avere uno spazio riconosciuto per pregare?

 

«Non possiamo vedere queste persone solo quando lavorano e non quando esprimono necessità legittime. Peraltro, per i musulmani la moschea non è solo un luogo di culto, ma di aggregazione e, come si vede nei Paesi islamici, ha anche una dimensione politica. Così la moschea diviene un centro culturale, svolge un compito educativo e rappresenta uno spazio per esprimersi».

 

 

 

E questo è l’aspetto del "come" viene realizzata.

 

«Vanno preservate le esigenze di ordine pubblico, cioè il diritto di poter controllare eventuali ricadute pratiche dell’apertura della moschea. Ma, su questo, non penso che da parte dei rappresentanti della comunità islamica vi possano essere obiezioni».

 

 

 

"Oasis" è una fondazione internazionale. A che punto è l’Italia in tema di riconoscimento delle diverse culture e religioni?

 

«Il nostro è un Paese di immigrazione molto recente. In Francia, dove da tempo sono state costruite moschee, le difficoltà di integrazione e di dialogo restano ancora palpabili. L’Italia, pur partendo in ritardo, può contare sul vantaggio di vedere cosa ha funzionato o non ha funzionato all’estero per trovare un proprio modello di società plurale, dove le diverse tradizioni possano interagire tra loro, lasciando comunque spazio per l’espressione delle differenze».

 

 

* Pubblicato nel Gazzettino del 02 ottobre 2009

 

 

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