close_menu
close-popup
image-popup

Lingue disponibili:
close-popup
Paypal
Carta di credito
abbonati
Islam

Per quale Kurdistan combattono i curdi

Partiti politici, movimenti, milizie: perché il progetto politico pan-curdo vacilla e ciascun gruppo agisce nel proprio interesse

Pkk, Tak, Hdp, Pyd, Ypg e Krg sono soltanto alcune delle sigle di movimenti, partiti politici e organizzazioni militari, espressione del variegato mondo curdo che si estende su una vasta regione al confine tra Turchia, Iraq, Iran e Siria. Dalla fine della prima guerra mondiale i curdi aspirano a uno Stato autonomo, ma le diverse comunità continuano a essere sottoposte alla giurisdizione – e spesso alla discriminazione – del Paese in cui abitano.

 

 

“Per decenni - spiega a Oasis Hamit Bozarslan, Direttore degli studi all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi - l’immaginario geografico di un’identità nazionale unitaria ha segnato l’ideologia comune. La principale aspirazione condivisa dai curdi era, infatti, la creazione di un Kurdistan autonomo e indipendente”. Le divisioni geografiche si sono però tradotte in fratture politiche e talvolta in conflitti, al punto che, come afferma David Pollock (Washington Institute for Near East Policy), “i curdi hanno scelto di abbandonare il progetto politico pan-curdo e ciascun gruppo combatte per il proprio interesse” (The Syrian Kurds: Whose Ally?, 29 marzo 2016).

 

 

L’unità del popolo curdo è data dall’appartenenza etnica comune e dall’uso di una lingua condivisa. Non si tratta pertanto di una comunità religiosa, infatti la maggioranza dei curdi è musulmana sunnita, ma ci sono anche sciiti in Iraq e Iran, mentre in Turchia i curdi sono per lo più aleviti (l’alevismo è una forma di Islam caratteristica della regione anatolica). Gli yazidi, una delle minoranze più colpite dalla brutalità dello Stato Islamico, sono anch’essi curdi e professano una religione che attinge da elementi dell’Islam, del Cristianesimo e da altre confessioni, in particolare le antiche religioni mediorientali e babilonesi.

 

 

I curdi di Turchia

 

Il movimento del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan), fondato in Turchia da Abdullah Öcalan nel 1978, con il suo braccio armato Hpg (Forze di difesa del popolo), è uno degli attori principali della militanza politica curda. Il suo obiettivo è l’indipendenza della regione del Kurdistan turco, in opposizione violenta e armata al governo di Ankara. È considerato un’organizzazione terroristica dalla comunità Internazionale. Dopo che nel 2012 era stato avviato un processo di pacificazione tra il governo e il Pkk, il conflitto interno alla Turchia si è riacutizzato nell’estate del 2015 con un incremento delle violenze tra l’esercito e le milizie del Pkk nel sud-est del Paese, regione a maggioranza curda, e attacchi mirati in alcune città.

 

 

“Il primo ostacolo all’unità curda è - secondo Bozarslan – il governo di Ankara. Si ha l’impressione che oggi sia in corso un vero e proprio processo sistematico di distruzione dei curdi e dei loro simpatizzanti. La Turchia ha dichiarato che la più grande minaccia per il governo di Ankara non è lo Stato Islamico, bensì la creazione di un Kurdistan ai suoi confini, sia esso turco, siriano o iracheno”.

 

Dal Pkk ha preso le distanze nei primi anni duemila il Tak (Falchi della libertà del Kurdistan): il gruppo considera l’azione del Pkk troppo determinata dalla politica e ritiene più efficace lo scontro armato diretto.

 

Oltre che dal Pkk, i curdi di Turchia sono politicamente rappresentati anche da altre formazioni. La più importante è il partito dell’Hdp (Partito democratico del popolo), che condivide con il Pkk una tendenza socialista. L’esponente principale della leadership dell’Hdp è Selahattin Demirtaş, il cui elettorato non si trova soltanto tra la popolazione curda, ma anche tra i turchi moderati e non nazionalisti. Alle elezioni del giugno 2015, l’Hdp è riuscito per la prima volta a entrare in Parlamento, togliendo all’Akp (Partito Giustizia e Sviluppo) di Erdoğan la maggioranza assoluta che deteneva dal 2002. Proprio in seguito a queste elezioni sono ricominciate le violenze tra i curdi e Ankara, e i tentativi di negoziare la pace sono naufragati. Durante la campagna per le elezioni anticipate del primo novembre 2015, il partito di Erdoğan, che ha poi riconquistato la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, ha accusato apertamente l’Hdp di appoggiare l’azione armata del Pkk.

 

 

I curdi della Siria

 

Nel 2007, il Pkk ha fondato un’organizzazione trans-nazionale, il Kck (Gruppo delle comunità del Kurdistan), secondo l’ideale unitario del fondatore Öcalan. “Lo scopo dell’organizzazione – dice Soner Çağaptay – è quello di riunire tutti i movimenti militanti curdi. Del Kck fa parte, infatti, anche il movimento dei curdi iraniani Pjak (Partito della vita libera del Kurdistan)”.

 

 

Il Pyd (Partito dell’unione democratica), fondato anch’esso da Öcalan, è l’organizzazione politica curda maggiormente attiva in Siria e ha come obiettivo l’indipendenza del territorio a maggioranza curda del Rojava, nel nord-est del Paese. “Dal 2011, approfittando del caos provocato dalla guerra civile in Siria, la popolazione curda (tra due e tre milioni) ha iniziato a organizzarsi in cantoni”, spiega Rahila Gupta, Cnn, in un reportage sulla regione. Affiancano il Pyd le sue due ali armate il Ypg (Unità di difesa del popolo) e il Ypj, la brigata femminile.

 

 

“Dopo l’intervento russo in favore dei curdi siriani nell’autunno 2015 – dice ancora Çağaptay – Ankara, che considera il Pyd alla stregua del Pkk, ha iniziato una campagna contro le postazioni curde ai suoi confini, in particolare nell’area a ovest dell’Eufrate. I curdi del Pyd godono però del sostegno degli Stati Uniti”, essendo in prima linea nella guerra sul campo contro lo Stato Islamico. Çağaptay sottolinea però come “il sostegno russo rischia di minacciare il rapporto tra Stati Uniti e curdi siriani. Infatti, l’interesse di Mosca è problematico per tre motivi: il Pyd potrebbe diventare un alleato permanente della Russia sul territorio siriano; il territorio del Rojava potrebbe essere sfruttato come base militare; Mosca potrebbe avvalersi del Pyd per fare pressione su Erdoğan. Se il Pyd dovesse diventare un cliente fisso di Mosca, potrebbe trasformarsi nell’Hezbollah di Putin contro Erdoğan”.

 

Il 17 marzo 2016, i curdi siriani hanno proclamato la propria autonomia nella regione del Rojava. “Non è possibile, ad oggi, fare una concreta previsione di come potrà evolvere questa piccola entità federale – sostiene Bozarslan – poiché il terreno siriano è in balia di cambiamenti repentini e imprevedibili. In ogni caso, l’unità curda non sarà possibile nell’immediato”.

 

 

I curdi dell’Iraq

 

La minoranza curda in Iraq è stata per decenni discriminata dal governo centrale di Baghdad. Le violenze sono state particolarmente intense durante il regime di Saddam Hussein, che ha utilizzato armi chimiche sulla popolazione dei villaggi a maggioranza curda. La regione autonoma del Kurdistan iracheno, fondata nel 1991 al termine della Prima guerra del Golfo, è centrale nella formazione di una militanza politica curda. Approfittando della presenza di pozzi petroliferi nell’area di Kirkuk, durante l’invasione americana del 2003, il Kurdistan iracheno, difeso dai combattenti peshmerga, ha creato una regione autonoma de facto. “Il Krg (Governatorato regionale del Kurdistan) ha una relazione decennale con la Turchia, dal punto di vista economico, energetico, militare e della cooperazione per la sicurezza”, spiega Bozarslan. A riprova di questo, David Pollock ricorda che “nel luglio del 2012, il presidente del Kurdistan iracheno, Masoud Barzani, ha appoggiato la dichiarazione del Pyd di non essere in alcun modo nemico del governo turco”.

 

“Il Krg non è però unito al suo interno”, dice ancora Çağaptay. “Da un lato, il partito conservatore Kdp (Partito democratico del Kurdistan), cui appartiene il presidente Barzani, tende a favorire il rapporto con la Turchia e spalleggia Ankara nello scontro con il Pkk; dall’altro lato, il Puk (Unione patriottica del Kurdistan), ha più simpatia per l’Iran e sostiene maggiormente il movimento militante curdo.” Kenneth M. Pollak, della Brookings Institution, afferma che “l’equilibrio interno al Kurdistan iracheno era piuttosto stabile fino alla metà degli anni Novanta, ma oggi è minacciato dalla contrapposizione esplosa nel 2015 tra il Kdp e il Gorran (Movimento per il cambiamento). Quest’ultimo, infatti, accusa il primo di governare la regione illegalmente e in modo dittatoriale”.

 

Ciascun partito del Kurdistan iracheno, infine, ha le sue milizie armate, i peshmerga [colui che fronteggia la morte, in curdo], attive in prima linea nella guerra allo Stato Islamico, contro cui finora hanno avuto un relativo successo nella difesa del territorio.

 

 

 

 

@MiglioFranca

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato

Per approfondimenti e analisi abbonati alla nostra rivista semestrale