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Islam

Perché la Francia è sotto attacco

FORUM/ Le analisi degli esperti sugli attacchi a Nizza

“Isis ha a che fare con l’Islam”

 

Mustafa Akyol, scrittore ed editorialista turco

 

 

“La carneficina di Nizza è stata un massacro di innocenti. Le vittime non avevano fatto nulla di male, se non trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, così come era successo alle vittime degli altri recenti massacri: a Bagdad, Istanbul, Orlando, Dacca, Medina. Dobbiamo essere tutti uniti contro questo terrore assetato di sangue e piangere insieme le sue vittime. Dovremmo inoltre capire il colpevole di questi massacri, Isis, per sconfiggerlo (mentre riportiamo questa intervista nessun gruppo ha ancora rivendicato l’attentato, ndr). Eppure in questa faccenda ci sono due modi opposti di autoilludersi. Uno sostiene che l’Isis non abbia niente a che fare con l’Islam. No, diciamolo sinceramente, ha qualcosa a che vedere con l’Islam, allo stesso modo in cui le crociate e l’inquisizione avevano a che fare con il Cristianesimo. È una visione molto violenta e bigotta di una grande religione, le cui interpretazioni comuni sono molto più confortanti. L’altra autoillusione è l’amplificazione – o meglio, esagerazione – della relazione di Isis con l’Islam. È da discutere se Isis sia rappresentativo dell’Islam, o perlomeno di alcuni concetti islamici come il jihad o la sharia, che possono significare cose ben diverse. Ciò non giova a nessuno se non a Isis stesso. In Occidente, come dappertutto, le persone ragionevoli devono tenere una giusta misura: capire cos’è Isis senza censurare niente e allo stesso tempo usare un linguaggio attento, in particolare per non demonizzare tutti i musulmani (la maggior parte dei quali sono essi stessi obiettivi di Isis), ma anche per non dare allo Stato Islamico la legittimazione cui aspira”.

 

 

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Il mistero dell’odio

 

Jean Duchesne, membro del comitato scientifico di Oasis, dell’Osservatorio Fede e Cultura della Conferenza Episcopale di Francia e dell’Accademia cattolica di Francia

 

 

Un camion lanciato su una folla per uccidere il maggior numero possibile di innocenti non è una sfida soltanto per la sicurezza pubblica. Mette in crisi ciò che è proprio dell’uomo, cioè la ragione. La collera non dura. Il risentimento e l’ostilità hanno delle ragioni. L’odio che spinge a concepire e portare freddamente a termine un progetto omicida della più grande ampiezza possibile non ne ha. Una tale barbarie eccede il quadro stesso della natura: nessun predatore è capace di un massacro simile. E tuttavia, tutto questo esiste. Lo sappiamo dall’11 settembre 2001. È diverso dagli attentati anarchici della fine del XIX secolo, che avevano come obiettivo sovrani, principi, presidenti, ministri… Diverso da a una vendetta esercitata contro i responsabili di un male specifico.

 

Poco importa sapere quale logica si sia impossessata del pazzo furioso di Nizza, se apparteneva a un’organizzazione o si è semplicemente ispirato a una propaganda che incita all’omicidio cieco e di massa. Ciò che resta e resterà, è l’accumulazione delle frustrazioni e delle umiliazioni che possono motivare un tale odio in un individuo che fa parte di una minoranza male integrata in un Paese che si vanta di essere aperto e di avere ragione su tutto. E’ anche la fragilità della ragione, quando si chiude su se stessa, e dimentica di essere un dono che si rivolta contro se stessi se non lo si condivide, riconoscendo e imitando la magnanime abnegazione di Colui che ne è l’origine.

 

 

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Un Islam reazionario in azione

 

Francesco Strazzari, professore associato di scienza politica presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Studi Universitari e di Perfezionamento

 

 

“La Francia occupa uno spazio distinto nell’immaginario del mondo arabo dalla Siria al Maghreb in tutto quello che è l’assetto geopolitico, le relazioni perduranti, gli interventi militari oggi: pensiamo al dispositivo militare francese nel Sahel e anche alla coalizione per combattere l’Isis nel quadrante siro-iracheno [per ora Isis non ha ufficialmente rivendicato l'attentato, ndr]. Si è sempre mossa in avanti, in maniera proattiva. Ha conti aperti per il suo passato e anche per l’impegno odierno. E’ inoltre esposta in prima linea come nessuno, molto più dell’Inghilterra e dell’Italia. La Francia ha anche una posizione di esposizione per via delle sue alleanze: a partire dalla sua relazione con l’Egitto e con gli Emirati Arabi (regimi che hanno messo al bando l’Islam politico dei Fratelli musulmani, ndr). Seconda questione: la Francia è molto più esposta rispetto a Stati Uniti e Gran Bretagna, che sono insulari. Terza e ultima questione: la Francia ha una presenza radicata anche con ruolo storico di una comunità araba e musulmana molto più cospicua che in altri Paesi. Occorre non dimenticare come giovedì fosse il giorno della presa della Bastiglia, un evento rivoluzionario nella storia del pensiero politico francese e universale. L’attacco nel giorno in cui la Francia festeggia il suo pensiero rivoluzionario. E’ un Islam reazionario quello che si mette all’opera per colpire ciò che è in linea con una progressione dei diritti e del pensiero liberale”.

 

 

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L'estremizzazione della laicità

 

Felice Dassetto, Professore emerito all’Università Cattolica di Lovanio, Belgio

 

 

“Ci sono principalmente tre motivi per cui un Paese come la Francia è obiettivo particolare degli attentati jihadisti, anche se questo attentato non è ancora stato rivendicato. Il primo è la popolazione: i musulmani in Francia, e qui sta una differenza con l’Italia, sono parecchi milioni e questo causa effetti di aggregazione attorno a un certo tipo di discorso che diventano rilevanti. Il secondo motivo è l’impegno della Francia nella lotta al radicalismo e a Daesh (o Isis, ndr). Qui è rilevante in particolare la percezione dell’impegno francese diffusa nell’immaginario dei musulmani francesi, in maggioranza provenienti dal Maghreb. Nell’immaginario anti-coloniale della popolazione maghrebina la Francia è la bestia nera. Il mito negativo della Francia con il suo passato coloniale è proiettato sugli avvenimenti recenti e provoca una sopravvalutazione dell’impegno militare francese in Medio Oriente, che in realtà è secondario rispetto a Stati Uniti e Russia. Si tratta del mito di grandezza di cui si nutre la Francia stessa. Infine, l’ideologia iper-laica francese può essere considerata dalla popolazione musulmana come un fattore di rottura. In questo senso, il contenuto del discorso politico francese, fortemente assimilazionista ai valori della Repubblica, con l’estremizzazione della laicità, può giocare un ruolo importante. Che fare? Non abbiamo capito qual è la sfida culturale in direzione del mondo musulmano. Una risposta di sicurezza e armata è necessaria, ma c’è una ‘guerra culturale’, di idee, di testa e di mentalità, che i musulmani devono affrontare e in cui noi dobbiamo aiutarli, per evitare l’errore del 2001, quando in fondo si pensava che sarebbe stato sufficiente eliminare i talebani per cancellare il terrorismo jihadista”.

 

 

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Proseguire le riforme e ristrutturare l'intelligence

 

Jean-Pierre Darnis, direttore del programma Sicurezza e Difesa, Istituto Affari Internazionali

 

 

“Perché la Francia? Perché è sempre la Francia, perché sono francesi che colpiscono in Francia, perché c’è un connubio tra ruolo della Francia in Africa e Medio Oriente e popolazione francese di origine araba di seconda e terza generazione, immigrati che in nome di una non identificazione colpiscono il Paese. Ci sono studiosi che come Olivier Roy parlano di persone emarginate che trovano nel jihadismo una giustificazione, mentre per Gilles Kepel la religione islamica spinge in alcuni suoi sviluppi alla violenza anti-musulmana. Non entrerei nei dettagli di questo dibattito. Che ci sia un problema legato anche al post post post post colonialismo francese in Africa è vero, ma siamo oltre. Fare della laicità francese un motivo degli attacchi non basta: non è un motivo valido sul quale ragionare. Poi può darsi che la Francia troppo laica non abbia preso nel dovuto interesse le politiche religiose, non abbia preso abbastanza in considerazione il fatto religioso, mentre con la religione musulmana andrebbe fatto. Ora, la Francia deve stringere i denti, deve proseguire tutte le riforme che ha lanciato dopo gli attacchi di novembre al Bataclan: dalle politiche di deradicalizzazione nelle prigioni, alla formazione di imam. La Francia sta ristrutturano un’intelligence capillare formata da persone che possano infiltrare queste reti. Quello che sta facendo la Francia deve proseguire, ma non darà risultati domani: funziona infatti sulle reti ma non sui 'cani sciolti', quindi dobbiamo aspettarci altri attacchi”.

 

@jpdarnis

 

 

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Il costo di un ruolo attivo in Africa e Medio Oriente

 

Lorenzo Vidino, direttore del Programma sull'estremismo della George Washington University, Washington D.C.

 

 

"La Francia è colpita per un insieme di motivi: è il Paese occidentale che ha visto una maggiore mobilitazione – tra 1.200 e 1.500 combattenti partiti per la Siria -, i cosiddetti foreign fighters sono sempre la punta dell’iceberg del fenomeno, e in Francia questa punta dell’iceberg c’è ed è visibile. Poi, pare esserci una chiara strategia da parte dell’Isis di colpire la Francia in particolare [per ora Isis non ha ufficialmente rivendicato l'attentato, ndr], basta guardare ai messaggi del loro portavoce Abu Muhammed al-Adnani, che hanno sempre un’attenzione particolare alla Francia. La Francia oggi per Isis ha il ruolo che dieci anni fa la Gran Bretagna aveva per al-Qaeda. Indubbiamente, la Francia è più nell’occhio del ciclone, anche perché ha ruolo ancora più attivo del Regno Unito oggi nella politica mediorientale e africana: si pensi all’intervento nel Mali, e dopo i fatti di Parigi a quello in Siria e Iraq. Non esiste una soluzione univoca: c’è la parte della prevenzione, ma nel breve periodo è più importante l’aspetto repressivo, che mostra però falle, come prova il rapporto francese uscito pochi giorni fa sugli attacchi di novembre. Si parla di falle nell’intelligence, la prima è la mancanza di risorse. Occorre un numero di persone adeguato, e i francesi, per quanto meglio di altri Paesi europei, questo numero non lo hanno. Se hai duemila persone che devi monitorare devi avere le risorse per farlo. La cosa migliore che è stata fatta dopo l’attentato di Charlie Hebdo a gennaio 2015 è stata assumere duemila persone in più negli apparati dell’antiterrorismo francese. Il personale però non è pronto dall’oggi al domani: ci vogliono conoscenza e addestramento: i primi risultati si vedono dopo anni”.

 

 

 

Continueremo ad aggiornare questo forum con nuove voci durante la giornata in base agli sviluppi in Francia

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