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Le nostre letture

Popoli e Chiese dell'Oriente Cristiano

La storia dei cristiani in Medio Oriente è costellata da crisi e lacerazioni. Ma anche da rinascite ed sono queste a darci speranza in un momento di grande travaglio, tra guerre e migrazioni

Attraverso sette contributi, affidati tutti a esperti di fama internazionale, il volume curato da Aldo Ferrari presenta sinteticamente la multiforme realtà delle chiese del vicino oriente cristiano, dalla regione siro-palestinese al Caucaso e dalla Mesopotamia all'Egitto e all'Etiopia.

 

Si tratta di comunità ricchissime dal punto di vista storico, ma piccole quanto a numero di fedeli e quindi spesso ignote al grande pubblico, per il quale l'espressione Oriente cristiano evoca immediatamente Bisanzio o gli splendori della Russia ortodossa.

 

 

Dovendo suggerire un buon sottotitolo e insieme un buon riassunto del volume, indubbiamente la nostra preferenza andrebbe a Sette scatti su Calcedonia, vista la centralità che il concilio del 451 riveste per comprendere la genesi di queste comunità. La controversia cristologica dibattuta a Calcedonia e chiusasi definitivamente solo nel 1994 celava in realtà motivazioni politiche, legate al sentimento nazionale che andava rinascendo in varie parti del Vicino e Medio Oriente. Come già osservava Giovanni Damasceno e come ripeteva sei secoli più tardi il poligrafo siro occidentale Barhebraeus, «queste dispute dei cristiani fra di loro non riguardano nulla di sostanziale, ma piuttosto sono questioni di parole e termini». I sette scatti su Calcedonia naturalmente riflettono i punti di vista degli interessati, non senza qualche occasionale unilateralismo, come l'accusa riportata da Paola Pizzi, di una "ecclesiologia piramidale" di cui sarebbe portatrice la sede romana; la discussione storico-teologica in questo caso beneficerebbe di un approfondimento canonistico, come quello sviluppato da L. Okulik in Le chiese sui iuris (Marcianum Press, 2005).

 

 

Nel delineare i due millenni di storia di queste chiese, gli autori non mancano di mettere in luce lo stretto legame tra fede e identità di popolo: nel bene, poiché se il Medio Oriente è così variegato culturalmente lo si deve anche alla funzione di custode delle tradizioni che ciascuna di queste chiese svolse e continua a svolgere, ma anche nel male, come testimoniano le ricorrenti scissioni, scomuniche e persino uccisioni che furono perpetrate spesso per ragioni puramente politiche, la maggior parte delle volte chiamando in soccorso il principale attore nella regione, cioè il potere politico musulmano.

 

 

Parlando di Islam il pensiero corre subito alla difficile situazione odierna, segnata dal costante esodo di fedeli cristiani dal Medio Oriente e dall'ingrossarsi delle fila della diaspora. Anche in questo caso il volume offre elementi di allarme, ma anche di speranza, testimoniando come la storia del cristianesimo nella regione sia fatta di crisi e lacerazioni ma anche di rinascite. Uno dei dati più interessanti ad esempio è citato da Mengozzi nel contributo sui siri: alla fine del Cinquecento, i cristiani del Medio Oriente erano scesi ad appena il 7% della popolazione e sembrava ormai prossimo il momento in cui anche nel Levante si sarebbe completata l'islamizzazione, al pari di quanto già avvenuto nell'Africa del Nord. Eppure quattrocento anni dopo, agli inizi del XX secolo, i cristiani orientali erano risaliti al 25% della popolazione. Il regime ottomano più tollerante, i contatti con l'Occidente, le migliorate condizioni sociali e sanitarie, la riforma delle chiese stimolate dal contatto con i missionari cattolici e anche qualche conversione, illustre (come l'emiro druso Bashir II in Libano) e meno illustre, avevano invertito la tendenza.

 

 

In un momento in cui anche tra i cristiani orientali prevale il pessimismo e la rassegnazione, una migliore conoscenza della storia può contribuire ad affrontare con maggiore fiducia le sfide che attendono oggi indistintamente tutti gli abitanti del Medio Oriente.

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