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Religione e società

Promuovere il pluralismo in Medio Oriente

 Estratto dell'Intervento di Sayyed Jawad al-Khoei.

La sapienza divina ha voluto che i figli dell’uomo fossero diversi tra loro. È infatti la diversità nelle opinioni e nelle idee a infondere dinamismo alla vita e diversità, attraverso la scoperta di tutto ciò che è nuovo. E tuttavia, se guardiamo alla regione mediorientale, vediamo che in essa, a causa dei regimi politici tirannici, tribali, familiari o confessionali, è comparso tra alcuni seguaci della religione islamica un pensiero estremista. Gli adepti di questo pensiero rifiutano il dialogo con l’altro e accusano di miscredenza le altre religioni e confessioni: versano il sangue degli altri fedeli e interdicono ai loro seguaci di interessarsi delle altre religioni e confessioni, mettendoli in guardia dal mescolarsi con quanti hanno idee differenti. Emettono fatwe che incitano all’odio e all’assassinio. Ma «la religione è innocente rispetto al comportamento di questa banda» perché essi si allontanano dai valori celesti insegnati dall’Altissimo. È per questo che si è creata una situazione di imbarazzo e conflitto; l’ignoranza prevale e ha lasciato tracce di sé in tutta la regione.

 

L’Iraq è conosciuto da tempo immemorabile per la sua varietà etnica e religiosa e forma un mosaico che ha pochi analoghi al mondo. La Bibbia racconta le storie relative ai popoli e alle religioni irachene che hanno lasciato un’impronta nella composizione del mondo antico. Da qui è partito Abramo padre delle religioni monoteistiche e questa terra è stata la porta per la diffusione del Cristianesimo verso l’Oriente. Qui sono nate centinaia di scuole teologiche, di pensiero e di credenze miste tra il patrimonio dell’Oriente e dell’Occidente. L’Iraq ha saputo conservare la maggior parte della sua eredità antica fino agli inizi del secolo appena trascorso. Basterà pensare ai sabei mandei che con la loro lingua e singolare cultura affondano le radici nella storia più remota, agli ebrei che a Babilonia sono presenti da 2600 anni, ai caldei e agli assiri uniti dalla religione cristiana dopo millenni di lotte e uccisioni, per non parlare degli armeni e di altre confessioni cristiane, degli yazidi che rappresentano l’ultimo superstite delle antiche religioni dualistiche unitosi con il passare del tempo al misticismo islamico e alla tradizione curda e di Bâbî e Bahâ’î, che sono sorti e si sono sviluppati in Iraq prima di diffondersi nel resto del mondo. E ancora si potrebbero aggiungere le diverse scuole sciite, quella shaykhiyya e quella ikhbâriyya, e un notevole numero di scuole mistiche sunnite come la Qâdiriyya o la Nashqbandiyya.

 

La città santa di Najaf conserva il corpo dell’imam ‘Alî che i musulmani sciiti considerano come un modello nella religione, nella morale e nella vita. Najaf è diventata nel tempo la capitale dello sciismo e ha generato una serie ininterrotta di uomini di pensiero, scienza e lettere che hanno avuto come costante preoccupazione la riforma e il radicamento dei valori dell’Islam in un regime di convivenza pacifica nel quadro di uno stato civico fondato sui principi di concittadinanza, tolleranza, armonia e giustizia senza discriminare tra le religioni, le confessioni o le etnie. Anzi gli ‘ulema di Najaf si sono spinti oltre. La maggior parte di loro infatti si è trovata concorde sul parere giuridico che afferma che «il governante giusto non musulmano è migliore del governante musulmano ingiusto» ponendo in tal modo la giustizia a fondamento del governo anche nel caso in cui chi lo esercita sia non musulmano.

 

Abbiamo vissuto per centinaia d’anni in fratellanza, amore e convivenza, finché sono entrate in casa nostra ideologie estranee alla nostra cultura, storia e religione. Allora si è cominciata a plasmare un’identità unilaterale fondata sullo spirito di corpo di stampo nazionalistico o sull’estremismo religioso perpetrato da gruppi e partiti politici. Le componenti della variegata società irachena sono state prese alla sprovvista e sono state poste di fronte a sfide pericolose che ne minacciavano la stessa esistenza. In quei delicati frangenti si è levata la figura dell’attuale guida suprema dei musulmani sciiti, l’Imâm al-Sîstânî, svolgendo un ruolo preminente in difesa di tutte le componenti della società, senza distinzioni. Muovendo dalla sostanza delle religioni e dalla realtà della vita umana la scuola di Najaf non auspica un governo religioso, ma domandava e continua a domandare un governo civile. L’Imâm as-Sîstânî non ha mai consentito agli uomini di religione che si rifanno ai suoi insegnamenti di assumere cariche nello Stato, a partire dalla sua convinzione che la religione è un atteggiamento paterno e spirituale per tutti. Egli sostiene il principio della wilâya (“tutela”) dell’uomo su sé stesso in contrasto con la teoria della wilayât al-faqîh (“tutela del giurisperito”) di Khomeini.

 

Tutti noi sappiamo che le stragi e le distruzioni che si sono verificate in Iraq per mano di gruppi takfiristi non hanno alcun rapporto con i valori umani né con la fede portata dal profeta della misericordia Muhammad figlio di ‘Abdallah (Dio lo benedica e gli dia eterna salute) a conferma dei profeti e degli inviati che lo hanno preceduto, Gesù, Mosè, Abramo, Noè e Adamo padre dell’umanità, su di Lui la pace. Quei takfiristi sono ostili per principio a chiunque si discosti dalla loro visione ristretta e disumana. Insegnano con le loro fatwe a considerare miscredenti i musulmani sciiti e ne dichiarano lecita l’uccisione, come pure quella dei cristiani, dei sabei e delle altre religioni e confessioni. Di contro, sulla base di una visione teologica aperta, sono stati avviati di recente vari sforzi per conservare la varietà nazionale e religiosa presente in Iraq. Essi hanno portato da ultimo all’annuncio della fondazione di un consiglio iracheno per il dialogo tra le religioni il 14 marzo 2013. Il Consiglio ha cercato di superare lo stile dei complimenti reciproci e delle dichiarazioni fumose, entrando direttamente nel cuore dei problemi che esistono tra i seguaci delle diverse religioni. Ha adottato come punto di partenza i diritti dell’uomo universali e l’uguaglianza assoluta nella cittadinanza. Le vie che conducono a Dio sono tante quante le anime delle creature. Non c’è altra soluzione che vivere la vita dell’amore, rinunciando al nostro egoismo e ai nostri interessi ristretti per una vita migliore per tutti. Dobbiamo assumere la nostra comune identità umana come nostro scopo nella vita. Tutte le altre identità vengono dopo. In tal modo le religioni potranno restare un faro di amore e civiltà per ogni popolo e nazione.

 

 

Jawad al-Khoei, Fondazione benefica dell’Imâm al-Khoei, Najaf - Iraq

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