Lo stato della libertà religiosa nel mondo contemporaneo

Questo articolo è pubblicato in Oasis 16. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 22/04/2022 09:35:44

Copertina Grim-Finke.jpgRecensione di Brian J. Grim e Roger Finke, The Price of Freedom Denied. Religious Persecution and Conflict in the Twenty-first Century, Cambridge Univeristy Press, New York 2011

Il libro affronta un argomento tanto attuale quanto trascurato o, almeno, non adeguatamente trattato: la libertà religiosa e, soprattutto, i costi spropositati della sua negazione. «La libertà religiosa è veramente importante?» Per rispondere a questa domanda, che costituisce anche il titolo dell’ultimo capitolo del libro, Grim e Finke lasciano parlare l’evidenza empirica. Solo un esempio: 123 paesi su 143, per una popolazione totale superiore ai due milioni di abitanti, hanno evidenziato nel periodo tra il 2000 e il 2007 una qualche forma di persecuzione religiosa. Risulta dunque evidente che le persecuzioni religiose sono un fenomeno «pervasivo e pernicioso» su tutto il globo terrestre.

La ricerca condotta dai due studiosi riporta e legge una grande quantità di dati empirici che forniscono un quadro generale, ma non generico, dello stato della libertà religiosa nelle diverse regioni del mondo. L’originalità del lavoro, tuttavia, risiede nel non limitarsi a esporre statistiche, grafici e dati, che pur sono riportati con grande rigore scientifico, ma nell’avanzare alcune tesi che cercano di individuare quali sono i fattori che alimentano e acuiscono le diverse forme di persecuzione religiosa.

Il mito che viene sfatato è la tesi del clash of civilitations di Huntington, secondo cui la maggior fonte dei conflitti sarebbe la presenza di diverse culture e religioni nello stesso territorio, e dunque la miglior strategia per assicurare pace e unità consisterebbe nel garantire «civiltà omogenee» all’interno degli Stati. La pluralità religiosa e culturale è dunque un fattore intrinsecamente negativo? Grim e Finke propongono una prospettiva alternativa, il «modello delle economie religiose»: «La prospettiva delle economie religiose mostra l’inevitabilità della pluralità religiosa e i pericoli potenziali derivanti dal tentativo di regolare e controllare tale pluralità». La causa delle persecuzioni religiose non sarebbe quindi direttamente proporzionale all’eterogeneità religiosa, sebbene essa possa rendere più probabile la nascita di conflitti, ma piuttosto alla negazione, al controllo e alla restrizione delle libertà religiose.

«Dalle restrizioni alla persecuzione» è dunque il motto del libro: tali limitazioni (che possono riguardare la libertà di culto, di conversione, di proselitismo, ecc.) possono dipendere dal governo stesso o derivare dalla pressione sociale. In entrambi i casi, l’effetto è disastroso: quando lo Stato o la società limitano la libertà religiosa (spesso usando la sicurezza nazionale come giustificazione), le persecuzioni religiose aumentano. Si innesta in questo modo un circolo vizioso, dimostrato dai «cross-national data» e da sei «case studies», in cui le restrizioni sociali vanno ad incrementare quelle imposte dallo Stato e, di conseguenza, generano nuove e sempre più violente persecuzioni.

Tanti gli elementi analizzati e notevole la giustificazione empirica delle tesi portate avanti da Grim e Finke. Il libro getta luce su una situazione spesso trascurata, se non taciuta; tuttavia, pur indicando nella protezione della libertà religiosa e nell’eliminazione delle varie forme di restrizioni l’unica arma vincente per prevenire i conflitti, lascia aperta la questione di come tale strada sia percorribile. Appellarsi all’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani non sembra fornire una risposta esauriente; occorre non solo descrivere in cosa consiste e come si esprime la libertà religiosa, ma anche individuarne la fonte, perché non ne venga fatto un uso riduttivo e strumentale. Gli spunti che meriterebbero di essere approfonditi sono comunque molti e The Price of Freedom Denied offre un importante contributo per continuare a studiare un tema tanto spinoso quanto urgente.

Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis
Oasiscenter
Abbiamo bisogno di te

Dal 2004 lavoriamo per favorire la conoscenza reciproca tra cristiani e musulmani e studiamo il modo in cui essi vivono e intrepretano le grandi sfide del mondo contemporaneo.

Chiediamo il contributo di chi, come te, ha a cuore la nostra missione, condivide i nostri valori e cerca approfondimenti seri ma accessibili sul mondo islamico e sui suoi rapporti con l’Occidente.

Il tuo aiuto è prezioso per garantire la continuità, la qualità e l’indipendenza del nostro lavoro. Grazie!

sostienici

Per citare questo articolo

 

Riferimento al formato cartaceo:

Francesca Padoan, Quanto costa amputare la libertà, «Oasis», anno VIII, n. 16, dicembre 2012, pp. 111.

 

Riferimento al formato digitale:

Francesca Padoan, Quanto costa amputare la libertà, «Oasis» [online], pubblicato il 1 dicembre 2012, URL: https://www.oasiscenter.eu/it/quanto-costa-amputare-la-liberta.

Tags