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Religione e società

Quel nesso tra libertà religiosa e ricerca della verità

Si propone qui l'intervento che il card. Angelo Scola, Arcivescovo di Milano e presidente della Fondazione Oasis, ha tenuto domenica 25 novembre all'Ambrosiana, a Milano, dopo aver ricevuto il Premio Sant’Agostino per il dialogo interreligioso nel Mediterraneo. 

Sono molto grato ai promotori del Premio Sant’Agostino per aver scelto di assegnare il riconoscimento, in questa prima edizione, alla Fondazione Internazionale Oasis. Il fatto di condividere questo onore con personalità quali S.A.R. il Principe di Giordania Ghazi Bin Muhammad Bin Talal, il consigliere del Re del Marocco André Azoulay, presidente della Fondazione Euromediterranea Anna Lindh, e il direttore della rivista Le Monde des Religions, Frédéric Lenoir, mi pare quanto mai significativo dell’orizzonte ampio che questo premio intende fare proprio. Prendendo ora spunto dal titolo del premio, vorrei cogliere l’occasione per dedicare un breve pensiero alla figura di Sant’Agostino e alla sua straordinaria attualità, anche per l’ambito interreligioso.

 

 

Sant’Agostino è certamente uno dei teologi che più hanno inciso nello sviluppo del pensiero cristiano, in quello sforzo di auto-comprensione che la comunità cristiana è chiamata continuamente a rinnovare e approfondire. Com’è noto, il Santo Vescovo di Ippona è particolarmente caro a Benedetto XVI, fin dagli inizi del suo cammino di fede e di studio. In una catechesi di qualche anno fa, commentando un passo delle Confessioni, il Papa ci ha aperto uno squarcio sul suo mondo interiore, affermando: «Quando leggo gli scritti di sant’Agostino non ho l’impressione che sia un uomo morto più o meno milleseicento anni fa, ma lo sento come un uomo di oggi: un amico, un contemporaneo che parla a me, parla a noi con la sua fede fresca e attuale» .

 

 

È di ottimo auspicio il fatto che si registri un crescente interesse verso Sant’Agostino anche sulla riva sud del Mediterraneo, in particolare nella nativa Algeria. In un contributo di qualche anno fa, S.E. Teissier, ora Arcivescovo emerito di Algeri, metteva in luce il grande risalto che la stampa locale, francofona ma anche arabofona, aveva dato al convegno internazionale «Le philosophe algérien Augustin: son africanité et son universalité» tenutosi ad Algeri nell’aprile 2001. Con questo titolo, per certi versi insolito, si manifestava da parte delle più alte autorità algerine, statali e religiose, il desiderio di riappropriarsi della figura di un pensatore che, nei primi anni dopo l’indipendenza, era stato avvertito come estraneo. Il Quotidien d’Oran aveva allora commentato: «Saint Augustin, enfin parmi les siens» .

 

 

Oggi nella nativa Tagaste i turisti sono invitati a visitare l’ulivo di Sant’Agostino, così come nell’antica Cartagine, presso Tunisi, si possono contemplare i resti della casa dove Santa Monica avrebbe trascorso tra pianto e preghiera l’ultima notte prima di dare l’addio al figlio in partenza per Roma. Certamente si tratta di siti evocativi, ma la più grande eredità di Agostino è spirituale e va ricercata nei suoi scritti e nella sua opera pastorale.

 

 

In particolare, Sant’Agostino è stato l’uomo della ricerca inesausta della verità. In questo suo cammino egli è stato accostato ad alcuni grandi esponenti delle altre tradizioni religiose. In ambito islamico, il primo parallelo che si è presenta alla mente è forse con al-Ghazâlî (1058-1111-Persia) non a caso autore di un’autobiografia, La Salvezza dalla perdizione, che anche sul piano letterario presenta, a detta degli studiosi, alcune analogie con le Confessioni. Come ricorda ancora il Santo Padre in una recentissima catechesi, alla fine Agostino scoprì però che, invece di raggiungere la verità, era stata la verità a raggiungere lui: «Non dimentichiamo mai l’esperienza di sant’Agostino – ci esorta Benedetto XVI –: non siamo noi a possedere la Verità dopo averla cercata, ma è la Verità che ci cerca e ci possiede» .

 

 

Questa consapevolezza è tanto più necessaria in una società plurale quale quella odierna, qualora essa non voglia appiattirsi su un infecondo relativismo. Come ho affermato nella Lettera Pastorale 2012, oggi «i cristiani […] sentono la responsabilità di proporre la vita buona del Vangelo in tutti gli ambiti dell’umana esistenza. Non pretendono una egemonia e non possono sottrarsi al dovere della testimonianza». L’alternativa tra egemonia e testimonianza è davvero cruciale. E Sant’Agostino, con la sua vita e con i suoi insegnamenti, ci mostra come la seconda delle due posizioni sia più adeguata alla natura stessa della verità.

 

 

A livello civile e anche politico, la logica della testimonianza piuttosto che dell’egemonia si traduce oggi nell’impegno per la libertà di religione, in tutte le sue dimensioni. Per fortunata coincidenza ricorre nel 2013 l’anno costantiniano. Sarà questa un’occasione privilegiata, per Milano ma non solo, per tornare a riflettere su questo fondamentale lascito della Tarda Antichità, quando il pensiero giuridico romano incontrò la novità cristiana, realizzando alcune conquiste decisive per il progresso spirituale dell’umanità e diede inizio alla libertà religiosa. La libertà religiosa, pur presentando ancor oggi molti nodi critici che domandano ulteriori approfondimenti, infatti garantisce la possibilità a tutte le componenti di una società plurale, laiche e religiose, di presentare la loro proposta di vita nella sua interezza e al tempo stesso esercita una funzione limitatrice rispetto alle sempre ricorrenti tentazioni egemoniche, dal momento che impedisce di monopolizzare lo spazio pubblico.

 

 

In questo senso dunque esiste a mio avviso un nesso molto stretto tra l’esperienza esistenziale di Agostino, la sua ricerca della Verità, e l’anno costantiniano che tra poco inaugureremo.

 

Sono quindi grato agli organizzatori per aver propiziato, attraverso la loro iniziativa, l’indagine di questo nesso. Mi auguro altresì che le istituzioni coinvolte nel Premio possano trovare il modo di far conoscere maggiormente la ricca eredità spirituale di Sant’Agostino, anche per le società arabe e musulmane oggi in talora tumultuosa transizione, eventualmente mettendola in parallelo con altre esperienze spirituali che, nel comune spazio della fede monoteistica, hanno affrontato il grande tema, esistenziale prima che intellettuale, della ricerca della verità. È questo lavoro di incontro inter-religioso attraverso la cultura che la Fondazione Oasis promuove, nella convinzione che il dialogo tra cristiani, ebrei e musulmani, credenti delle altre religioni e anche non-credenti, sia realmente fecondo quando parte dalle comuni domande, come quella sulla Verità, che il travagliato inizio del Terzo Millennio solleva. Allora davvero si può arrivare a dire una parola comune, A Common Word. È l’esperienza che abbiamo potuto fare qualche giorno fa a Londra, è l’esperienza che rilanciamo quest’oggi a tutti voi. Grazie.

 

 

 

Di seguito il video dell'intervento del Card. Angelo Scola:

 

 

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