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Religione e società

Saluto introduttivo del direttore scientifico di Oasis

Tentazione violenza, religioni tra guerra e riconciliazione, Sveti Josip School, Sarajevo

Ultimo aggiornamento: 06/02/2018 10:58:17

Nell’introdurre i lavori di questi due giorni, vorrei soltanto fare due sottolineature, una relativa al contenuto, l’altra al metodo. Per il contenuto, non servono molte parole, anzi ne basta forse una: Mossul.

 

 

 

 

 

Da un giorno all’altro, secondo quanto dichiarano le fonti, mezzo milione di profughi dalla città irachena è andato ad aggiungersi agli altri milioni che popolano il Medio Oriente. Per Oasis, che si riuniva per la prima volta dieci anni fa a Venezia proprio per affrontare la situazione delle minoranze cristiane in Medio Oriente, la provocazione proveniente dalla cronaca di quest’anno non poteva restare inevasa, tanto più che essa, a ben vedere, rappresenta la traduzione pratica dell’alternativa teorica tra secolarismo e ideologia che indicavamo l’anno scorso a Milano come la grande sfida per le religioni oggi. Cercheremo di indagare il tema secondo diverse piste: la radice antropologica della violenza, la violenza religiosa e la genesi storica dei conflitti in corso, nel quale un ruolo importante ha avuto proprio l’incendio divampato proprio a Sarajevo cento anni fa.

 

 

 

 

 

Ma prenderemo in esame anche la radicale contestazione della logica della guerra che paradossalmente caratterizza il Novecento e che ha condotto a sviluppi teologici di estremo interesse. Pensiamo soltanto al magistero di Giovanni Paolo II, così personalmente legato alla Bosnia. Il nostro incontro parlerà anche di riconciliazione. E a questo proposito mi pare estremamente significativo il luogo che ci accoglie.

 

 

 

 

 

Il centro scolastico cattolico Sveti Josip, diretto da Mons. Ivica Mršo, è infatti la più importante realtà educativa interetnica della capitale bosniaca, sia a livello di studenti che di professori. Fu aperto già durante la guerra, una pazzia di cui si vede ora la lungimirante saggezza. E per noi un onore essere qui.

 

 

 

 

 

Una parola infine riguardo il metodo: Oasis poggia unicamente sulle persone che ne fanno parte e che, a partire da diverse specializzazioni e provenienze geografiche, culturali e religiose, condividono uno stesso interesse per la conoscenza e l’incontro tra cristiani e musulmani.

 

 

 

 

 

Questa amicizia a carattere transdisciplinare si traduce poi anche in indagini, pubblicazioni, presentazioni, secondo gli assi della ricerca e della comunicazione. L’incontro annuale insomma non è un convegno nel senso abituale del termine: prevede strutturalmente l’intrecciarsi delle dimensioni della ricerca scientifica e della testimonianza, lungo i lavori e anche durante i momenti conviviali, che vi invito a sfruttare quanto più possibile. Ci pare che questo doppio registro sia la forza di Oasis e anche il suo interesse, ma naturalmente esso richiede a ciascuno di confrontarsi con lingue e modi argomentativi che possono risultare insoliti. Occorrerà insomma fare uno sforzo di ascolto. Ma siamo certi che questa fatica sarà ampiamente ripagata. Buon incontro.

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