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Religione e società

Spagna, dall’11 Marzo 2003 ad oggi

Spagna: dagli attentati di marzo 2003 a oggi

Ultimo aggiornamento: 13/02/2018 12:35:34

Se dovessi riassumere ciò che provò la maggior parte degli spagnoli a mano a mano che arrivavano le notizie della strage dell' 11 marzo 2003 (quando scoppiarono varie bombe nei treni che portavano i lavoratori a Madrid dai paesi e quartieri della periferia), direi che dominò la perplessità. Non pensavamo che potesse accadere una cosa così. Poi, dalle dichiarazioni di coloro che governavano allora la Spagna - i "popolari", chiamati in questo modo in un ignorato ricordo di Don Sturzo - siamo giunti a capire che neanche loro pensavano che sarebbe potuto accadere. Alcuni specialisti del corpo di sicurezza dello Stato lo segnalavano già da tempo. Tuttavia non si erano prese precauzioni per far fronte a ciò che nessuno pensava possibile.

 

 

L'ETA (l'organizzazione terroristica del nazionalismo basco) era indebolita e si guardavano come cosa lontana, se non curiosa e perfino divertente, i commenti che non pochi immigranti musulmani solevano fare: in maniera aperta e chiara dicevano che, alla fine, per mezzo delle nascite e delle elezioni politiche, avrebbero riconquistato il territorio di al-Andalus, persa ingiustamente nel 1492. Nessuno immaginava che questa "Contro-Riconquista" sarebbe ricominciata così presto e in un simile modo. Non avevamo paura. Servì solamente - ad alcuni - per acquisire consapevolezza che ciò che noi spagnoli conoscevamo come una Riconquista, terminata nel 1492, della Spagna invasa dai musulmani nel VIII secolo, loro la consideravano come una crociata cristiana che strappò loro un territorio (al-Andalus, "Spagna" in arabo). Durante le prime ore del 11 marzo 2003, si diede per certo che fosse un'attentato dell'ETA.

 

 

Successivamente si seppe che non lo era, che si trattava di fondamentalisti islamici, e si cominciò a sapere che, in Spagna e nel Magreb più vicino (Marocco), la maggior parte dei musulmani - si parlò di poco meno del settanta per cento - appoggiava l'accaduto. La prima reazione che si registrò fu uno dei fatti più insoliti e significativi della cultura di tradizione romano-cristiana nella sua fase attuale: attraverso i messaggi del cellulare, circolò la notizia che i governanti "popolari" avevano mentito incolpando l'ETA, e che bisognava punirli alle urne. Intervennero anche i responsabili del più importante gruppo editoriale, il gruppo PRISA, nutrito da persone di formazione cattolica e dal passato (a volte) fascista, però orientate verso il laicismo, soprattutto tra il 1968 e il 1975. Ciò accadeva il giorno prima delle elezioni generali, ovvero il giorno in cui è proibito fare propaganda politica. Il Governo perse le elezioni e non si esitò ad attribuirlo a ciò che venne chiamato timidamente - "golpe mediatico".

 

 

Oggi. Un anno e mezzo dopo la situazione è questa: 1. Si conoscono gli artefici dell'attentato, ma si sa anche che erano incapaci di organizzarlo come lo organizzarono. 2. I governanti non permettono che si pubblichino le scoperte su piste diverse fatte dagli investigatori ufficiali dell'attentato e che implicano spagnoli che non hanno a che fare con l'Islam. 3. Gli spagnoli si stanno accorgendo di queste piste solo perché, a poco a poco, le sta scoprendo un giornale dell'opposizione, di orientamento di centro e laicista, El Mundo. In questo giornale si stanno pubblicando i documenti che riescono a filtrare dalla polizia, si suppone comprandoli o sfruttando l'indignazione dei professionisti dei corpi di sicurezza, che si vedono zittiti dal Governo. 4. A volte, quando appaiono questi documenti, qualche giudice fa il gesto di prendere in considerazione la denuncia. Però non va mai oltre questo. 5. Neanche i dirigenti del Partito Popolare esigono che si chiarisca l'accaduto (per lo meno non lo fanno in modo tale, semplicemente, da essere sentiti). Alcuni amici del PP hanno spiegato che nello stesso PP si preferisce dimenticare la vicenda e affrontare il futuro.

 

 

Ci sono, per lo meno, tre possibili ragioni: (i) sono convinti che la maggior parte degli spagnoli preferisce guardare al futuro e dimenticare; (ii) non bisogna dimenticare che l' 11 marzo fu una prova del fatto che nel Governo di Aznar non si erano prese le precauzioni necessarie per evitare l'attentato e (iii) non si considera, neanche per sogno, la possibilità di riconoscere anche pubblicamente la sconfitta, a patto che si getti luce sui fatti.

 

 

6. Neppure il resto degli spagnoli protesta. 7. Neppure i familiari delle vittime protestano per conoscere tutta la verità. Per lo meno, non li si sente. 8. Intendiamoci: reclamare, ciò che si dice reclamare, non reclama nessuno. Nessuno. 9. Di tanto in tanto su qualche giornale viene rivelato che in alcune moschee spagnole si predica qualcosa che assomiglia alla guerra santa - incluso la "Contro-Rinconquista" di al-Andalus ma non succede nulla. 10. Gli immigrati musulmani - preoccupati inizialmente del rifiuto che si profilò (e solamente si profilò) nei loro confronti con l'attentato - si sono tranquillizzati. Molti di loro sono organizzati in associazioni - una specie di sindacati etnici - i cui dirigenti hanno ripreso la tattica - abituale fino all'11 marzo 2003 - di esigere per sé i diritti che la legislazione spagnola riconosce a tutte le persone. 11. Nessuno si preoccupa di dire loro perché, in Spagna, esiste questo concetto di persona, né quello che ci si aspetta da loro in futuro, quando saranno cittadini spagnoli, né quello che si desidererebbe da loro ora, nel presente, quando agli spagnoli non vengono riconosciuti questi stessi diritti nei loro paesi d'origine. 12. Non pochi imprenditori, se possono, li sfruttano. 13. Sono poche le chiese in cui si parla di queste cose. 14. Sono anche poche le chiese dove esiste un programma realmente operativo per occuparsi degli immigrati del quartiere: non solo dei musulmani, ma neanche dei cattolici provenienti dai paesi dell'America ispana. 15. Anche non pochi di questi ultimi vengono sfruttati. 16. Molti di loro non restano a guardare. Abbiamo organizzazioni mafiose rumene, marocchine e latino-americane di particolare virulenza. 17. Il silenzio che si percepisce nelle chiese ha dato origine a questa singolare dinamica: i governanti stanno proponendo di chiamare "matrimonio" l'unione omosessuale, di negare valore accademico all'insegnamento della Religione, annunciano che bisognerà rivedere la posizione economica della Chiesae i cattolici più attivi, inclusi molti vescovi, si difendono. Solo si difendono. 18. A volte si convoca una manifestazione di protesta, che con una certa facilità può raggiungere grandi numeri, ma nulla di più. Una volta lasciata sfogare la protesta, torna il silenzio e l'atteggiamento difensivo diviene passività. 19. Le eccezioni a questa diagnosi sono moltissime. Tuttavia questa è la diagnosi, a parer mio.

 

 

La Spagna è, oggi come oggi, un paese culturalmente inerme, chiunque sia a lamentarsene.

 

 

Per una possibile terapia.

 

 

Ho discusso questa diagnosi con il teologo Javier Prades, anch'egli legato ad Oasis, e - senza renderlo responsabile di ciò che segue - una delle radici che percepiamo, per capire ciò che succede, è questa: 1. Dietro il fatto che nessuno voglia che s'indaghi e si sappia l'accaduto c'è un rifiuto cosciente o incosciente di affrontare la realtà. 2. Rinunciare a conoscere una realtà amara come quella dell'11 marzo è da porre in relazione con la convinzione che conoscere questa realtà metterebbe in pericolo la nostra tranquillità. Si pensi, per esempio, se fossero verificate le ipotesi che pongono la radice dell'attentato in Marocco, in Francia o addirittura nella Spagna ufficiale. 3. Ciò presuppone che la realtà del presente è, per molti spagnoli, così piacevole che vale la pena sacrificare la verità. 4. Un piacere presente che invita a zittire la responsabilità per il passato è difficile che non sia in relazione, nel nostro caso, con il "consumismo edonista", sia questo in forma leggera o particolarmente intensa. C'è di tutto. 5. Il consumismo edonista, teorizzato o esistenziale, è una forma di nichilismo: un "nichilismo gaio" come ricorda Javier Prades. 6. Bisogna ammettere, pertanto, che questo nichilismo gaio si è imposto tra la maggior parte degli spagnoli, per lo meno di quelli situati a partire dalla classe medio-bassa fino al vertice della piramide sociale: ovvero in quasi tutti, inclusa l'immensa maggioranza dei battezzati. 7. Tuttavia non è estraneo a questo consumismo l'impiego dei media e, molto concretamente, quello dei telefoni cellulari nella mobilitazione contro il PP nella notte tra il 13 e il 14 marzo 2003. Si scopre così una manifestazione insolita della capacità sovversiva pratica che, paradossalmente, risiede nelle nuove tecnologie diffuse come oggetti dello shopping più divertente.

 

 

Oltre all'azione dei responsabili del gruppo PRISA, ciò che accadde quella notte fu, in gran parte, un immenso scambio di SMS, per comunicare l'invito a protestare pubblicamente davanti alle sedi del PP. Tra i giovani si è creato un nuovo linguaggio scritto - rudimentale e denso di abbreviazioni e di usi fonetici dell'ortografia - che permette loro di comunicare a basso costo e con grande rapidità, da cellulare a cellulare. 8. Di quest'ultimo aspetto (osservato da qualche giornalista) non ha preso coscienza quasi nessuno. Si è vista la capacità distruttiva nell'attentato islamista, però non la capacità mobilizzatrice di una tecnologia che neppure controllano coloro che controllano i media. Pertanto, ci sono più ragioni perché un popolo che si mostra inerme si senta inerme. (Se si mostrasse, al contrario, disposto a "far la parte del leone" come si dice colloquialmente - dovremmo piuttosto considerarci molto ben armati). 9. Però non è così, e il fatto è che l'incapacità o la passività di noi spagnoli che non vogliamo stare in una situazione di nichilismo gaio ha delle conseguenze politiche - perché lascia l'iniziativa ai governanti, che oggi non seguono un orientamento propriamente cattolico-, conseguenze culturali- perché, nel campo della cultura, hanno l'iniziativa coloro che appoggiano la mentalità dominante -, e conseguenze sociali, perché a stento riusciamo a penetrare tra gli indigenti di oggi, che sono - tra gli altri - gli immigrati. 10. Per attenuare la nostra responsabilità dinnanzi a queste conseguenze politiche e culturali, c'è da dire che in Spagna c'è libertà di espressione e di stampa, però si dà il caso che gli imprenditori dei media non permettano di rendere pubbliche le posizioni espressamente cattoliche. In alcuni (tra i quali molti cattolici), sussiste lo stantio pudore spagnolo dinnanzi alla manifestazione della fede, mentre chi non ha questo pudore o lo supera, non viene ascoltato, perché non lo si può ascoltare: non gli si lascia spazio nei media di maggior diffusione. 11. Dinnanzi a questa situazione ci manca inventiva e decisione. 12. Quasi nessuno si adopera per coinvolgere in questo compito -lavorando gomito a gomito - i molti immigrati cattolici impegnati o i musulmani moderati e con capacità di influenza tra gli altri immigrati. 13. Tra i dirigenti musulmani (principalmente ulema o leader delle associazioni di difesa dei loro interessi), ciò che si sente è al più una retorica di moderazione che non ha alcuna conseguenza pratica se non ciò che rientra nei loro scopi. Costoro predicano, nel migliore dei casi, un rifiuto del cristianesimo che facilmente si trasforma in odio e altri agiscono come veri sindacalisti, che informano i loro compatrioti dei diritti che l'ordinamento legale spagnolo riconosce loro, non appena messo piede in Spagna. 14. Dagli immigrati latino - americani (per lo più di formazione cattolica), c'è poco da sperare. La maggior parte va assimilando il consumismo edonista che si offre a portata di mano, e tra molte altre cose, la contraccezione. Si aggiungono, quindi, al suicidio demografico dell'Europa (e della cultura cristiana europea). 15. Stando così le cose, si calcola che nel 2004 si siano convertiti all'Islam seimila spagnoli. 16. Tuttavia, non manca chi continua a ricordare che il Signore della Storia non ha smesso di essere il signore della storia.

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