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Consigli di lettura

Suzanne Taha Hussein, Avec toi. De la France à l’Egypte: «un extraordinaire amour» Suzanne et Taha Hussein

Suzanne Taha Hussein, Avec toi. De la France à l’Egypte: «un extraordinaire amour» Suzanne et Taha Hussein (1915-1973), Le Cerf, Paris 2011

Alla scomparsa del marito, il grande scrittore egiziano Taha Hussein, Suzanne Taha Hussein, che all’epoca aveva ottant’anni, iniziò a redigere le sue memorie. Le edizioni Cerf ne propongono ora la versione originale intitolata Avec toi, mentre la traduzione araba Ma‘ak è apparsa qualche anno fa nelle edizioni al-Ma‘arif. Arricchito della prefazione della figlia Amina Taha Hussein, il volume narra la storia dell’incontro di due persone i cui destini non avrebbero mai dovuto incrociarsi e tantomeno unirsi per percorrere pazientemente e fedelmente un così lungo percorso insieme. Un percorso ricco di gioie ma anche irto di difficoltà. I due sposi non avevano nulla in comune, ma condivisero tutto, legati dall’affetto reciproco e dall’amore incondizionato per l’Egitto.

 

 

Tutto in questa storia ha dello straordinario. In primo luogo il loro incontro: borsista a Parigi, Taha, giovane studente cieco, cerca una lettrice. Il destino gli manda una giovane donna rifugiata a Montpellier a causa della guerra. Da semplice lettrice, la giovane donna assume la funzione di segretaria personale, scrivendogli i compiti d’esame e assistendolo nella tesi. Il ricordo del loro primo incontro segnò Taha con un’intuizione che doveva realizzarsi molto velocemente, riassunta in questa frase premonitrice: «Era il 12 maggio 1915, a Montpellier, tra le 6 e le 7 di sera e tra due temporali […]. Questa visita l’attendevo […], questo è il giorno più felice della mia esistenza». Col tempo, Suzanne diventerà non soltanto un’assistente assidua ed efficiente, ma anche e soprattutto una compagna di viaggio fedele, attenta e riservata, indispensabile e infallibile sostegno in una vita di lotte, spesso dolorose, di un uomo precursore del suo tempo.

 

 

Dopo brillanti studi in Francia, Taha Hussein rientrò in patria, dove iniziò una carriera d’intellettuale e di educatore. Incoraggiato dal sostegno incrollabile della moglie, prese a riformare la società egiziana in particolare nell’ambito più delicato e cruciale: l’istruzione. Nel 1942 fondò l’università di Alessandria, guidò brillantemente il ministero dell’educazione nazionale dove lasciò l’impronta indelebile della sua azione soprattutto in favore della revisione e modernizzazione del sistema scolastico, nella lotta perenne contro le disparità sociali e in ciò che gli stava più a cuore, sradicare la piaga della discriminazione contro le donne. Incarnò l’Islam dei lumi nella battaglia per l’accesso del suo popolo e, in particolare della frangia femminile, all’istruzione e all’emancipazione, per strapparla all’oscurantismo religioso e sociale. Il suo obiettivo era insomma quello di coniugare intelligentemente e pacificamente tradizione e modernità.

 

 

Sia nei piccoli aneddoti che raccontano la loro vita famigliare quotidiana, sia nei meandri dei grandi avvenimenti storici, spicca il ritratto originale di Taha Hussein. Egli rivela una personalità complessa, geniale, unica, i cui tratti più caratteristici furono il coraggio, la tenacia, la fede ma anche il rispetto per gli altri, l’attaccamento viscerale al suo paese, l’apertura mentale, la generosità e la curiosità per il mondo. Qualità preziose che lo guideranno in tutto il suo percorso come ultime armi contro il suo pessimismo innato, impersonato dal suo idolo Abû al-‘Alâ’ al-Ma‘arrî, grande poeta arabo del XI secolo, cieco, noto oltre che per il suo talento per la sua visione cupa dell’esistenza e del mondo. Ad al-Ma‘arrî Taha Hussein dedicò una brillante tesi di dottorato, ritrovandosi pienamente nei tormenti delle sue preoccupazioni esistenziali. Colui che in un saggio intitolato De loin, riecheggiando il suo idolo scriveva: «Detesto la mia persona intensamente e insieme ad essa odio la vita. In ogni cosa non vedo altro che del male, mi rattristo per tutto, disprezzo tutto» fu senza dubbio convertito dalla presenza al suo fianco di questa donna che riuscì, con la sua compagnia continua, fedele, riservata e sincera, nell’impresa di riconciliarlo in primo luogo con se stesso e la sua storia.

 

 

Dalla narrazione traspare una ricchezza della vita sociale e culturale del Paese del Nilo quasi stupefacente. L’Egitto si ergeva allora come punto focale, crocevia di incontri e scambi culturali intensi tra le due sponde del Mediterraneo. Nella casa degli Hussein si susseguivano personaggi storici come Gide, Cocteau, Tagore, Senghor, La Pira, Massignon, Anawati, solo per citarne alcuni. Tutti coinvolti in uno sforzo, genuino e sincero, di conoscenza e dialogo interreligioso per favorire la conoscenza tra i popoli e le culture, tutti mossi dal fascino e da una sana curiosità verso l’Altro.

 

 

Ed è in questo che il libro costituisce una testimonianza rara e dunque preziosa, poiché ripercorrendo il filo della loro vita comune, e al di là della loro storia personale, l’autrice lascia trasparire in filigrana un’intera fetta della storia sociale, intellettuale e dello sviluppo politico del suo Paese d’adozione. Un viaggio nello spazio che ci fa rivivere gli alti e bassi del movimento nazionalista egiziano e i conflitti regionali che purtroppo non erano che all’inizio. Un resoconto minuzioso, ornato di dettagli edificanti e rivelatori intorno a molti personaggi contemporanei e ad eventi che hanno fatto storia.

 

Taha e Suzanne condivisero tutto: dagli onori per il riconoscimento del genio di Taha da parte dei suoi pari, alle gratificazioni accademiche e politiche di una carriera ricca e folgorante. Ma più ancora, i momenti tragici di rifiuto e d’incomprensione davanti a questa vena liberale ed emancipatrice non da tutti accettata e che culminarono nel linciaggio mediatico e nei complotti orditi dai molti nemici di Taha, a cui sfuggivano le sottigliezze della politica riformatrice avanguardista.

 

 

Il rapporto speciale che legava il grande scrittore egiziano, che incarnò la corrente riformista musulmana del XX secolo, e la giovane borghese cristiana smentisce quanti predicano l’impossibilità per le culture occidentale e orientale di incontrarsi, rispettarsi e condividere un cammino insieme. Nonostante o grazie alle loro differenze, i due sposi formarono una coppia complementare e unita, condividendo le piccole preoccupazioni di una vita quotidiana ma anche i grandi disegni di uno straordinario destino comune.

 

 

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