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Religione e società

Una giusta chiave nelle relazioni tra musulmani e cristiani

Stratford Caldecott

La recente lettera indirizzata ai leader cristiani, Una Parola comune tra noi e voi, è stata generalmente ben accolta in Inghilterra, benché alcuni critici inevitabilmente abbiano lamentato che questo testo sorvoli su importanti e inconciliabili differenze tra l'Islam e il Cristianesimo. La lettera individua le basi comuni tra il Corano, la Torah e il Nuovo Testamento nel grande comandamento dell'amore verso Dio e verso il prossimo.

 

 

Il noto teologo, prof. David Ford dell'università di Cambridge, ritiene che «questa storica dichiarazione fornisce una giusta chiave per le relazioni tra Musulmani e Cristiani nel ventunesimo secolo. Questo è ciò che ci manca dall'11 settembre. L'estremamente impressionante lista di firmatari da tutte le principali tradizioni e paesi musulmani ha prodotto una dichiarazione forte e chiara dell'amore verso Dio e verso il prossimo. La lettera è ricca e profonda, e si dirige al cuore della fede musulmana come è espressa nel Corano. Inoltre va al cuore dell'insegnamento di Gesù nel Nuovo Testamento». Questa risposta termina con le seguenti parole: «Penso che la maggior parte delle persone abbia desiderato fortemente una dichiarazione come questa. Il suo valore non sta nell'offrire qualcosa di nuovo, ma nel fatto che compie così saggiamente una selezione tra le ricchezze di entrambi i testi sacri e la offre in un modo molto pertinente alla situazione attuale. Mi trovo profondamente commosso dalla sua visione di ciò che chiama 'il costante e vivo amore di Dio che abbraccia ogni cosa', e 'la necessità e la suprema importanza dell'amore- e compassione- verso il prossimo', e del suo interesse non solo per quella metà della popolazione mondiale che è formata da musulmani e cristiani, ma anche per ogni altra singola persona e per la totalità della Creazione».

 

 

I giornali inglesi hanno riassunto la risposta dei leader cristiani come un «benvenuto». Molti di loro hanno manifestato la speranza che «una comune dichiarazione da parte di studiosi musulmani moderati così importanti possa cambiare l'atmosfera, rendendo più difficile l'attecchire del terrorismo e dell'estremismo». L'Arcivescovo di Canterbury ha affermato che «le basi teologiche della lettera e il suo richiamo al rispetto reciproco, alla lealtà, alla giustizia e alla bontà verso il prossimo, sono indicative del tipo di relazioni che desideriamo fortemente in tutte le parti del mondo, specialmente dove cristiani e musulmani vivono assieme», aggiungendo un appello alla reciprocità: «particolarmente importante nel messaggio è la sottolineatura circa la necessità di rispettare le minoranze in contesti dove l'Islam o il Cristianesimo sono la presenza maggioritaria». L'Arcivescovo è d'accordo che i comuni fondamenti scritturali per ebrei, cristiani e musulmani potrebbero potenzialmente costituire le basi della giustizia e della pace nel mondo. «Il richiamo dovrebbe essere accolto ora da cristiani e musulmani a tutti i livelli e in tutti i paesi, e io mi sforzerò, sia in questo paese sia a livello internazionale, di fare la mia parte nel lavorare per la giustizia che questa lettera proclama come nostro obiettivo comune».

 

 

Tra la gente comune, la risposta dei cristiani non è stata così positiva. Ho sentito parecchie persone contestare persino l'implicazione del messaggio che cristiani e musulmani venerino lo stesso Dio. Le divergenze teologiche non scompariranno mai. Le differenze culturali rimangono. La speranza che il messaggio infonde è che tali tensioni possano almeno essere discusse in un contesto di comune dedizione alla carità. Sembra che, qualsiasi critica possano muovere al discorso di Ratisbona di Papa Benedetto, questi leader e studiosi musulmani abbiano ancora una volta risposto in modo costruttivo, trovando un terreno unitario sul piano della comune condizione umana di fronte a Dio. Ci sono molti musulmani che stanno cercando, come molti cristiani ed ebrei, di difendere la fede nel sacro contro l'onda montante del secolarismo profano, di impedire la distruzione del mondo naturale che Dio ci ha affidato, e di vivere conformemente alla volontà di Dio, secondo le rispettive specificità. Questo messaggio può solo averli aiutati in questa direzione.

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